Lamore (14)

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" E' quello che voglio" fu la sua risposta.

« Perché lo fai? »

Grigio balbettò qualcosa e continuò a camminare e a farsi male.

Mezz’ora dopo Menato lo trovò legato.

Non urlava e non piangeva, forse pensava ma di certo non dormiva. Respirava affannosamente. Menato entrò nella sua stanza in punta di piedi. Grigio nel buio riuscì a riconoscere il suo volto e mormorò parole che Menato non comprese.

« Sono Menato. Posso farti un po’ di compagnia? »

Grigio annuì scuotendo la testa.

« Come stai? Hai bisogna di qualcosa? »

« No, non preoccuparti, sto bene così »

« Vengo subito vado a prendere una sedia »

Ritornò poco dopo come promesso.

« Eccomi qua. Se vuoi cerco di slegarti, di toglierti almeno il lenzuolo che ti avvolge il ventre e che non ti fa muovere. A me disturbava molto. Sai, anch’io sono stato legato »

« Non occorre. Mi basta la tua compagnia. Ti ringrazio »

« Ci vuole un attimo»

« Non fa niente »

Menato restò in camera di Grigio per almeno mezz’ora.

« La tua compagnia è stata preziosa. Voglio schiacciare un pisolino. Vai pure. Grazie per tutto »

« Sicuro? »

« Sì. Senti Menato…»

« Che c’è? »

« Non dimenticherò mai quanto hai fatto per me »

Menato gli sorrise e lasciò la stanza. Pochi minuti dopo avrebbero liberato Grigio.

 Com’è
che preferite imbragare?
e con che cuore
non si può farvi del male?

 Com’è
che un giorno mi vedrete con i fiori?
Arrivare a rivolgermi a mio padre
come un Camillo Sbarbaro?

 Com’è
il dolore di un altro poeta?

 Com’è
che ogni posto è il migliore
se non odora di comunità?
Com’è
che ci lasciamo curare?

 

Com’è
che ci sentiamo dei clochard
impoveriti dalla malinconia
delle nostre storie
travestite di malattia?

 

Com’è
che ci si diverte a rincorrersi
con coltelli di plastica,
inseguendo baci chirurgici
che sanno di gelosia?

 

Com’è
che ci lasciamo imbragare?
Com’è
o com’era tornare a casa?