Road to World Cup 1/ Maradona

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Non era mia intenzione iniziare questo viaggio verso i mondiali di Sud Africa 2010 parlando di Diego Armando Maradona. Perché mi sembrava troppo ovvio partire con il più grande di sempre.

Era troppo semplice iniziare parlando di quello che ha segnato in un quarto di finale di Mexico ’86 il gol del secolo, era troppo semplice parlare di  quello che è riuscito a vincere da solo il mondiale del 1986.
Invece il sorteggio, benevolo, che ha avuto l’Argentina per i mondiali sudafricani offre su un vassoio d’argento la possibilità di parlare di Maradona e la sua storia ai mondiali.

Nel ’78 l’Argentina gioca il mondiale in casa, deve vincerlo e lo vince. In finale sull’Olanda di Cruyff, Maradona è già fortissimo, Menotti decise di non convocarlo, una motivazione ufficiale non esiste , ma di voci ce ne sono a bizzeffe. I mondiali di Spagna rappresentarono forse il punto più basso della carriera internazionale di Maradona, che ha ventidue anni era già Maradona, appena acquistato dal Barcellona e con gli occhi del mondo addosso. L’Argentina non è all’altezza, lui con l’Italia non tocca palla grazie al mitico Claudio Gentile e con il Brasile, addirittura, si fa espellere. Mondiale chiuso in modo inglorioso.

Tra un mondiale e l’altro: il meschino intervento del basco Goycoechea che quasi gli stronca la carriera ed il passaggio al Napoli nell’estate del 1984. Maradona diventa subito il re di Napoli, dopo un avvio difficile si adatta al campionato italiano e si esalta nelle sfide a le roi Michel.

I mondiali messicani lui li vuole vincere, vuole dimostrare anche a sé stesso di essere il numero 1. Nel girone c’è la sfida all’Italia, Maradona segna il gol dell’1-1, con la complicità di Galli. Nei quarti c’è la sfida agli inglesi, una sfida che tutti gli argentini sentono molto per via della guerra delle Falklands. Nella ripresa nel giro di pochi minuti lui passa alla storia.
Prima il famoso gol di mano “la mano de dios” e poi il gol del secolo.
Maradona parte dalla sua metà campo scarta sette – otto giocatori inglesi, batte Shilton e segna il gol del secolo, i giocatori inglesi si guardano sbigottiti, lui salta colmo di gioia. Nella semifinale è un altro portiere famoso, bravo, ma soprattutto molto simpatico, il mitico Jean Marie Pfaff ad essere infilato da Maradona, con una doppietta.
All’Azteca la finale è con la Germania Ovest guidata da Beckenbauer, che prova ad essere il primo a vincere il mondiale sia da giocatore che da allenatore. Kaiser Franz mette Lothar Matthaeus in marcatura su Maradona, l’Argentina va sul 2 – 0, i tedeschi rimontano, ma non si accontentano, così nel tentativo di vincere, perdono. Lancio di Maradona e gol di Burruchaga. L’apoteosi! L’Argentina vince il secondo mondiale.

Maradona vince il mondiale. Lo vince Maradona questo mondiale, perché a differenza di Pelè che in squadra aveva: Didì, Vavà, Zagallo ed il mitico Garrincha; lui non aveva grandissimi compagni, eccetto Valdano. Questo lo si diceva all’epoca, e lo si è detto anche in seguito visto che quelli che hanno avuto le carriere migliori come il portiere Nery Pumpido e Burruchaga non sono finiti né al Barcellona né al Manchester, ma al Betis Siviglia (Pumpido) ed al Nantes (Burruchaga).

Chi vince un mondiale da solo, può anche vincere in Italia, così l’anno dopo Maradona porta al Napoli il primo scudetto della sua storia. Arriverà anche la prima vittoria europea del Napoli, in Uefa nel 1989, superando in semifinale il Bayern ed in finale lo Stoccarda. Sempre i tedeschi sul suo cammino. Il Napoli vince ancora lo scudetto proprio nell’anno di Italia ’90.

L’Argentina apre a Milano il mondiale e perde 1-0 con il Camerun. L’avvio per l’Argentina, di stanza a Napoli, è duro. Riescono a passare, ma solo grazie al ripescaggio. Se la squadra del mondiale messicana non era eccezionale, questa è quasi modesta. In panchina c’è sempre Bilardo, in rosa oltre ad alcuni reduci dell’ ’86, giocatori come: Dezotti, Troglio, Balbo e Sensini, tutti retrocessi, in quella stagione, con le proprie squadre nella nostra serie A. In corso d’opera il portiere era diventato Goycoeachea. Mentre in attacco in coppia con Maradona, c’era, il suo compagno di bagordi, Claudio Caniggia. Negli ottavi a Torino il Brasile domina, sono almeno una ventina i tiri in porta di Careca, Dunga ed Alemao, poi una giocata di Maradona ed il gol di Caniggia. Nei quarti l’avversario è la Jugoslavia si va ai rigori. Diego sbaglia, ma Goycoechea ne pare due di rigori, la semifinale è con l’Italia a Napoli.
Ancora rigori ed ancora due parate di Goycoechea, sul 3 a 3, Maradona dal dischetto. Stadio ammutolito, non si può fischiare il proprio “Dio”. Silenzio assordante, gol! L’Italia è fuori dal mondiale, è dramma sportivo per tutti i tifosi, ma è anche “dolore politico”, la tanta agognata finale Italia – Germania non c’è, lui quello cattivo “la deve pagare”.
A Roma i fischi all’inno argentino sono ascoltati da un miliardo di spettatori, il labiale di Maradona è chiarissimo. La grande Germania è uno squadrone, in tribuna c’è il presidente Kohl accanto a Cossiga e Blatter. La finale è brutta, l’Argentina accorta e compatta, la Germania aspetta il momento per colpire.

