Televisione: Il festival gelatinoso

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.E’ nato a La Maddalena il vincitore del sessantesimo festival di Sanremo, il diciannovenne Valerio Scanu

E’ dall’indagine sugli appalti di quello che sarebbe dovuto essere il G8 alla Maddalena che su tutti i media è apparsa la definizione di “sistema gelatinoso”. Non vi preoccupate per l’accostamento che ho fatto nel titolo e per le coincidenze geografiche dell’esordio. Non ipotizzerò  trucchi, corruzioni o voti comprati per promuovere le canzoni: se ne parla già tanto, e in fondo, se ne è sempre parlato, dai tempi della sola giuria alle cartoline dei telespettatori, anzi, ci sono stati anni in cui le polemiche nascevano già per le bocciature nelle preselezione dei partecipanti..

La gelatina mi ricorda qualcosa che non ha molto valore di per sé, che di solito non si gusta da sola, ma ricopre, decora, conserva altri cibi su cui si insinua, si spalma, fino a quasi scomparire con la sua trasparenza, rendendo il composto forse più brillante nel colore, ma di gusto diverso.

E’ l’effetto che mi ha fatto il festival quest’anno, che non fosse più valido lo slogan :- Perché Sanremo è Sanremo-, che abbia perso elementi tipici della sua identità per adattarsi, lasciar affiorare  quelli di altri programmi, in particolare i reality di Mediaset, perché non è una novità che da molto tempo la Rai attraverso Sanremo sponsorizzi  se stessa con la presentazione di futuri palinsesti.

Sono tornato a casa” ha detto domenica Valerio ad Amici, entrando a metà serata, dopo che un RVM lo mostrava bambino, in Bravo Bravissimo del 2002, premiato da Mike Buongiorno che lo incoraggiava a continuare a cantare. Poi l’ingresso con il trofeo del leone e la palma , le congratulazioni a Pierdavide, l’autore della canzone, l’abbraccio a Maria de Filippi, al fido Jurman, suo coach e maestro l’anno scorso, a Vessicchio che aveva diretto l’orchestra che lo aveva accompagnato a Sanremo. In lacrime Maria ( così  la telecamera che aveva spiato il suo primo piano, colto il ciglio umido, poteva lasciarla)  come commossa era stata l’anno scorso sul palco di Sanremo, ospite dell’ultima serata,  pronta ad accogliere l’attonito e felice  Marco Carta, l’allora campione in carica di Amici, vincitore “a sorpresa” della competizione. .

Domenica, Valerio aveva accennato al “freddo” della platea sanremese in confronto al calore familiare del talent show di canale 5: quale scarto con la percezione che ne avevo avuta io che ho seguito entrambi nell’ultimo anno! Non so se sia tutto vera, tutta fiction, o un’elaborazione della realtà da parte di quei personaggi misteriosi che dai primi reality show abbiamo cominciato a chiamare “autori”, ma non credo che sia neppure importante:  l’immagine di Amici 2009, in cui Scanu si era classificato secondo alle spalle di Alessandra Amoroso, mi era sembrata tutto fuorché una casa, una famiglia, un gruppo di amici, ma piuttosto una “scuola” in cui tutti erano contro tutti, docenti contro allievi e colleghi, ragazzi che si schernivano e scimmiottavano fra di loro, giornalisti  e pubblico che dispensavano epiteti e rimproveri..

I tre minuti di apparizione di Alessandra Amoroso a Sanremo che duettava con Scanu in “ Per tutte le volte che”,  salvandolo così dall’eliminazione cui era stato relegato la seconda sera, lo sguardo e l’abbraccio con cui concludeva la performance, potevano essere  invece letti come lo specchio di quell’amicizia che spesso, guardando il format di canale 5, pensiamo sia solo nel titolo

 Sono io che sto idealizzando, per i tre minuti di una canzone d’amore, o è a Sanremo che appare l’immagine migliore di “Amici”, come la sobria, elegante apparizione della De Filippi  ospite d’onore nel 2009, che scendeva lentamente le scale dell’Ariston nel festival 2009, era ben lontana dallo stesso personaggio seduta sulle scale di Uomini e Donne tutti i pomeriggi mentre scatena la rissa verbale fra le casalinghe frustrate e le  “corteggiatrici”? A Sanremo, quindi, il compito di valorizzare Amici  nella sua funzione originale di talent show proprio quando i mass media invece lo accusano di essersi trasformato troppo in un reality?

