Quest’anno la maggior parte degli appassionati ha “puntato” il Manchester City, come capita sempre quando un “riccone”, in questo uno sceicco arabo, Mansour, prende una squadra e spende vagonate di soldi.
Io invece ho “adottato” il City. Perché oltre l’allenatore Mark Hughes, da sempre un mio pupillo, è stato acquistato uno dei miei preferiti in assoluto: Kolo Toure.
Hughes, già, nella passata stagione allenava i citizens. Al suo arrivo, nell’estate del 2008, si era trovato con una rosa infinita (da sfoltire). Grazie ai soldi a disposizione, già a gennaio 2009 sono arrivati giocatori importanti come il portiere irlandese Shey Given, arrivato a dal Newcastle, come il terzino del Chelsea Wayne Bridge, con loro anche il gallese Craig Bellamy.
Grandi investimenti, grandi giocatori acquistati anche quest’estate. Presi dall’Arsenal sia Kolo Toure che Adebayor, poi Lescott dall’Eveton, Gareth Barry dall’Aston Villa e soprattutto Carlitos Tevez. Assieme a loro non poteva mancare Roque Santa Cruz, pupillo di Hughes.
Undici giocatori fortissimi, una squadra vera con un’anima ben precisa, a differenza dei galacticos del Real Madrid, che ha giocatori fenomenali, ma poco coesi. L’anima del City non nasce per caso, nasce grazie a Mark Hughes, realizzatore formidabile tra gli anni ’80 e ’90 con le maglie di Barcellona, Bayern, Manchester United e Chelsea.
Gli occhi di tutti erano puntati sul City. Quelli che gufano già gongolavano sul fallimento del City, invece, l’inizio di campionato è stato fantastico. Tre vittorie nelle prime tre giornate, solo quattro gol fatti, ma nessun gol subito.
Il City mostrava solidità, gli avversari non erano formidabili, ma in Inghilterra non si fanno scampagnate.
Dopo la sosta, per le qualificazioni mondiali, che ha visto in campo una quindicina di elementi di Hughes, è arrivato il primo test di rilievo quello con l’Arsenal. Risultato sorprendente:
Il City che ha vissuto momenti gloriosi, nella notte dei tempi, è addirittura finito ha giocato in serie C una decina d’anni fa. L’ultimo campionato vinto è del ’68 e forse per ricordare quei tempi gloriosi l’inno del City è il famosissimo “Blue Moon”. Ma il City soprattutto ha dovuto convivere con il ManU, che ha portato a casa una miriade di trofei in tutto il mondo.
Dopo l’Arsenal c’è il derby. Per la prima volta dopo anni è una sfida quasi alla pari. Per il City è il test!
La partita è bellissima, forse già adesso si può decretare il derby di Manchester come la più bella della stagione.
Dopo nemmeno
Nella ripresa i Red Devils partono forte, schiacciano il City nella loro trequarti, la pressione porta il 2 a 1 di Fletcher.
Hughes carica i suoi ed arriva il
Ma al
L’arbitro concede quattro minuti di recupero, che diventano sei. Ed al
Questa squadra costruita con i dollari dello sceicco Mansour, sponsor anche della Ferrari, inizia a piacere anche agli scettici. Lo spirito britannico è forte, non si molla mai, anche quando tutto pare compromesso.
Il Monday Night con il West Ham è l’ennesima dimostrazione. La squadra di Zola passa in vantaggio, poi arrivano tre gol del City finalmente il mattatore è Tevez,
Di nuovo in campo in un Monday Night ad Upton Park contro l’Aston Villa, una delle squadre più toste, vincere lì è difficile per tutti (lo sa bene anche il Chelsea di Ancelotti, battuto a Birmingham dopo qualche settimana).
Villans subito in vantaggio con Dunne. Ginger Collins e Dunne, passato dal City all’Aston Villa in Estate sembravano le colonne d’Ercole.
Nell’intervallo, come al solito, arriva la scossa, quelli del City si trasformano, riescano a superare un duo impenetrabile e giungono al pareggio.
Questa squadra, che non molla mai, con un nucleo inglese forte, su cui fa affidamento anche Fabio Capello, con i gallesi, due irlandesi e tanti stranieri, inizia a prendere forma e per me prende forma una squadra molto simile a quella meravigliosa squadra del film “Fuga per
Dove Michael Caine, nel film John Colby, è Mark Hughes, Colby e Sparky Hughes molto simili caratterialmente.
Dove Carlitos Tevez si prende il ruolo del suo compatriota Ardiles, manca Sylvester Stallone, meglio così perché Given è molto più forte, e non c’è nemmeno Pelè, anche se uno dei suoi infiniti eredi, Robinho, indossa la maglia numero 10 del City.
