lamore (9)

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Il mattino dopo si svegliò carico di rabbia.

Non urlava più, solo qualche bestemmia detta sottovoce. Digrignò i denti ma il suo odio sfociò nel pianto. Non gridò più, si arrese all’evidente sconfitta e i suoi lamenti diventarono richieste di pietà e di soccorso.
« Aiuto, chiamate i carabinieri, mamma, papà aiutatemi, aiuto… ».
La dottoressa entrò e si chinò verso Menato.
« Ti chiamo la mia collega, aspetta, e stai calmo »
La luce fu accesa e lentamente si avvicinò la dottoressa che l’aveva legato.
« Sei più tranquillo ora? » gli chiese
Menato le rispose con un sorriso.
« Non sono cattiva. L’altra volta, avevamo persino cantato insieme »
(Si riferisce a un episodio che non è stato riportato. Menato era seduto per terra vicino alla sua stanza e cantava con una infermiera. La dottoressa si era fermata per qualche secondo e aveva duettato con lui.)
Menato ricordò quel pomeriggio.
« Mi dispiace di aver cercato di sputarle addosso »
« Non preoccuparti »
« Mi libera ora? »
Annuì e con una chiave particolare lo liberò.Lei e la sua collega aiutarono Menato ad alzarsi dal letto.
Erano passati tre giorni dal suo contenimento.

Atto secondo
1. Mamma e papà

Menato ridacchiò perché non riusciva a reggersi in piedi. Faceva pochi passi e aveva subito bisogno di ag-grapparsi da qualche parte per non cadere. Entrò nella sua stanza la madre di Mara e lo abbracciò: « Ce l’hai fatta! » urlò contenta stringendolo a sé.
Menato uscì dalla camera con fatica senza sapere di essere aspettato da un uomo non molto alto sui qua-rant’anni, supponeva Menato, calvo e di corporatura robusta, si diresse verso di lui. L’uomo lo aiutò a cam-minare e lo portò nella stazza degli ECG.
Non era permesso ai degenti di entrare. Menato era sempre stato incuriosito da quella stanza, più volte mentre si apriva la porta, perché un medico usciva, si avvicinava per guardare che cosa ci fosse in quello stu-dio.
Ricorda solo di aver visto un computer.
« Ti chiami Menato? » disse guardandosi attorno co-me per rassicurarsi che fossero soli.
"Sì sono io, e lei chi è? » rispose Menato con un sus-sulto al cuore
« Ti abbiamo ripreso mentre eri legato. Sto dirigen-do un nuovo film. Sono Bernardo Bertolucci, il regista. Mi hai mai sentito nominare? »
« Sì! Sì! Ho visto Piccolo Buddha.»
« Ecco, bravo, sono io. Ti voglio come attore nel mio nuovo film. Hai recitato senza sapere che ti filma-vamo, ma il risultato è sorprendente. Ti voglio nel cast.»
Menato tremava.
« Sarò io a venire da te , tu non cercarmi »
« Posso fare il suo aiuto regista? »
« Sì, sì tutto quello che vuoi. Ma ricordati di non cercarmi, verrò io da te »
Menato era tutto eccitato della possibilità che aveva avuto. Scordò le sofferenze dei giorni precedenti e manifestò il desiderio di vedere i suoi genitori.
Con loro uscì in giardino. Era ormai dal primo giorno del suo ricovero che non andava fuori, come avrebbero detto i suoi, « a prendere una boccata d’aria » o a « ossigenarsi ».
Aveva voglia di correre, ma cascò perdendo l’ equilibrio mentre cercava di raggiungere un albero.
« Non mi sono fatto niente » rise tranquillizzando i genitori.
A loro aveva detto dell’incontro con Bertolucci. Suo padre gli fece capire con molta sensibilità che si trattava di una allucinazione, di un sogno, o più semplicemente di uno scherzo. Non volevano che Menato si irritasse.
« Hanno nascosto una telecamera in camera  mia, anche in questo momento mi stanno filmando. Dovete credermi »

« Ma noi non dubitiamo di te » lo tranquillizzò la madre

 Aveva visto i suoi fratelli. Era da molto tempo che non aveva più loro notizie. Notò con una certa amarezza che Mattia, il più piccolo, era cresciuto d’altezza e aveva superato il suo primato di un metro e sessantacinque. Sarà stato alto almeno un metro e settanta. In compenso Menato era dimagrito molto.

Sapeva che Bertolucci era comunista, o forse glielo avevano detto, e nel comunismo ci credeva anche lui.

Pensava che una volta uscito dall’ospedale avrebbe potuto dimostrare le sue doti, prima nella regia e nella recitazione, poi avrebbe voluto scrivere un libro, entrare in politica per esempio, magari nella sinistra giovanile , come aveva promesso alla mamma di Mimma. La dottoressa, probabilmente preoccupata di questo nuovo stato di salute, chiese a Menato se la storia di Bertolucci fosse vera.

Andò a finire che dovette ingoiare un pastiglione. Quel pomeriggio subì le conseguenze: stanchezza e confusione per tutto il pomeriggio. Si sentiva strano, i suoi occhi vedevano le persone sfocate e aveva delle allucinazioni sonore.

Trovò perfino insopportabile la compagnia del cugi-no di Francesca che ogni giorno veniva a trovarla e che si intratteneva con lui in discussioni musicali.

Si stese sul letto per riposare, senza ricercare le cause di questo improvviso malessere nel  farmaco che qualche ora prima aveva preso.