La classifica finale del festival ha naturalmente promosso anche i protagonisti delle edizioni di X Factor, il talent show della Rai, con gli ottimi piazzamenti di Marco Mengoni e di Noemi, nonché con la vittoria di Tony Mayello nella sezione giovani, ma sono gli “Amici” ad aggiudicarsi il primo premio per due anni consecutivi, rispecchiando un po’ i confronti dell’Auditel quando i sabati sera si fronteggiano le “Poste per te” della De Filippi con i vari Treni dei desideri o Ballando con le stelle di Rai Uno.  Dalla gelatina di questo festival credo, però, sia emerso anche il peggio di Amici.  Confesso di essere rimasta molto colpita dal cambiamento nelle reazioni del pubblico e dell’orchestra. Generazioni di spettatori si sono seduti sulle poltrone del Casinò di Sanremo e poi dell’Ariston, ma tutte sono sempre state giudicate fredde, composte, educate, più preoccupate di sfoggiare i loro abiti da sera che di creare un clima accogliente per far sentire “a casa” i cantanti.  Hanno sempre accolto con tranquillità o con qualche fischio isolato, la “non premiazione” di  pezzi che avrebbero fatto poi la storia del festival, da 24000 baci di Celentano, a 4 marzo 1943 di Lucio Dalla, da Vita Spericolata di Vasco Rossi, a 1950 di Amedeo Minghi (addirittura ultima in classifica) e Donne di Zucchero (penultima), ecc.. Hanno continuato ad applaudire i cantanti rimasti quando uno di loro si era ucciso fuori scena.

Quest’anno abbiamo assistito invece ad una scena felliniana, con gli spartiti dell’orchestra che volavano sul palco (l’inquadratura di uno di questi accartocciato in primo piano dava un certo brivido, quando si è letto Volare) per una generale contestazione sugli esclusi dalla selezione della terna finale, ma soprattutto, in sintonia con le urla del pubblico “Venduti, venduti!” , contro quell’Italia amore mio ’indecorosa e per nulla divertente, quali furono altri inni festivalieri alla nazione, da Cutugno a Reitano”, come Alberto Piccinini su Il manifesto.definisce la seconda classificata. Provocatori, aggressivi, sprezzanti furono anche i singoli interventi, sia in studio sia nelle telefonate a casa nell’ideale prosecuzione della finale del festival il giorno dopo, a Domenica In, mentre Pippo Baudo metteva Vittorio Scanu nell’arena  fra pubblico e giornalisti. Visto poi che questi ultimi erano le stesse persone che l’anno precedente giudicavano gli “Amici”, sembrava proprio nei toni e nei contenuti che non ci fosse soluzione di continuità fra l’una e l’altra trasmissione.

Una volta poi, era compito del presentatore del festival mantenersi neutrale, cercando poi nel dopofestival di arginare, mediare le critiche ai cantanti; quest’anno invece la Clerici affermava di capire le contestazioni, di dissentire dalla classifica, di concordare con l’orchestra. Il pubblico sovrano, allora, proprio nei gesti che ricordano il comportamento dei tanti protagonisti dei talk show televisivi cercando di sovrastarsi l’un  l’altro con la voce? Eppure questo pubblico “disgustato” dalla retorica pseudo patriottica di una canzone e dal principe suo autore, applaude poi l’intervento, mi si permetta, altrettanto retorico del ministro Scajola, mentre  fischia invece chi gli ricorda l’amara realtà di ogni giorno, Costanzo, Bersani, gli operai di Termini Imerese.

O é quello, forse, l’unico momento in cui gli spettatori hanno ricordato che Sanremo è Sanremo, cioè un festival di canzoni, in cui sono ammesse le autorità, ma debbano rimanere fuori tutto ciò che ritroveremo nella settimana successiva nella nostra vita e nei vari Annozero e Porta a Porta?

La commistione, il “fluttuare della gelatina” fra il festival e il reality show non ha riguardato solo il vincitore o il pubblico, ma è passato “attraverso il corpo” della “protagonista assoluta”, Antonella Clerici.