Questo Manchester City in stile cinematografico inizia a mostrare vizi e virtù. Arrivano due pareggi inaspettati contro Wigan e Fulham. La stampa inizia ad “inzuppare” e si parla di “crisi” per tre pareggi consecutivi. Gli spettri di Hiddink e Mancini già si vedono sulla testa di Hughes, che avanza in Carling Cup. Il quarto pari consecutivo giunge a Birmingham è un bruttissimo 0 – 0.
L’ansia della vittoria aumenta. Il 7 novembre di scena al “City of Manchester” c’è il Burnley, fortissimo in casa, modesto in trasferta. Ma dopo una ventina di minuti il Burnley è avanti di due gol. Al
I fantasmi sulla testa di Mark Hughes aumentano, la classifica non piange, perché gli altri non volano, in particolare il Liverpool, che è l’avversario da battere per chiudere questa serie. Mica facile vincere ad Anfield ?
Primo tempo osceno per entrambe le squadre, all’improvviso Reds avanti e dopo il gol subito il City si sveglia, sempre. Uno, due micidiale City in vantaggio, nemmeno un minuto ed una carambola, mette fuori gioco Given, ancora un pari.
Non sono finiti i pareggi. C’è l’Hull City che a Manchester va a fare la barricate e riesce a prendere un punto insperato. Sette pareggi consecutivi, record nella storia della Premier League, ma anche una sola sconfitta in dodici partite.
In Carling Cup, nei quarti, i primi di dicembre c’è ancora una sfida con l’Arsenal. Un trionfo per il City, il match finisce
Dopo tre giorni c’è la sfida al Chelsea capolista.
Al
Lampard, ventuno rigori trasformati consecutivamente, si fa ipnotizzare da Given, che come Stallone nel film, salva il risultato. Il City finalmente torna a vincere.
Tempo una settimana e si torna a pareggiare in casa del Bolton. Partita pazza, il Bolton passa in vantaggio per ben tre volte, ma il Manchester City riesce sempre a recuperare. Ancora un
A White Hart Lane si segna la fine dell’era Hughes. Il City allungo sull’altalena “non scende in campo” con il Tottenham e prende ancora tre gol, ma questa volta né Adebayor e né Bellamy riescono a rimediare. Il 3-0 è pesante.
Così un paio d’ore prima della sfida al Sunderland tutti sanno che Mark Hughes è al capolinea. Tutti i siti internet lo danno cacciato, Mancini è già a Manchester, i tifosi e soprattutto i giocatori sono a conoscenza dell’esonero.
Le telecamere sono piazzate solo su di lui, su Hughes che entra in campo, con un bel cappotto, apparentemente tranquillo. Dopo
Quando gioca il City non c’è mai niente di scontato, Bridge è fuori per infortunio, Wright Phillips si fa male, Adebayor invece è in panchina, al suo posto il pupillo di Hughes, Roques Santa Cruz, il paraguaiano di cristallo.
Ad inizio ripresa nevica, scendono fiocchi di neve sul capo già imbiancato di Hughes, John Colby, che vorrebbe scendere in campo, ma da ordini non a Pelè ed Ardiles, ma a Tevez e Bellamy, che confezionano il
Al suo posto Mancini, che in conferenza stampa dice che: “già a inizio dicembre ero vicino alla panchina del City”.
Hughes va via, per lui una barca di soldi, ma soprattutto la stima dei suoi giocatori, che sono andati a protestare ai piani alti per il loro ormai vecchio allenatore. Molti di loro, sembra, siano già finiti sul libro nero di Mancini che, già, prepara una mezza rivoluzione. Gli appassionati che avevano il fucile puntato sul City hanno avuto gioco facile nelle critiche, perchè le modalità dell’esonero sono state davvero e perché non si può mandare via un allenatore che ha perso appena due partite (su diciotto). Hughes, inoltre, ha ricevuto attestati di stima da tanti colleghi, su tutti, quello di Sir. Alex Ferguson che ha giudicato inaccettabile un trattamento del genere.
Mancini non troverà certo un clima festoso, ma sicuramente si farà apprezzare e credo riuscirà a cogliere i frutti del lavoro iniziato da Hughes, a cominciare dalla Carling Cup, che potrebbe essere il primo trofeo del nuovo City.
O magari conquisterà
L’era Mancini si apre oggi, ma a gennaio, con 100 milioni di euro da investire, la squadra sarà rifatta così lo spirito britannico, lo spirito da “Fuga per
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