L’arbitro messicano Codezal nega un netto rigore all’Argentina a metà ripresa, poi ne assegna uno inesistente nel finale ai tedeschi. Questa volta il pararigori non prende il tiro di Brehme. Beckenbauer riesce nell’impresa. Le lacrime di Maradona fanno il giro del mondo.

Mentre i tedeschi festeggiano, il tabellone dell’Olimpico dà l’appuntamento a USA ’94.
Quei quattro anni sono a dir poco tribolati per Maradona che scappa da Napoli, viene squalificato per cocaina, finisce in galera, e finisce di nuovo in Spagna, nel Siviglia. Notevolmente ingrassato, con un anno di inattività, viene richiamato in nazionale per dare una mano alla seleccion. C’è lo spareggio con l’Australia da vincere.
Lui torna da salvatore della patria, si riprende la “10”, si riprende la fascia di capitano e si riprende il mondiale. E come ha sempre fatto: lui il mondiale lo prepara alla grande. Vita “perfetta”, sveglia all’alba, pochi divertimenti, dieta ed una decina di chili persi. Incredibile, ma vero, Maradona è fatto così.

In America l’Argentina si presenta, come sempre, tra le favorite, alla ricerca della terza finale consecutiva. Il match d’esordio è con la Grecia, al primo mondiale. L’Argentina parte fortissimo.
Sul  3 – 0, grande calcio sudamericano quattro passaggi divini, tiro strepitoso, da fuori area, di Maradona 4 – 0!

Esplode di gioia l’Argentina, esplode di gioia Napoli. Maradona è tornato, l’Argentina fa paura, di colpo sembrano i favoriti per il mondiale. L’Italia di Sacchi perde all’esordio, il Brasile vince, ma stenta, la Germania è una squadra troppo vecchia, francesi ed inglesi guardano da casa.

Il secondo match del girone è Argentina – Nigeria. Il risultato finale è 2 – 1. Le aquile passano in vantaggio, ma l’Argentina con “lui” in campo è tranquilla e convinta. L’uno – due è micidiale. Maradona accompagnato da una hostess va all’antidoping e lì risulta positivo. Efedrina! Lui nega, giura sulle sue figlie, ma le controanalisi confermano. Maradona è squalificato e l’Argentina prima perde l’ultimo match del girone, con la Bulgaria, e poi con Diego, in lacrime, in tribuna l’ottavo con la Romania (3 – 2).

La sua vita calcistica ad alti livelli finisce con la Nigeria. In molti hanno sospettato su quelle analisi post Nigeria, ma la verità non la sapremo mai. Poi un ultimo campionato con il suo Boca, un paio d’infarti, un lungo soggiorno a Cuba dal suo amico Fidel Castro, il ritorno a Napoli per l’addio al calcio di Ciro Ferrara, lo hanno anche dichiarato morto per un presunto incidente automobilistico che in realtà non è mai avvenuto, si è battuto al fianco del presidente Chavez nella battaglia anti-Bush, si è battuto con il presidente boliviano contro il divieto imposto da Blatter, suo storico nemico, che non voleva più partite oltre i duemila metri.

A sorpresa un anno fa Maradona diventa l’allenatore dell’Argentina. Il suo ultimo selezionatore, Alfio Basile, viene esonerato, sospinto dal popolo ritorna “a casa”. Una notizia migliore non poteva esserci per nessuno nel suo paese: “Il Dio del calcio allena la “sua” seleccion.”
Parte bene vince sia a Glasgow che a Marsiglia, posato, anche troppo serio in questo nuovo ruolo, vince anche in match ufficiali, poi arriva un umiliante sconfitta dove ? In Bolivia!. Non c’è da stupirsi, poi con il Brasile in casa un’altra sconfitta, la qualificazione è in bilico.

Al 93’ con il Perù l’Argentina Martin Palermo segna il gol decisivo e sotto il diluvio Maradona plana sull’acqua come un bambino. I mondiali sono raggiunti.
A Johannesburg lui non c’è, per via di una squalifica ricevuta in seguito a dichiarazioni “pepate” ed offensive verso i suoi nemici storici: i giornalisti. Il sorteggio per l’Argentina prevede: Corea del Sud, avversario a Mexico ’86, ma soprattutto Grecia e Nigeria.

Con la Grecia e la Nigeria aveva chiuso giocando e segnando la sua storia ai mondiali, con Grecia e Nigeria lui il migliore di sempre è di nuovo ai mondiali.

Quel filo che unisce Maradona ed i mondiali si riannoda esattamente dove si era spezzato con la Nigeria.

Il 12 giugno inizierà il suo mondiale vedremo se l’Argentina con Diego in panchina tornerà dopo vent’anni a giocarsi la finale.