Era una presenza annunciata la sua, almeno da due anni dal direttore della Rai, quando già calcava  il palco dell’Ariston il sabato sera per “ Ti lascio una canzone” , amata dai bambini e anche delle donne, le quali non vedono in lei una rivale, ma una  “complice”, pure nella lotta contro i chili di troppo, da lei sempre portati con disinvoltura, brio e semplicità. Aveva una sua professionalità già collaudata da anni di tv la Clerici, da annunciatrice a conduttrice eclettica, da testate sportive ai rotocalchi della fascia antimeridiana, ma la sua figura era proprio l’antitesi di quelle apparizioni statuarie, leggiadre e sensuali che sono state le donne di Sanremo, vestite dai migliori stilisti che valorizzavano ancor di più il loro fisico. Il momento in cui la "Lei"(o le “Lei”) di solito modelle e attrici,  discendeva dalle ripide e alte scale sul palcoscenico era atteso ogni anno.

Nessuna scala quest’anno per entrare in scena, ma solo nei trailer che già da un mese prima ci ricordavano l’appuntamento con la manifestazione canora, e in cui  la Clerici correva  la scalinata del Casinò di Sanremo con la colonna sonora di Rocky: di lei parlavano il web e i giornali di gossip sottolineando la sua dieta che l’aveva portata addirittura al pronto soccorso per un collasso. Durante le settimana della manifestazione, poi, lei, nelle interviste fuori scena appariva veramente dimagrita e, visto che a differenza di tutti gli altri conduttori  degli anni scorsi,  è stata l’unica a sottolineare sempre la presenza sua e di tutti gli organizzatori per un mese a Sanremo, avevamo quasi l’impressione di assistere a quel reality show su Sky,” Cambio vita…torno in forma”, gestito da Natasha Stefanenko, in cui una bella donna un po’ in carne si sottopone a 4 settimane di dieta e ginnastica per poi essere alla fine truccata e vestita in modo vistoso, tanto da perdere, almeno, ai miei occhi, la sua specificità, il suo fascino naturale, “travestita” e “omologata” alle altre amiche.

Con la Clerici è successo un po’ questo, tanto che come donna mi chiedo perchè abbia accettato di dimagrire per poi indossare degli abiti con un taglio che avrebbero fatto sentire una mongolfiera un’anoressica. Perché dovere ancora ringraziare lo stilista, Gay Mattiolo, seduto in prima fila, per “la fiaba che le aveva permesso di vivere “? Apprezzavo la disinvoltura, l’autoironia  con cui la Clerici si muoveva con questi abiti, anche quelli che la rendevano più ridicola, il candore e la semplicità da “casalinga della porta accanto vestita a festa” che si rivolge agli spettatori come amici o familiari cui confessare:- Mi sento così stretta che non respiro qui dentroDevo stare attenta alla scollatura che se no qui mi esce tutto..- Nello stesso tempo mi chiedevo dove fosse finita l’immagine femminile di Sanremo, quando la discesa di Lei da quelle scale ricordava “Chi è questa che vien che ogni om la mira?” di Guido Cavalcanti, e se avesse lasciato il posto alle donne vincitrici di edizioni del Grande Fratello, amate dal pubblico proprio perché si sono presentate come le Cenerentole, che alla fine, come premio di essere arrivate in fondo, indossano abiti, molto improbabili su di loro, da Principessa della fiaba.

Chi mi ha seguito fin qui potrà forse dire che sono io l’illusa, sono io l’unica che vuole ancora nutrirsi del sogno di Sanremo, e che l’edizione di quest’anno, invece di celebrarne un anniversario importante con la ripresentazione degli stereotipi in sessant’anni, ha fatto ascolti  perché ha saputo rigenerarsi, perché è stato gelatinosa lasciandosi attraversare da quello che gli spettatori cercano nei reality: superare le “nomination”, sfiorare l’eliminazione, per  vincere proprio poi grazie al pubblico, il quale è autorizzato a smobilitare e “gettare sul palco” ciò che ha sempre tenuto dentro, la rabbia, la protesta, ma anche la maleducazione, l’insofferenza, l’insulto, le parti peggiori di sé, e che nello stesso tempo coltiva il sogno della cenerentola che diventa regina.

Sono confusa, lo ammetto…e invece di questo festival specchio della realtà o del reality preferisco ancora rifugiarmi nelle immagini di quelle che “sono solo canzonette”, ma che ci rendono “irraggiungibili”, nel sogno di un amore , in tutti i modi, in tutti i luoghi…con l’universo che ci insegue.

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