Luigi era nato a Cassine in provincia di Alessandria,il 21 marzo del 1938; in seguito si era trasferito con la famiglia a Genova. Inizialmente fu appassionato di jazz,suonò infatti il clarino in una band formata da grandi talenti che faranno nascere la “scuola genovese”:Bruno Lauzi, Gino Paoli e Fabrizio De André. Quando il gruppo si sciolse,Tenco si dedicò al rock’n’roll e fondò i” Diavoli Rock” dove suonava il sassofono.
Nel 58' scrisse(anche se non poteva ancora firmarle non essendo iscritto alla Siae) le canzoni “Ciao ti dirò”,insieme a Giorgio Gaber,e “Angela” portata in seguito al successo da Johnny Dorelli.
Ma è con “Mi sono innamorato di te”, scritta nel 62',quando era ancora alla Ricordi, che l’artista riesce ad esprimere il suo talento.E' certamente una canzone dal testo inconsueto,pur trattando un tema (l’innamoramento) abbastanza “sfruttato”.
Tuttavia basta ascoltare(o leggere) i primi versi per accorgersi del diverso approccio nei confronti di questa tematica:”Mi sono innamorato di te/ perché non avevo niente da fare/il giorno volevo qualcuno da incontrare /la notte volevo qualcosa da sognare”. L’ innamoramento non è più visto come qualcosa d’irrazionale ed impulsivo ma come un freddo calcolo razionale per colmare la vacuità della propria esistenza. Nel 1962 interpretò il suo unico film come attore,” La Cuccagna” per la regia di Salce, pellicola nella quale cantò il brano “La ballata dell' eroe” composta dall' amico De Andrè
Tenco iniziò ad apparire anche in televisione sempre più spesso tra il 66' e il 67' e a cantare le sue canzoni, nelle quali era ormai evidente il suo rifiuto del conformismo,del razzismo e della discriminazione nei confronti dei giovani( come nelle canzoni “E se ci diranno” e ”Ognuno è libero”);questo suo impegno non fece di lui un’ icona per i contestatori pre 68',che anzi polemizzarono con lui durante una tavola rotonda a cui l’artista partecipò. Uno scontro era inevitabile:troppo diverso era il “mondo” dal quale proveniva Luigi, quello contadino intriso di valori arcaici che lui voleva difendere,rispetto a quello dei suoi interlocutori,figli della borghesi ma ribelli al loro stesso “mondo" che volevano sostituire con “qualcosa” di non chiaro neanche nelle loro menti.
Brevissima fu la sua esperienza nella casa discografica Jolly, appena in tempo per scrivere una delle sue più belle canzoni” Ho capito che ti amo” nella quale ci regala altri splendidi versi: “Ho capito che ti amo/ quando ho visto che bastava una tua frase/ per far sì che una serata come un' altra/ cominciasse per incanto ad illuminarsi”
Con la canzone”Un giorno dopo l’altro” gli si aprirono le porte della R.C.A(la più potente casa discografica del tempo in Italia) ma Tenco si sentiva come un” pesce fuor d’acqua”,catapultato in una realtà dove regnava solo il marketing ed i cantanti erano visti non come artisti da sostenere nel loro processo creativo ma come possibili “galline dalle uova d’oro” utili a sfornare motivetti facilmente orecchiabili e di successo. Eppure nonostante dovesse convivere con pezzi di una mediocrità evidente,l’artista riuscì a crearsi una sua” oasi “ ed un suo pubblico che amò la già citata”Un Giorno dopo l’altro” sigla del celebre sceneggiato “Le nuove inchieste del Commissario Maigret”.
Si tratta di una canzone malinconica con un testo che esprime tutto il suo disincanto nei confronti della vita ed il rimpianto per una felicità mai completamente raggiunta:”E gli occhi intorno cercano/ quell’ avvenire che avevano sognato/ma i sogni sono ancora sogni/ e l’avvenire è ormai quasi passato”. Traspare nei versi seguenti una fatalistica rassegnazione nei confronti dell’avvenire:”Un giorno dopo l’altro/la vita se ne va/domani sarà un giorno uguale a ieri”. Un pessimismo quasi “cosmico”,con reminiscenze leopardiane nei versi finali:”e la speranza ormai è un abitudine”.
In un filone più romantico possono essere inserite le canzoni”Vedrai,vedrai” e ”Lontano lontano” e soprattutto “Se Stasera sono qui”,una delle più belle canzoni scritte dal cantautore, che vide la luce solo dopo la sua morte,conquistando il terzo posto ad una rassegna estiva pur cantata da altri(Tenco però aveva fatto in tempo ad inciderla e la sua versione uscì postuma).
Siamo giunti all’epilogo della travagliata carriera musicale di Luigi:la R.C.A lo spinse a partecipare al Festival in coppia con Dalidà e Tenco entrò in quella specie di fossa dei leoni ,dove si poteva essere eliminati dopo soltanto un’esibizione,presentando una canzone moderna ma senza alcuna possibilità di successo:”Ciao amore,ciao”.Un testo molto autobiografico con un ritornello che riprende il titolo(in realtà la canzone si sarebbe dovuta chiamare ”Li vidi tornare” ed il tema sarebbe stato quello della guerra)non molto efficace.Tuttavia il tema centrale della canzone, cioè l’emigrazione dalle campagne verso le metropoli e la conseguente solitudine dell'emigrante insieme al senso di straniamento nel trovarsi catapultato in una nuova realtà è ben sviluppato:”In un mondo di luci sentirsi nessuno/e saltare cent’ anni in un giorno solo.Il ritornello, insolitamente allegro,rappresenta un grido d'amore verso la persona amata e di speranza in un futuro migliore.
