Nella seconda metà degli anni Ottanta in Italia il calcio è cambiato.
Il sessantotto calcistico ha un padre: Arrigo Sacchi. I suoi tantissimi discepoli hanno, poi, a modo loro, interpretato i concetti ‘base’ del mago di Fusignano. Tra i precursori della zona l’unico vincente è stato Sacchi, anche perchè aveva una squadra stellare. Gli altri Galeone, Maifredi e Zeman erano fautori di un calcio spettacolare, ma di fatto perdente. L’evoluzione del calcio è arrivata, da noi, in un’epoca, gli anni Ottanta, dove la voglia di divertirsi era tantissima.
Con Sacchi, i sacchiani ed il sacchismo è cambiato il linguaggio del calcio. Il contropiede è diventato ripartenza. La diagonale è diventato l’incubo di ogni difensore. Da quel giorno la parola ‘catenaccio’ equivale ad una bestemmia, sorte simile per trequartista. Il terzino fluidificante è diventato esterno sinistra di difesa. Lo stopper ed il libero sono scomparsi, perchè oggi esistono i centrali difensivi. Il centromediano metodista e la mezzala sono residui da Guerra Fredda.
L’evoluzione del linguaggio è fisiologica. Basta leggere un articolo o un libro di venti o trent’anni fa o guardare una puntata del Tenente Colombo.
E’ cambiato anche il modo di fare le telecronache.
Ognuno ha il suo stile. Soprattutto ognuno è figlio dei suoi tempi. Ascoltando il telecronista della Nazionale, Bruno Gentili, si capisce che per anni è stato un ottimo radiocronista, e si capisce anche che è cresciuto in un mondo molto diverso da quello attuale. Non c’è niente di male. Ma egli usa aggettivi, datati o desueti, che nessun telecronista moderno userebbe. Fisso è nelle sue telecronache il centromediano metodista.
Cambiando canale. Passando a giovani telecronisti, più o meno famosi, si nota l’uso, avvolte, eccessivo, di alcune locuzioni. Personalmente m’infastidisce sentire spesso: ‘E’ un fattore’. Più di un telecronista definisce così giocatori pericolosi. “John Terry è un fattore”, “Rooney può essere un fattore della partita”, “Sicuramente Messi sarà un fattore”.
Ora, senza voler salire sul piedistallo, si può dire che esistono tanti aggettivi nel vocabolario italiano che sono più adatti di fattore.
Fabio Caressa, uno dei più bravi, è fissato con: ‘in fascia’, che sostituisce il più classico ‘sulla fascia’. “Maicon avanza in fascia” suona peggio di “Dani Alves avanza sulla fascia”. Ed essendo Caressa uno dei più migliori, secondo molti il migliore, è probabile che fra una ventina d’anni ‘sulla fascia’ farà compagnia a stopper, fluidificante e mezzala.
Uno dei più bravi, forse dei più sottovalutati, è Nicola Roggero. Che, con quegli occhialini alla John Lennon, commenta, prevalentemente,
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