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Tennis: Coppa Davis, la finale

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Nove anni dopo il primo dei suoi tre titoli, la Spagna torna al Palau Sant Jordi di Barcellona contro la Repubblica ceca

 Nel 2000, in finale con l’Australia fu una vigilia di guerra a Barcellona, con la miccia accesa da Lleyton Hewitt, fedele al suo personaggio di allora, tutto grinta e provocazioni, che già nella cerimonia del sorteggio si rifiutò di stringere la mano a Corretja dicendo che per lui la sfida era già cominciata. C’era ruggine fra i due dal gennaio dello stesso anno a Melbourne, per i C’mon di Lleyton con tanto di pugnetto fino alla fine di quel 6-0. 6-0, 6-1 inflitto allo spagnolo, che lo accusò poi di antisportività. Il pubblico attendeva la vendetta  e invece, proprio per le eccessive emozioni in gioco, il capitano Duarte preferì schierare a sorpresa nel singolare di apertura Albert Costa che in una bolgia infernale fu sconfitto in cinque set dal “diavoletto aussie”.

Più rispettato dal pubblico fu Rafter , ritiratosi  poi per infortunio quando era sotto di 2 set a 1 e 1-3 contro JC Ferrero, l’eroe di quel week end,  e che aveva debuttato proprio quell’anno in coppa Davis  battendo nettamente prima Kafelnikov poi Safin al primo turno.a Malaga. Dopo il primo giorno penso che a Barcellona si fosse profilata l’ombra di Nizza dell’anno precedente: l’Australia infatti era campione in carica per aver sconfitto la Francia nel’99 e sulla terra battuta, dove Philippoussis aveva dato una “lezione di tennis” a Pioline e a Grosjean. Il doppio come da tradizione era considerato il punto sicuro per gli ospiti, pur privi di Woodbridge, infortunato, e invece, a sorpresa, arrivò la piccola vendetta di Corretja che insieme a Balcells superò nettamente in tre set Woodforde - Stolle. Il giorno dopo Ferrero, in 4 set su Hewitt,  diede alla Spagna  la prima coppa Davis della storia, dopo due finali perse proprio in Australia, nel’65 e nel’67, da Santana, Orantes e soci.

Di quella squadra del 2000 è rimasto solo Albert Costa, ma sulla panchina da capitano, anche se alcuni giornalisti avevano ipotizzato, prima delle convocazioni, che per il buon anno disputato da Ferrero, che, scalate 30 posizioni è oggi numero 22 al mondo, potesse essere lui il secondo singolarista.  Forse le sue eliminazioni precoci nei tornei autunnali, e soprattutto aver rimediato solo 3 games contro Stepanek nel Masters di Shangai, hanno indirizzato altrove le scelte del selezionatore.

Nessuna tensione della vigilia invece, quest’anno, fra le due squadre che scenderanno in campo nel pomeriggio, e in particolare fra Berdych e Nadal, nell’incontro di apertura. In questi giorni ci aveva provato la stampa a mettere un po’ di pepe alla sfida, ricordando la sera di Madrid 2006, in cui il ceco aveva battuto nettamente Nadal, zittito il pubblico, e si era preso un “bad guy” dall’avversario in conferenza stampa. E’ stato proprio lui  a spegnere subito ogni scintilla dichiarando ai giornalisti che da allora la situazione è cambiata, anzi, che si possa parlare perfino di amicizia fra loro. Ancora una volta è il doppio a preoccupare di più gli spagnoli: Albert Costa ieri, intervistato da El Pais ha definito la coppia ceca “a cara de perro”, “faccia di cane”, un’espressione che significa che sono tosti, duri da superare.
Certo, sia gli spagnoli sia i fans di Nadal pensano che se Rafa fosse ancora nella forma con cui sconfisse Djokovic nel primo turno contro la Serbia, nella sua amata terra battuta non ci sarebbe speranza per nessuno. E invece, abbiamo tutti davanti agli occhi le sue preoccupanti prestazioni di Londra, la schiena affidata al massaggiatore nel suo ultimo incontro, l’ intenzione di lavorare molto per ritornare ad un buon livello di gioco, e c’è  il dubbio che la terra da sola non possa restituirgli resistenza, morale e il "suo tennis". Come spesso accade nei momenti di crisi, poi, non coincidono le sue dichiarazioni con quello dello zio: quest’ultimo ha lasciato trapelare una certa amarezza, anche depressione del suo protetto al ritorno da Londra, mentre Rafa, pur essendo consapevole di non essere in un grande momento, dice che solo lunedì prossimo, in caso di sconfitta della Spagna, si abbandonerebbe alla tristezza..

Rino Tommasi addirittura durante la World tour finals si espose a consigliare agli spagnoli di non schierarlo in squadra. Da tifosa di Rafa, confesso di avere paura, la stessa paura che avevo per un altro mio “protetto”, Kafelnikov, alla vigilia della finale di coppa Davis del 2002 a Parigi. E’ la paura, per lui, di essere troppo delusi quando si “punta” molto su un obiettivo, quando gli altri si aspettano tanto, soprattutto di essere rassicurati sul loro amore verso di noi.

Allora Kafelnikov ebbe una squadra che vinse per lui la Davis: su chi potrà contare Nadal se non potesse garantire i due punti? Sarà Ferrer quest’anno, come l’anno scorso fecero Feliciano Lopez e Ferrero, a riscattare alla fine un anno deludente?