Lamore (12)

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4. Nuovi incontri.



In una mattina di novembre arrivò un altro degente, un bambino di otto anni che si chiamava Tommaso. Presto diventò amico di Menato che si trovava molto bene anche con i più piccoli.

Più volte lo trovò legato con sua madre accanto e la dottoressa che sorrideva al bambino urlante, sembrava quasi che godesse della condizione del piccolo Tommaso: « Fai il bravo, vengo subito », altro sorriso. Tutto questo suscitò in Menato una profonda irritazione.

Come si poteva contenere un bambino così piccolo, indifeso e senza possibilità di reagire  e di ribellarsi?

Tommy si muoveva da tutte le parti, urlava come un bimbo capriccioso che non vuole prendere la medicina, « Aiuto! Slegatemi! » e piangeva mentre voleva far sentire la sua voce bianca che sapeva arrivare a qualunque timpano.

La dottoressa aveva aperto le porte con la scheda che inseriva in un dispositivo che regolava le entrate e le uscite dei medici.

Menato la vide allontanarsi e su richiesta di Tommaso cercò di liberarlo, ma la madre gli disse di lasciar stare.

« Vai a cercare la dottoressa ti prego! Dille di liberarmi » supplicò il bambino.

Menato uscì dalla stanza, ma era cosciente che poteva soltanto aspettare che la dottoressa ritornasse.

Tommy fu legato una seconda volta e Menato gli era vicino nuovamente, indignato da questo sopruso. Gli dava la mano e Tommaso si sentiva più tranquillo anche se frignava come qualsiasi suo coetaneo avrebbe fatto in quello stato.

Il padre del bambino gli regalò la piantina di Monza, quasi per sdebitarsi della compagnia che aveva offerto al figlio in quei frangenti.

Sua madre era ragioniere e chissà perché Menato le cantò una canzone che insultava quella classe lavorativa.

Aveva scritto una poesia che piacque tanto sia a Tommaso che ai suoi genitori.

« Potresti pubblicarla per il nostro giornale di Padova. E’ molto bella » gli disse la madre.

Dopo qualche giorno Tommaso poteva ritornare a casa. Prima di andarsene chiese al nuovo amico il suo indirizzo.

« Così potremo scriverci quando anche tu uscirai da qui » gli disse Tommy

« Quando tornerò a casa, ti scriverò subito e ti manderò un messaggino con gli auguri di Natale »

"E io ti inviterò a casa mia!"

Tommy rappresentò un breve ma significativo incontro per Menato.

Un pomeriggio, presume il nostro degente, fece la conoscenza di Greg che si trovò subito bene con Sarah. Menato credeva che si conoscessero di già, che fossero amici, o parenti e che lui fosse in quel posto solo per non lasciarla da sola, per aiutarla ad ambientarsi.

Pure Greg giocava ai quiz che proponeva il padre di Sarah.

Una volta con una bottiglietta giocarono tutti e quanti a calcio per il corridoio: Menato e Sofia contro Greg e Sarah.

Greg dormiva in camera con Menato che di mattina lo infastidiva mentre continuava a muoversi per il letto, sveglio da almeno mezz’ora. Lo invitava perciò ad abbandonare la stanza o a stare fermo.

Di sera invece i quattro ragazzi si riunivano in camera e si dicevano perché erano finiti a Monza. Menato raccontava che era all’ospedale per una visita allergologica e all’improvviso era scappato e si era ritrovato in chiesa. Aveva tentato di suonare l’organo, ed era salito sull’altare recitando un monologo che giudicava divertente, intervallando il suo show con una canzone piena di parolacce. Poi aveva invitato un fedele a raggiungerlo. Il parroco avvisato da questi, lo fece scendere e lo portò da sua madre che stava piangendo per lui.

Trascorse la notte nel reparto pediatrico di quell’ ospedale, parlò ai medici di Socrate, leggeva ai bambini storie. Tre giorni dopo era già a Monza.

Greg cronometrava quanti rutti riusciva a fare Menato al minuto, poi gli chiese di cantare quella canzone scurrile.