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E’ dall’indagine sugli appalti di quello che sarebbe dovuto essere il G8 alla Maddalena che su tutti i media è apparsa la definizione di “sistema gelatinoso”. Non vi preoccupate per l’accostamento che ho fatto nel titolo e per le coincidenze geografiche dell’esordio. Non ipotizzerò trucchi, corruzioni o voti comprati per promuovere le canzoni: se ne parla già tanto, e in fondo, se ne è sempre parlato, dai tempi della sola giuria alle cartoline dei telespettatori, anzi, ci sono stati anni in cui le polemiche nascevano già per le bocciature nelle preselezione dei partecipanti..
La gelatina mi ricorda qualcosa che non ha molto valore di per sé, che di solito non si gusta da sola, ma ricopre, decora, conserva altri cibi su cui si insinua, si spalma, fino a quasi scomparire con la sua trasparenza, rendendo il composto forse più brillante nel colore, ma di gusto diverso.
E’ l’effetto che mi ha fatto il festival quest’anno, che non fosse più valido lo slogan :- Perché Sanremo è Sanremo-, che abbia perso elementi tipici della sua identità per adattarsi, lasciar affiorare quelli di altri programmi, in particolare i reality di Mediaset, perché non è una novità che da molto tempo
“ Sono tornato a casa” ha detto domenica Valerio ad Amici, entrando a metà serata, dopo che un RVM lo mostrava bambino, in Bravo Bravissimo del 2002, premiato da Mike Buongiorno che lo incoraggiava a continuare a cantare. Poi l’ingresso con il trofeo del leone e la palma , le congratulazioni a Pierdavide, l’autore della canzone, l’abbraccio a Maria de Filippi, al fido Jurman, suo coach e maestro l’anno scorso, a Vessicchio che aveva diretto l’orchestra che lo aveva accompagnato a Sanremo. In lacrime Maria ( così la telecamera che aveva spiato il suo primo piano, colto il ciglio umido, poteva lasciarla) come commossa era stata l’anno scorso sul palco di Sanremo, ospite dell’ultima serata, pronta ad accogliere l’attonito e felice Marco Carta, l’allora campione in carica di Amici, vincitore “a sorpresa” della competizione. .
Domenica, Valerio aveva accennato al “freddo” della platea sanremese in confronto al calore familiare del talent show di canale 5: quale scarto con la percezione che ne avevo avuta io che ho seguito entrambi nell’ultimo anno! Non so se sia tutto vera, tutta fiction, o un’elaborazione della realtà da parte di quei personaggi misteriosi che dai primi reality show abbiamo cominciato a chiamare “autori”, ma non credo che sia neppure importante: l’immagine di Amici
I tre minuti di apparizione di Alessandra Amoroso a Sanremo che duettava con Scanu in “ Per tutte le volte che”, salvandolo così dall’eliminazione cui era stato relegato la seconda sera, lo sguardo e l’abbraccio con cui concludeva la performance, potevano essere invece letti come lo specchio di quell’amicizia che spesso, guardando il format di canale 5, pensiamo sia solo nel titolo
Sono io che sto idealizzando, per i tre minuti di una canzone d’amore, o è a Sanremo che appare l’immagine migliore di “Amici”, come la sobria, elegante apparizione della De Filippi ospite d’onore nel 2009, che scendeva lentamente le scale dell’Ariston nel festival 2009, era ben lontana dallo stesso personaggio seduta sulle scale di Uomini e Donne tutti i pomeriggi mentre scatena la rissa verbale fra le casalinghe frustrate e le “corteggiatrici”? A Sanremo, quindi, il compito di valorizzare Amici nella sua funzione originale di talent show proprio quando i mass media invece lo accusano di essersi trasformato troppo in un reality?
