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Calcio: English way

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La Premier League è di gran lunga, oggi, il campionato più bello del mondo. Una volta il nostro era quello più bello, ma erano i favolosi anni Ottanta, oggi davanti a noi ci sono anche gli spagnoli che hanno il Barcellona più bello di sempre, hanno Kakà e Cristiano Ronaldo al Real, ma dietro c’è il vuoto.

In Inghilterra trasuda la storia, prendiamo lo Stoke City (tornato in Premier un anno e mezzo fa) fondato nel 1863, quasi coetaneo dell’Italia! Gli stadi sono bellissimi, nonostante il tifo acceso e sempre caldo, è quasi rilassante vedere una partita di Premier, e proprio i tifosi sono, non come in passato, una delle parti migliori dell’ambiente inglese.
Quelli del Liverpool con il loro “you’ll never walk alone” sono favolosi. Il livello medio è alto anche perché chiunque arriva in Inghilterra ed acquista squadre: dagli arabi del City di Mancini, agli americani che hanno preso Liverpool e ManU, passando per Abramovich. E con l’arrivo, negli ultimi quindici anni, di tecnici stranieri il livello si è alzato moltissimo.

Il mondo inglese è particolarissimo, ha un fascino tutto suo, anche per quello che accade fuori dal campo.

Bisogna partire e ricordare il mitico George Best, la più grande ala europea di sempre, nord irlandese del Manchester United, famoso anche per l’extra calcio. Famosissima la sua frase, che fa da sottotitolo all’autobiografia: “ho speso un sacco di soldi per alcool, donne e macchine veloci…Tutti gli altri li ho sperperati”.
Si potrebbe obiettare sul fatto che Best era un figlio del ‘68, ed il suo spirito ribelle emergeva maggiormente in quel periodo, ma per i calciatori inglesi è un’abitudine finire sulle prime pagine dei giornali per la vita fuori dal campo, basti pensare al mitico Tony Adams, bandiera dell’Arsenal, che ha fatto la spola tra gli inferi ed il paradiso. Anche Tony Adams ha raccontato in una bellissima autobiografia la sua vita.
Un grande amico, e compagno di squadra, di Adams, Paul Merson nel giro di dieci anni si è prima disintossicato dall’alcool, poi dalla droga, poi è finito in comunità di recupero per problemi con il gioco d’azzardo, con stratosferiche cifre perse. Paul Merson aveva un talento immenso, anche negli ultimi cinque o sei anni di carriera, quando non aveva più il fisico d’atleta.
George Best era ed è rimasto un mito assoluto perché era il simbolo di una generazione, Tony Adams è rimasto un mito per i tifosi dei Gunners, anzi Adams è il mito, è la bandiera dell’Arsenal. Nel cuore è rimasto anche Paul Merson, ed i due segnati dagli errori si sono dati da fare per chi come loro è finito nel tunnel dell’alcool.

In Inghilterra quello che accade negli spogliatoi è di dominio pubblico. Come accade quando Sir Alex Ferguson, infuriato per una sconfitta con l’Arsenal, lanciò uno scarpino contro David Beckham e lo colpì in pieno viso.
Anche Sir Alex è un mito, non può essere altrimenti perché è da 24 anni sulla panchina del Manchester ed ha vinto tutto, una miriade di volte, quindi tra Beck’s e Ferguson, tutti dalla parte dell’allenatore.

Le epoche cambiano, i calciatori cambiano, ma le avventure extra-calcistiche restano sempre in primo piano, ma ora non sono più l’alcool, la droga, ma principalmente scappatelle.

Ashley Cole, terzino del Chelsea e della Nazionale, classe ’79, un paio d’anni fa si è sposato con tale Cheryl Tweedy, vincitrice di X Factor, versione inglese. Un classico: un calciatore che si sposa con una bella bionda che, nata povera, ha trovato fama, successo, soldi ed un principe azzurro. Cole però non è un tipo tranquillo e così un bel giorno tradisce la moglie con una parrucchiera, che il giorno seguente, spiffera tutto ad un tabloid.
Cheryl perdona, in tv, il marito, ma con riserva. Per sei mesi lui non poteva né uscire la sera né soprattutto sfiorare nemmeno con un dito la Tweedy Ashley Cole, diventata oggetto, bonario, delle prese in giro da parte di stampa e tifosi. Soprattutto quando Wayne Bridge, nel dicembre 2008, lascia il Chelsea per finire al City. I compagni gli organizzano una festa favolosa ed esosa, in quella notte accadde di tutto, l’unico assente Cole rubò la scena a tutti i presenti.

Joe Cole, gioca anche lui nel Chelsea, classe ’81, è un folletto che quattro o cinque anni fa finì sulle prime pagine dei tabloid. Una sera ad una festa conobbe tale Keeley Hazell, una ragazza molto formosa, ed oggi molto famosa.

