Lamore (4)

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Francesca.

Menato si stava dirigendo verso la stanza di Alida, si sentiva molto sicuro di sé, così sicuro che le avrebbe anche rivelato i suoi sentimenti. Aveva sotto il braccio la rivista, e non gli importava più delle parole da dirle, qualcosa mi verrà in mente, pensò.

Era felice, e lo sarebbe stato ancora di più quando l’avrebbe vista, e dopo averle parlato. 

L’amava e lui credeva di aver dato finalmente un senso alla sua vita, lo teneva vivo questo suo amore per lei. Il nostro Menato era innamorato, pensava come un innamorato, scriveva come un innamorato, parlava come un innamorato, dormiva e sembrava un angelo.

Si era portato un libro di scuola, i suoi compagni stavano studiando Petrarca e lui non voleva essere da meno, anche lì, senza professori, voleva imparare.

Leggeva dal Canzoniere e il suo corpo bruciava del fuoco dell’amore, leggeva i versi di Laura e provava quasi un orgasmo, stava troppo bene, stava bene come un innamorato.

Aveva preso l’abitudine, la sera prima di addormentarsi, di scrivere poesie dai versi languidi, quasi imbarazzanti, tutti dedicati a lei. Per Alida, Scritto per Alida, Canzone per Alida, I miei versi per Alida erano soltanto alcuni titoli delle sue poesie di dubbio gusto. Un verso l’avrebbe ricordato a lungo: “Saltella il mio caffè”.

Chissà che cosa significava? Prima del ricovero beveva tantissimi caffè che sulla sua schiena comparvero delle macchie. Forse era per quel motivo. Non se lo ricorda.

Una sera le avrebbe fatto leggere i suoi scritti e insieme avrebbero letto anche Petrarca con lo spirito di due amanti, ma in quel momento pensava soltanto che doveva andare da lei. Il resto veniva dopo.

Era sulla porta della camera di Alida, si arrestò un attimo perché da quella stanza udiva le voci della dottoressa e di un uomo che doveva essere il padre della sua amata. 

I tre uscirono dalla stanza e Alida sorrideva e non badava a Menato che era vicino a loro. Lei indossava un giubbotto bianco e si preparava ad uscire. Le porte si aprirono per qualche secondo e Alida e il padre si allontanarono. Menato li stava guardando, poi l’ascensore arrivò e i due lasciarono l’undicesimo piano. Gli prese una fitta al petto e non pensò più a niente.

« Vieni con me Menato, dobbiamo fare quattro chiacchiere » gli disse la dottoressa che si trovava dietro di lui.

« Mi scusi, ma Alida poi ritorna? E’ uscita in giardino con suo padre, giusto? Fra poco si cena. Poi viene ancora. Non è così? » chiese quasi preoccupato

« No »

« Come sarebbe a dire? »

« E’ stata dimessa e suo padre è venuto a prenderla. Ti stupisce? »

Menato non rispose, guardava fisso verso l’ ascensore.

« Vogliamo andare? » chiese la dottoressa

Menato la seguì e gli parve di perdere i sensi.

Era la prima volta che entrava nello studio della dottoressa. Mentre si sedeva un pensiero lo tranquillizzò: sono certo che non mi ha voluto dire la verità, hanno in mente qualcosa per me. Forse si è nascosta, ha finto di chiamare l’ascensore. Da qualche parte per l’ospedale la troverò. Oppure è ancora giù in giardino e non è venuta per la cena perché ha preferito mangiare insieme a suo padre.

Si riprese subito e sorrise alla dottoressa come a dirle che aveva intuito il loro gioco.

La dottoressa gli chiese perché rifiutava le visite dei familiari. Menato di questa conversazione ricorda solo

di aver parlato di uno zio a cui era molto legato e che era ancora molto piccolo quando morì. Si era commosso e la sua psichiatra gli aveva passato un fazzoletto perché si asciugasse le lacrime.

Verso sera scriveva sdraiato sul letto una poesia. E ascoltò una ragazza entrare nella sua stanza commentando dei versi del canto quinto dell’Inferno di Dante.

La ragazza vide Menato e gli disse che aveva l’aria intelligente. Stava studiando Paolo e Francesca e gli chiese se conosceva la storia, se l’aiutava perché presto sarebbe stata interrogata. Si trattava forse di una scusa, probabilmente il reale motivo era quello di conoscere il nuovo ospite. Per lei non era il primo ricovero.

« Sai che mi chiamo anch’io Francesca? »

« Davvero? E ti piace la storia dei due innamorati? »

« Se non dovessi studiarlo per la scuola ti direi di sì.»

Menato le sorrise.

Sorrise e pensò ancora una volta ad Alida. Era tardi e fra poco avrebbe salutato la nuova conoscenza per coricarsi. Il vortice d’amore stava avvolgendo anche lui ma nessuna mano avrebbe stretto la sua.

Ormai è tardi, suo padre l’avrà già riportata nella sua stanza. Forse è stato mentre parlavo  con Francesca.

Non si era accorto che mentre pensava, Francesca era già uscita da camera sua e al suo posto c’era Mara che gli riportava un suo Cd. Con lei era venuta anche sua madre.

« Grazie Menato per il Cd. Te l’abbiamo preso senza chiedertelo, ma volevo che Mara ascoltasse una delle canzoni del tuo album » disse la madre

« Non fa niente, non preoccuparti » le rispose gentilmente Menato

« Abbiamo trovato una tua poesia sul comodino, grazie per avercela portata. Mara era molto contenta, ci è piaciuta, vero? » e si rivolse alla figlia.

« Sì… » riuscì a dire Mara.

« Ma digli qualcosa di più, Mara! »

« Eh! »

« Oggi fa così, non vuole parlare. Allora ti salutiamo, noi andiamo a dormire. Buona notte Menato »

Mara avrebbe voluto restare ma la madre la portò via con sé.

« Buona notte Mara ». Menato, così dicendo, agitò la mano in segno di saluto.