La classifica finale del festival ha naturalmente promosso anche i protagonisti delle edizioni di X Factor, il talent show della Rai, con gli ottimi piazzamenti di Marco Mengoni e di Noemi, nonché con la vittoria di Tony Mayello nella sezione giovani, ma sono gli “Amici” ad aggiudicarsi il primo premio per due anni consecutivi, rispecchiando un po’ i confronti dell’Auditel quando i sabati sera si fronteggiano le “Poste per te” della De Filippi con i vari Treni dei desideri o Ballando con le stelle di Rai Uno. Dalla gelatina di questo festival credo, però, sia emerso anche il peggio di Amici. Confesso di essere rimasta molto colpita dal cambiamento nelle reazioni del pubblico e dell’orchestra. Generazioni di spettatori si sono seduti sulle poltrone del Casinò di Sanremo e poi dell’Ariston, ma tutte sono sempre state giudicate fredde, composte, educate, più preoccupate di sfoggiare i loro abiti da sera che di creare un clima accogliente per far sentire “a casa” i cantanti. Hanno sempre accolto con tranquillità o con qualche fischio isolato, la “non premiazione” di pezzi che avrebbero fatto poi la storia del festival, da 24000 baci di Celentano, a 4 marzo 1943 di Lucio Dalla, da Vita Spericolata di Vasco Rossi, a 1950 di Amedeo Minghi (addirittura ultima in classifica) e Donne di Zucchero (penultima), ecc.. Hanno continuato ad applaudire i cantanti rimasti quando uno di loro si era ucciso fuori scena.
Quest’anno abbiamo assistito invece ad una scena felliniana, con gli spartiti dell’orchestra che volavano sul palco (l’inquadratura di uno di questi accartocciato in primo piano dava un certo brivido, quando si è letto Volare) per una generale contestazione sugli esclusi dalla selezione della terna finale, ma soprattutto, in sintonia con le urla del pubblico “Venduti, venduti!” , contro quell’Italia amore mio “’indecorosa e per nulla divertente, quali furono altri inni festivalieri alla nazione, da Cutugno a Reitano”, come Alberto Piccinini su Il manifesto.definisce la seconda classificata. Provocatori, aggressivi, sprezzanti furono anche i singoli interventi, sia in studio sia nelle telefonate a casa nell’ideale prosecuzione della finale del festival il giorno dopo, a Domenica In, mentre Pippo Baudo metteva Vittorio Scanu nell’arena fra pubblico e giornalisti. Visto poi che questi ultimi erano le stesse persone che l’anno precedente giudicavano gli “Amici”, sembrava proprio nei toni e nei contenuti che non ci fosse soluzione di continuità fra l’una e l’altra trasmissione.
Una volta poi, era compito del presentatore del festival mantenersi neutrale, cercando poi nel dopofestival di arginare, mediare le critiche ai cantanti; quest’anno invece
O é quello, forse, l’unico momento in cui gli spettatori hanno ricordato che Sanremo è Sanremo, cioè un festival di canzoni, in cui sono ammesse le autorità, ma debbano rimanere fuori tutto ciò che ritroveremo nella settimana successiva nella nostra vita e nei vari Annozero e Porta a Porta?
La commistione, il “fluttuare della gelatina” fra il festival e il reality show non ha riguardato solo il vincitore o il pubblico, ma è passato “attraverso il corpo” della “protagonista assoluta”, Antonella Clerici.
Era una presenza annunciata la sua, almeno da due anni dal direttore della Rai, quando già calcava il palco dell’Ariston il sabato sera per “ Ti lascio una canzone” , amata dai bambini e anche delle donne, le quali non vedono in lei una rivale, ma una “complice”, pure nella lotta contro i chili di troppo, da lei sempre portati con disinvoltura, brio e semplicità. Aveva una sua professionalità già collaudata da anni di tv
Nessuna scala quest’anno per entrare in scena, ma solo nei trailer che già da un mese prima ci ricordavano l’appuntamento con la manifestazione canora, e in cui
Con
Chi mi ha seguito fin qui potrà forse dire che sono io l’illusa, sono io l’unica che vuole ancora nutrirsi del sogno di Sanremo, e che l’edizione di quest’anno, invece di celebrarne un anniversario importante con la ripresentazione degli stereotipi in sessant’anni, ha fatto ascolti perché ha saputo rigenerarsi, perché è stato gelatinosa lasciandosi attraversare da quello che gli spettatori cercano nei reality: superare le “nomination”, sfiorare l’eliminazione, per vincere proprio poi grazie al pubblico, il quale è autorizzato a smobilitare e “gettare sul palco” ciò che ha sempre tenuto dentro, la rabbia, la protesta, ma anche la maleducazione, l’insofferenza, l’insulto, le parti peggiori di sé, e che nello stesso tempo coltiva il sogno della cenerentola che diventa regina.
Sono confusa, lo ammetto…e invece di questo festival specchio della realtà o del reality preferisco ancora rifugiarmi nelle immagini di quelle che “sono solo canzonette”, ma che ci rendono “irraggiungibili”, nel sogno di un amore , in tutti i modi, in tutti i luoghi…con l’universo che ci insegue.
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