Tennis: La settimana prima

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Chi ricorda la settimana prima degli eventi della propria vita?

 Non mi riferisco a quelli imprevisti, né alle “svolte epocali” (la fine degli studi, il matrimonio, un figlio, un lavoro in un altro Paese, ecc. ) , precedute dalla  concitazione delle “ cose da fare” o “ le persone da salutare” che forse ci allontanano dal timore di un momento solo  per noi a chiederci:- E poi che succederà? Non starò mica sbagliando tutto?-

Ma il nostro tempo è costellato da altri piccoli e grandi appuntamenti e tutti, penso, studiamo strategie per la settimana che li precede. Se ci aspetta un esame a scuola, un intervento chirurgico, qualcosa, comunque, che ci incuta un po’ paura, credo, per esperienza diretta, che la soluzione migliore per controllare l’ansia sia ancora il vecchio consiglio di Orazio del carpe diem, concentrarci sul da farsi ogni giorno, e provare a proiettarsi con la fantasia al di là dell’ostacolo.

Se ad attenderci è qualcosa di bello, invece,  anche se sarà poi ricordato come un un piccolo evento  nel corso della vita, per esempio un concerto per cui avevamo da mesi il biglietto, o un incontro sportivo che  ci appassiona, credo che il problema sia opposto: come dedicarci alla quotidianità quando vorremmo che il tempo volasse? La luce di quel giorno può riverberarsi all’indietro e alleggerirci delle difficoltà  dell’oggi?

Nella soul kitchen del nostro forum ho chiesto proprio di confrontarci sul come stiamo vivendo la settimana che precede il primo grande avvenimento tennistico dell’anno, l’Australian open, che fra tutti gli slam, è quello, forse più atteso dagli appassionati “in astinenza”, nel senso che arriva dopo un mese di pausa del circuito e di pochi tornei a gennaio che tendiamo a leggere non per se stessi, ma  in prospettiva della trasferta australiana, anche se si svolgono in un altro continente. Per quello più importante e ricco di montepremi, per esempio, a Doha, dove Federer è stato sconfitto per la seconda volta negli ultimi due incontri, da Davydenko in semifinale, ci siamo chiesti se il numero uno del mondo abbia dato tutto o abbia usato quella settimana come un test per la preparazione che sarà a punto soltanto a Melbourne.

E lo splendido gioco del russo, che ha mantenuto inalterato il suo livello dal Masters di Londra, durerà sino a fine mese?

Intanto noi, futuri spettatori notturni della luce di Melbourne, seguiamo con  apprensione le immagini dell’Australia che cogliamo nei tg: 37 gradi di notte in cui ci si butta in mare in cerca di  un po’ di refrigerio, impianti di aria condizionata in tilt sui mezzi pubblici, incendi…e  finiamo per domandarci  se chiuderanno il tetto a Flinders Park o come faranno invece “i poveracci” confinati nei campi laterali, mentre ci prepariamo (sotto le coperte e spiando il cielo per l’arrivo  di fiocchi di neve) a vedere “i salsicciotti” di ghiaccio sul collo dei tennisti ai cambi di campo.

In quanto a loro, i protagonisti dell’Australian open…Mi sono sempre domandata se la programmazione dell’ultima settimana prima dello slam per un/una tennista dipenda anche da quello cui accennavo sopra, dal come viva i giorni che precedono gli eventi della sua vita personale, al di fuori dello sport.

C’è chi preferisce testare subito la preparazione atletica invernale, scendere  in campo “a metà strada”, se si è europei , nella penisola arabica o in India,  e poi riposarsi, allenarsi, distendersi, trasferirsi con calma a Melbourne più di una settimana prima del torneo,  familiarizzarsi con campi, temperature, ambiente, persone. Quest’anno, fra i primi dieci giocatori del mondo, quattro hanno fatto questa scelta, Federer, Nadal, Davydenko, Soderling.  C’è chi, come Murray, ha raggiunto subito l’Australia, cimentandosi però nella Hopman cup,  un torneo esibizione a squadre, misto, che credo permetta di iniziare l’anno con meno “cattiveria”: ma non è forse  bello  partire  ricordando che lo sport è anche un gioco, e la vita nel circuito un piacere di ritrovarsi insieme?

Mentre Roddick, lontano dai campi per infortunio da alcuni mesi, si é calato subito nel clima di un  torneo, a Brisbane, e lo ha vinto, anche se ormai, qualunque suo risultato acquisito non facilmente fa scrivere agli esperti che risenta ancora della sconfitta a Wimbledon.

Chissà se chi, come Djokovic, Del Potro, Gonzalez  e Tsonga, abbia scelto di allenarsi (o ancora riposarsi, chissà)  nelle prime settimane e giocare nell’ultima, seppure in un’esibizione, non sia quel genere di persona che abbia bisogno “di riempirsi molto la vita” a ridosso dell’evento, sia per caricarsi in chiave agonistica o anche per non pensare troppo allo slam, concentrandosi invece sul match del giorno e su quello successivo, e senza viversi “la morte tennistica”,  l’eliminazione, perché al Kooyong viene stesa subito la rete del torneo di consolazione.

Oppure tutto ciò che ho scritto sul vissuto della settimana prima di un evento non può essere applicato a quel che sia corso nella mente e nell’anima dei  tennisti dall’inizio dell’anno o che stiano vivendo ora, e  neppure voi , ragazzi del forum tennis, vi ci siete rispecchiati…perché chi scrive ha passato la maggior parte della sua vita nell’era in cui non c’era il cellulare né facebook né twitter, e non sa quindi  se abbia ragione il filosofo Galimberti che oggi si sia perso il senso e il valore dell’attesa per sostituirli con un eterno presente di controllo e di dominio sul proprio tempo e su quello degli altri.

A chi,  però, come me, sta  facendo, e con ansia,  il conto alla rovescia dei giorni, degli impegni , dei compiti che ci separano da domenica notte, non posso che sussurrare:- Ragazzi, il 18,  scoccata la mezzanotte, si comincia!-