Boxe Ring Web

Calcio: The Italian Job

E-mail Stampa PDF




The Italian Job” è un bellissimo film del 1969.  E’ un film d’azione che vede un gruppo di ladri inglesi, che sbarca a Torino per compiere una rapina perfetta e molto remunerativa, il colpo riesce ed i ladri inseguiti dalla polizia fuggono a bordo di tre Mini Cooper.

Il film è stato girato in buona parte in Italia, ha molti attori italiani, protagonista è il grande Michael Caine. Questo film, essendo stato inserito tra i primi quaranta film del ventesimo secolo, ha visto nel 2003 un remake protagonisti Mark Whalberg e la bella Charlize Theron.

 In Inghilterra non appena un italiano “sfonda” arriva puntuale sempre il solito titolo: “the Italian job”.

Il primo ad avere questo onore è stato Vialli quando ha vinto, da allenatore, con il Chelsea alla fine degli anni novanta. Nell’ultimo anno e mezzo sovente si è sentito parlare di “Italian Job” per merito dei tantissimi italiani che sono sbarcati in terra d’Albione.
E’ stato definito così lo splendido lavoro di Fabio Capello che magistralmente guida la nazionale inglese, e che dopo tanti anni è la vera favorita per i mondiali del Sud Africa. Nove vittorie consecutive nelle qualificazioni ed un atteggiamento che incute timore nei giocatori hanno tramutato Don Fabio in King Fabio ed hanno portato i poco fantasiosi inglesi ha parlare sin dall’inizio di: “Italian Job”.
Ad aprile quando il Manchester United lottava per il titolo con il Liverpool ed era corto di fiato e di uomini, Sir Alex Ferguson ha lanciato un diciottenne romano Macheda che con due gol, in due partite consecutive contro Aston Villa e Sunderland, ha regalato sei punti ai Red Devils. Puntuale anche per lui è arrivato il classico “the Italian Job”.

Sir Alex è stato il primo a subire l“Italian Job” di Carlo Ancelotti, che nell’esordio stagionale ha vinto la Charity Shiled ai rigori contro il Manchester United.  Ancelotti è partito alla grande sia in campionato che in Champions e tutti hanno abusato del solito: “Italian Job”.

Poco prima di Natale è arrivato al City Mancini, che si è trovato tra le mani una squadra forte, vicinissima alle prime tre. Una squadra che però subiva troppi gol. Mancini è arrivato ha vinto quattro partite su quattro (tre in campionato, una in FA Cup), ha subito solo un gol, anche se non ha dovuto affrontare né Chelsea né Arsenal. Ma sono bastate le prime due vittorie per vedere ribadito con forza il refrain di rito: “the Italian Job”. Fantasia zero per gli inglesi, ma almeno si ricorda un gran bel film.

Un altro italiano vive e lavora in Premier League è Gianfranco Zola, da un annetto allenatore del West Ham.
Zola giocò in Premier con il Chelsea, fece innamorare tutti, tanto da meritarsi anche l’OBE, l’ordine al merito dell’Impero Britannico. Essendo lui speciale il suo “nickname” fu Magic Box, cioè scatola magica.

“Magic Box” ha preso l’anno scorso una squadra allo sbando, il presidente un islandese aveva fatto bancarotta come l’Islanda intera, così senza mercato e con tanti giovani Zola ha esordito da allenatore. Il risultato è stato eccellente ottavo! Quest’anno Zola non è riuscito a ripetersi. La squadra, fatta eccezione per il portiere Green, il messicano Franco e per l’ex livornese Diamanti, è composta da ragazzini, che giocano bene, si battono, ma perdono, gli Hammers sono in piena lotta per non retrocedere.
Si dà il caso che il West Ham, da oltre un anno, è alla disperato ricerca di un proprietario. Favorito sembrava Fernandez, un malese che ha riportato la mitica Lotus in Formula 1, che avrà, tra l’altro, un italiano al volante: Jarno Trulli. A sorpresa è arrivata un’offerta che ha spiazzato tutti, quella di Massimo Cellino, presidente del Cagliari che ha messo sul piatto 70 milioni di euro.

Cellino si è presentato a Londra, ed ha dimostrato di avere tutte le garanzie necessarie per rilevare il club.
La stampa inglese non è stata tenera con lui, hanno scavato nel suo passato ed hanno trovato qualche condanna; Cellino, però, ha proseguito per la sua strada. Ed ha lavorato al suo progetto West Ham, non solo a livello economico.
E qui bisogna fare un passo indietro. Nel 2003/04 il Cagliari era in B e Zola per chiudere la sua carriera nella sua isola mollò il Chelsea e soldi di Abramovich e la Champions.
Il Cagliari naturalmente fu promosso. Zola che aveva deciso di ritirarsi al termine di quell’annata proseguì giocando ancora un anno in serie A. Il Cagliari si salvò con qualche giornata di anticipo. Zola chiude la sua carriera segnando alla Juve, che festeggiava uno scudetto vinto da una decina di giorni, ma che poi sarebbe stato revocato dopo oltre un anno.
Zola e Cellino si lasciano male. La colpa è del presidente Cellino, uno che si lascia male praticamente con chiunque.

Cellino è sicuro di prendere il West Ham, in panchina c’è Zola. Il West Ham è nei bassi fondi. Quale migliore occasione per regolare i conti con un vecchio nemico. Cellino chiama Arrigoni, ex allenatore del Cagliari, e gli propone la panchina di Zola, Arrigoni accetta, come vice c’è Festa, bandiera del Cagliari, che ha chiuso la carriera in Inghilterra, il mix perfetto.

Questo era il vero: “Italian Job”: prendersi una squadra di Londra, partendo dall'entroterra sardo,e vendicarsi di Zola.
Chissà se Cellino si rivedeva in Michael Caine mentre tronfio sbarcava a Londra sicuro di prendersi il West Ham.

Invece a sorpresa il vero: “Italian Job” lo ha fatto tale Sullivan, ex proprietario del Birmingham, uno dei cinquanta uomini più ricchi del Regno Unito, che ha fatto a sorpresa, all'ultimo momento, l’offerta migliore è si preso il West Ham, ed almeno per ora ha confermato Zola.