Calcio: Amaurì sotto i riflettori

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Era il 6 aprile del 2008 la Juventus era di scena a Palermo, era l’anno del ritorno in A, un ottimo campionato per i bianconeri, terzi in classifica. La Juventus, quella sera, gioca una splendida partita, ma la perde.

 

La Juventus, fresca del successo in casa dell’Inter, gioca per vincere e gioca tranquilla. Attacca, ma va sotto di due gol. E’ un super Amaurì a mettere al tappeto la Vecchia Signora, che nella ripresa chiude nella sua metà campo il Palermo. La Juventus spinge e giunge, meritatamente, al pareggio, grazie a due magie di un Del Piero favoloso.
Un paio d’interventi prodigiosi del quarantunenne Fontana evitano il sorpasso bianconero. Al 89’, un giovane cresciuto nella Juventus, Cassani, il sosia di John Cusack, con un tiro fenomenale da trenta metri, segna il primo gol della carriera, e regala il successo al Palermo.
Il buon Ranieri come al solito perde, le quotazioni di Amaurì schizzano e la Juve decide di acquistarlo, la cifra è enorme, e spropositata: venticinque milioni.

L’avvio del campionato con la Juventus è straordinario con dieci gol in quindici partite, Trezeguet è fuori per infortunio, lui gioca sempre e l’intesa con Del Piero c’è.

A lui inizia ad interessarsi anche Marcello Lippi perché Amaurì in Brasile non se lo fila nessuno, perché è il classico centravanti di manovra che piace al tecnico campione del mondo e soprattutto perché la moglie di Amaurì ha discendenti italiani.

Amaurì in fondo in Brasile non lo conoscono quasi. A vent’anni è sbarcato in Italia. Le sue squadre: Napoli, Piacenza, Messina, Chievo, Palermo e Juventus.

Gli intoppi burocratici saranno tantissimi per il brasiliano, sempre ad un passo dal diventare italiano. Ogni volta che si trova ad un passo dal passaporto italiano c’è un intoppo. Sembra una maledizione, forse frutto di chi in nazionale non lo vuole, soprattutto per via del legame Lippi – Juventus, che per certa stampa pare indissolubile.

Il 10 febbraio 2009 è in programma a Londra, nello stadio dell’Arsenal, un’amichevole di lusso: Brasile – Italia. Amaurì è convocato da Dunga, ma rifiuta la convocazione.
Pare, perché non c’è niente di ufficiale, che dietro ci sia stato Lippi, che gli garantiva la maglia azzurra. Dunga se la lega al dito: “Io non l’ho convocato e mai lo convocherò”, più o meno questo è stato il Dunga pensiero. La partita è umiliante, dopo 20’ il Brasile è già sul 2-0, l’Italia non tira mai in porta e clamorosamente Dunga, generalmente un tipo poco simpatico, non infierisce sugli azzurri.

La domenica successiva Amaurì segna contro la Sampdoria, il suo ultimo gol della stagione, perché dopo quel match s’infortuna. Al ritorno in campo non sarà più lui. I documenti non arrivano.

Campionato nuovo, allenatore (semi)nuovo, la Juventus ha ben otto calciatori fissi in nazionale, potenzialmente nove con Amaurì, che, però, inizia male, si sblocca all’ottava giornata contro la Fiorentina. Poi un gol al Siena e due alla Samp di Cassano. Dopo otto mesi di digiuno, quattro gol in dieci giorni, Amaurì sembra tornato, e fa paura agli attaccanti italiano tanto da far uscire allo scoperto Pazzini, che da Coverciano, in novembre prima dell’amichevole con gli svedesi, sul probabile naturalizzato si esprime così: “Questa situazione mi dà fastidio, capisco se uno è mezzo italiano e mezzo brasiliano, un conto se non è per niente italiano”. Il bomber della Samp è parte in causa, ma anche altri nazionali, vedi Zambrotta, non vedono di buon occhio l’Amaurì italico. Lippi, però, è sempre convinto.

Ma la Juventus a cavallo tra 2009 e 2010 naufraga. Arrivano sette sconfitte in nove partite, addio allo Scudetto e alla Champions. Ciro Ferrara viene esonerato, si sa, paga sempre l’allenatore.
I quattro in pagella fioccano per Amaurì, e quei quattro sono pure generosi.

Un centravanti che gioca spalle alle porta non si può vedere, lui s’incupisce, diventa un oggetto misterioso, ma è sempre in campo, essendo l’unico sano dell’attacco juventino. Cambia l’allenatore, ma Amaurì è sempre lo stesso: apatico. Un corpo estraneo alla squadra.

Poi, dopo quasi quattro mesi, il ritorno al gol, con il Genoa, dopo pochi giorni una doppietta all’Ajax!

Borriello e Pazzini, intanto, giocano bene e segnano, saranno loro a giocarsi il posto di vice Gilardino. Per Amaurì le porte della nazionale sono chiuse, un bel lucchetto lo mette la sorte perché nel ritorno contro l’Ajax lui si fa male di nuovo, stop di un mese. E bye bye Sud Africa.

Ieri Amaurì è diventato finalmente italiano, convocabile, ma lui infortunato forse ha guardato gli azzurri, in campo a Montecarlo contro il Camerun, mentre il suo ex Brasile ha battuto, sempre a Londra, l’Eire del Trap 2 – 0!

Un anno fa tutto lo volevano per il mondiale, oggi lui sa che il mondiale non lo giocherà.
Prendendo in prestito un’espressione di Mazzarri, che potrebbe allenarlo l’anno prossimo, Amaurì è “come Cecilia dalle belle ciglia, tutti la vogliono ma nessuno piglia”.