Il pubblico però non apprezzò,i critici nemmeno,e la canzone venne brutalmente eliminata. Tenco amareggiato scrisse le sue ultime parole :“ Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda "Io tu e le rose" in finale e ad una commissione che seleziona "La rivoluzione". Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”. Poi,secondo la versione ufficiale, si sparò un colpo alla tempia.
Su questo gesto, estremo nella sua tragicità, furono fatte fin troppe congetture ognuna basata su presunte verità o ipotesi di chi non accettò ,sin da subito, la tesi del suicidio.
L'unica cosa certa è che biglietto lasciato da Luigi prima di morire rifletteva il suo stato d' animo contingente:
erano stati giorni turbolenti quelli che avevano preceduto la sua ultima notte,perchè Luigi non era a suo agio in un ambiente come quello del Festival ed era pentito di aver accettato le pressioni della RCA che lo voleva lì come un qualsiasi cantante di “canzonette”.
Ma la realtà fu molto diversa: Tenco non era nelle condizioni psicologiche per offrire una buona performance(fu in effetti forse la sua peggiore), la canzone non fu capita né dal pubblico né dalla commissione che doveva ripescarne un paio già bocciate. Interessi, favori reciproci ed una certa miopia portarono i componenti della commissione a dare il colpo di grazia all 'equilibrio di un uomo sofferente perchè bocciarono definitivamente la canzone. E questo per Luigi segnò la fine, se si avvalora la tesi del suicidio. Perchè molti dubbi restano ancora irrisolti riguardo a questo suicidio “ al di sopra di ogni sospetto”.
Certamente il suo equilibrio mentale non era dei migliori in quei giorni e come tutte le persone sensibili e pensanti ,in lui si alternavano momenti di gioia e amore per la vita ad altri di pura disperazione. Poi convivevano in Luigi anche i traumi subiti da bambino: l' aver scoperto in tenera età di non essere figlio dell'uomo che gli aveva dato il suo cognome( pur essendo morto prima che lui nascesse),ma frutto di una fugace relazione della madre con uomo più giovane che Tenco riuscì ad incontrare solo da adulto. La sua fu un'esistenza nella quale ci fu sempre la ricerca dell' Amore e dell' Amicizia, “medicine” che potessero alleviare la sua solitudine: ma la ricerca di entrambe portò altro dolore a Luigi. Amicizie che non durarono a lungo ed amori difficili furono elementi costanti della sua breve vita.
Il rapporto che si incancrenì con Gino Paoli a causa di una donna, l' amore(forse il più importante) per una ragazza, Valeria, che fu sempre sofferto secondo quello che raccontò il fratello di Luigi (che incontrò anni dopo la donna). Questo traspare dalle tre lettere scritte da Luigi a Valeria(pubblicate solo nel 92'),nelle quali emerge la sua figura di spirito libero che avrebbe desiderato ricominciare da zero,rinunciando al rapporto con la madre e con i fratelli, alla sua musica, al suo”mondo” pur di essere sereno anche lontano dall'Italia con Valeria l'unica donna veramente amata. Non esserci riuscito, l' aver accettato i compromessi della discografia, rappresentati dalla partecipazione a Sanremo ,lo fecero sentire “inutile” e lo spinsero, forse, al suicidio, .
Che i suoi sentimenti non fossero mai banali , anche nei confronti della madre, lo si evince da una delle sue più belle canzoni, “ Vedrai vedrai” dedicata a sua madre,e non ad una donna amata come potrebbe apparire.
La splendida e struggente melodia danno forza al ritornello che in un altro contesto potrebbe sembrare “scontato”:
“ Vedrai vedrai/ vedrai che cambierà/ forse non sarà domani/ma un bel giorno cambierà/ Vedrai vedrai /non son finito sai /non so dirti come e quando/ma vedrai cambierà”
Ma la vis poetica di Tenco traspare nei versi seguenti:” Preferirei sapere che piangi/ che mi rimproveri di averti delusa/e non vederti sempre così dolce/accettare da me tutto quello che viene/mi fa disperare il pensiero di te e di me che non so darti di più”.
Parole simili a quelle che direbbe un uomo alla propria compagna, più che un figlio ad una madre : Luigi amava le persone in modo assoluto senza seguire schemi stereotipati dai quali sfuggiva.
Oggi purtroppo in molti ( soprattutto chi è lontano anni luce dalla sua integrità morale)ricordano la sua figura in modo stereotipato, più per quel maledetto Festival che non per le splendide canzoni regalateci.
Ma Luigi Tenco rimane vivo nel ricordo di che l'ha conosciuto di persona o attraverso la sua musica:di lui ci restano gli splendidi versi, la sua musica affascinante, ed ancora oggi sentendo la canzone “Lontano lontano” che rappresenta il suo”testamento” artistico anche chi non ha vissuto i suoi anni rimane convinto della modernità di Luigi Tenco, un poeta prestato alla musica.
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