I due si conoscono e finiscono a casa di lei, poco dopo, però, arriva il (presunto) fidanzato di lei. Joe Cole in mutande salta dalla finestra e scappa. O almeno cosi pare, perché le varie versioni dicevano: “è saltato dal primo piano”, o “è stato malmenato e poi è scappato”. Fatto sta che il giorno dopo ha ricevuto i “complimenti” dei compagni e due giorni dopo si è beccato prima un bonario complimento e poi una salatissima multa da parte di Josè Mourinho. Joe Cole che salta dalla finestra guadagna posizioni tra i tifosi dei Blues.

Tre anni fa il Liverpool è in Spagna per preparare una sfida di Champions League. Dopo una settimana di duro lavoro i giocatori hanno una serata libera. Per la serie canta che ti passa, tutti si esibiscono con il karaoke. L’unico che si rifiuta è John Arne Riise, oggi alla Roma. Il norvegese è troppo serio per il karaoke, rifiuta più volte l’invito di Bellamy, che a fine serata, lo insegue e lo colpisce con una mazza da golf. Bellamy è fatto così, è un giocatore meraviglioso. Si batte come un leone sempre, è un genio, dovunque abbia giocato, è diventato un idolo. Ha un caratteraccio, Benitez non lo perdona, i tifosi dei Reds sì.

Un anno fa, pochi giorni dopo Natale, il Liverpool è di scena al St. James’s Park, lo stadio più bello d’Inghilterra, di Newcastle. Il Liverpool gioca una partita favolosa, potrebbe segnare tranquillamente una decina di gol, vince 5 a 1! Steven Gerrard, di Liverpool, è il simbolo dei Reds, oltre cinquecento partite con la sua maglia, a nemmeno trent’anni, segna tre gol quel giorno a Newcastle. Quella stessa sera Gerrard, l’unico calciatore tranquillo tra gli inglesi, litiga con un dj, c’è una rissa, lui finisce in galera, per poche ore. Nulla cambia per Gerrard. Ad un mito gli si perdona tutto.

David Bentley, classe ’84, bollato come l’erede di Beckham, per piedi e stile di vita, si è schiantato, senza conseguenze, con la sua vettura, qualche mese fa. Correva, anzi, volava, stava tornando a Londra, dopo aver trascorso la notte a Manchester, per scegliere il gruppo cui affidare le serate nel suo pub a Maiorca, la prossima estate.

Un paio di giorni fa, Avram Grant, allenatore israeliano del Portsmouth, un passato al Chelsea, è stato beccato in una casa d’appuntamenti. Qui il perdono è arrivato direttamente da parte della moglie!

Sette giorni fa è finito alla gogna John Terry, capitano del Chelsea e della Nazionale. JT è un mito per i tifosi del Chelsea, anzi, è il mito. Incarna alla perfezione lo stile britannico. E’ un trascinatore, non molla mai, sempre pronto a prendersi le responsabilità. Un guerriero. A Terry gli si perdona tutto, nell’ultimo anni i tabloid lo hanno preso di mira un paio di volte, prima per colpa della madre che è stata pizzicata a rubare al supermercato, poi colpa del padre che spacciava. Ma di questo lui che colpa ne ha?
Invece, giusto otto giorni fa, JT è stato abbandonato da tutti. La sua colpa non è stata tradire la moglie, come ha fatto Cole, ma tradire un grande amico e compagno di nazionale Wayne Bridge, che si confidava con lui, gli diceva di essere preoccupato per la sua relazione con la sua Vanessa, sospettava ci fosse un altro uomo, Terry lo rassicurava, con le solite frasi: “sarà un periodo passeggero, non ti preoccupare, non c’è nessun altro”, ed invece era proprio lui, il suo grande amico a tradirlo.
Questa volta gli inglesi non lo hanno perdonato. I tabloid hanno sguazzato, sostengono che la compagna di Bridge sia passata tra le braccia anche di altri tre o quattro calciatori del Chelsea, ma la stampa quella “seria” è andata giù in modo molto duro su JT, indegno della fascia di capitano della nazionale. Martin Keown e Lee Dixon, due difensori dell’Arsenal, compagni di Tony Adams, ora opinionisti si sono scagliati contro Terry: “colui che deve rappresentare l’Inghilterra non può comportarsi così”, e sceso in campo addirittura un ministro, per loro, ciò è un fatto eccezionale. Ebbene anche il ministro dello Sport ha attaccato Terry, abbandonato, per ora, anche dalla moglie.
Tutti volevano la sua testa, qualcuno non lo voleva più nemmeno in nazionale, la palla è passata a Capello, che un giocatore così non può non portarlo ai mondiali. Così Don Fabio gli ha tolto “solo” la fascia di capitano.

In Inghilterra quindi puoi: saltare dalla finestra in mutande, tradire tua moglie, finire in galera, sbronzarti, giocarti un patrimonio a poker e sei sempre perdonato, ma non puoi tradire un amico!
Ora c’è grande curiosità per la sfida del 27 febbraio tra Chelsea e Manchester City, dove due saggi allenatori italiani (Ancelotti e Mancini) dovranno tenere a bada Terry e Bridge.

Per la cronaca la fascia di capitano dell’Inghilterra finirà sul braccio di Rio Ferdinand, roccioso difensore del Manchester United, uno che si è sposato l’Estate scorsa e che si è fatto portare le fedi direttamente da un gufo, a proposito di stranezze.