si asciugava le labbra sporche di sugo con un fazzoletto di carta e avvicinava la forchetta alla bocca con l’eleganza di una principessa.
Menato si era seduto davanti a lei, solo il tavolo li divideva, e seguiva con gli occhi il tragitto di un fusillo che arrivava alla bocca di Alida. Aveva grazia anche a sminuzzare il cibo.
« Devi mangiare tutto » disse Alida a Mara con voce flebile.
« Ascoltala. Devi mangiare » continuò Menato arrossendo.
Sarah e Sofia giocavano con il cibo e ridevano.
« Menato guarda quanto prosciutto mi hanno dato! » disse Sarah « vabbè che devo ingrassare, però non mangio tutta questa roba ».
Menato non si curò di ciò che le stava dicendo Sarah. Aveva attenzioni solo per Alida.
Aveva trascorso tre giorni infernali legato al letto, ma per il momento l'aveva dimenticato. Quando si accorgerà che Bertolucci non sarebbe venuto a cercarlo, Menato si chiederà il motivo del suo contenimento e non troverà giustificazioni plausibili. Allora si sentirà in colpa d'un reato mai commesso e si infurierà come neanche da legato era riuscito a fare. Griderà, piangerà, si chiederà di questo male legalizzato, ma solo il tempo affievolirà il suo ricordo, e potrà forse perdonare o trovare perdono.
In quei giorni Menato pensava al suo film, come un premio ambito, e finalmente la sua attrice preferita era arrivata. Si poteva girare.
Ho capito che cosa hanno in mente per me. Ho fatto male a perdere le speranze quando mi hanno legato. Per fortuna le mie grida serviranno per il film di Bertolucci. Sono contento di essere il suo aiuto regista. E' appena uscito nelle sale "The dreamers" mi ha detto Sofia, lo voglio vedere!
Alida è ritornata per me, adesso si spiega tutto. Lo sapevo che fingevano quando la dottoressa mi aveva detto che era stata dimessa. In realtà aspettava solo il momento per rivedermi. E' timida, vorrebbe abbracciarmi, me ne accorgo. Sono convinto che sta indossando il suo vestito migliore. Dovrei andarle incontro e dirle che è bellissima, chissà se arrossirà se i suoi occhi resteranno sempre verdi. Morirei per lei, per un suo sorriso mi farei legare per giorni, e per un suo bacio berrei certi veleni che in parte ho già mandato giù.
Erano i pensieri del Menato innamorato che conosciamo, ed era arrivato il momento fatidico di dichiararsi e di restituire la rivista alla sua amata. Aveva tentato già una volta di confessarle il suo amore, sicuro che nessun altro impedimento avrebbe costretto Menato a rimandare quella mossa.
Alida stava guardando la televisione in sala pranzo, era interessata, da quel che poteva constatare Menato, al dibattito politico.
« Ti disturbo? » chiese Menato
« No, vieni pure » le rispose
« Ti interessi di politica? »
Annuì.
« Però quel politico che stai guardando non mi piace»
« La mia famiglia è di destra, io sono di destra. Lo trovo molto affascinante, invece. E' un po’ il mio mito »
« Io sono comunista »
« Ma ha ancora senso parlare di comunismo con la caduta del muro di Berlino? » disse sghignazzando.
Menato restò in silenzio. Dopo qualche secondo parlò nuovamente cambiando argomento.
« Sono venuto a restituirti la rivista »
« Puoi anche tenerla »
« E poi volevo dirti anche che mi piaci molto » riuscì a dirle con tranquillità.
Alida le sorrise, però non era imbarazzata da quelle parole, uscite dalla bocca di Menato con una naturalezza sorprendente, o perlomeno non lo dava a vedere.
« E' la prima volta che dico a una ragazza che mi piace, volevo fartelo saper » insisteva.
Era Menato che si stava imbarazzando di ciò che diceva.
« Alida andiamo? » gridò dal corridoio suo padre
« Devo andare » disse Alida al nostro degente
Il padre di Alida lo salutò con un sorriso, uscendo insieme alla figlia e con una copia di Libero sottobraccio
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