La Nazionale italiana aveva giocato la sua prima partita il 15 maggio del 1910. Avversaria la Francia,battuta con un sonoro 6 a 2,grazie a una tripletta di Lana; curiosamente i giocatori italiani portavano una divisa bianca. L'azzurro fece capolino solo nella terza partita ufficiale giocata contro l'Ungheria e persa per 1-0. I primi anni furono difficili per la Nazionale,che perdeva in continuazione oltre che con gli ungheresi anche con gli austriaci, ed alle Olimpiadi calcistiche non andava oltre i quarti di finale.
L'anno della svolta fu il '28 ,quando battemmo per la prima volta l'Ungheria per 4 a 3, arrivando terzi alle Olimpiadi, battuti soltanto dall'Uruguay in semifinale.
Eravamo dunque una Nazionale tra le più forti in Europa, quando Vittorio Pozzo prese il timone dell'Italia il 1° dicembre del '29 nella partita contro il Portogallo; Pozzo aveva già guidato gli azzurri in due Olimpiadi,ma senza grandi risultati, e successivamente non aveva più allenato.
Tuttavia si era tenuto aggiornato sul calcio internazionale, girando il mondo anche perchè era un inviato de “La Stampa”:conosceva già il Sistema che si giocava in Inghilterra ed ammirava Hugo Meisl trainer dell'Austria.
Pozzo quando divenne commissario tecnico non percepì mai uno stipendio. Ebbe molti meriti,ma fu anche fortunato nel ritrovarsi tra le mani una generazione di calciatori di grandissimo livello; con loro fu un “padre” severo ma giusto, che pretendeva disciplina dai suoi calciatori-soldati(lui stesso era un alpino). Sapeva però quando era il momento di far svagare i suoi giocatori,inventando delle mezze giornate di riposo, e chiudendo gli occhi su come passassero quelle ore di svago.
L'Italia con lui vince nel ' 30 una Coppa Internazionale(antesignana del Campionato d' Europa) ma non partecipa ai Mondiali del' 30 come tutte le maggiori nazionali europee dell'epoca.
I Mondiali del '34 diventano l'occasione per il fascismo e per Mussolini(che ha preso il potere nel '22 e vede nel calcio un' opportunità per dare lustro internazionale all'Italia) per consolidare il consenso popolare: l'Italia ottiene l'organizzazione della manifestazione nell'ottobre del '32 durante il congresso della Fifa a Stoccolma.
Le città scelte sono Milano, Genova,Torino, Roma ,Firenze, Bologna, Trieste e Napoli.
32 paesi si iscrivono al torneo e questa volta servono le qualificazioni per determinare le 16 partecipanti alla fase finale. Anche l'Italia, nonostante sia padrona di casa,deve affrontare il turno di qualificazione: una pura formalità considerando che l'avversario è la modesta Grecia, battuta per 4 a 0.
Domenica 27 maggio ha inizio il secondo Campionato del Mondo, con gli ottavi di finale che si giocano contemporaneamente nelle otto città: a Torino l'Austria fatica moltissimo contro i francesi battuti 3 a 2 solo nei tempi supplementari. Anche la Cecoslovacchia e l'Ungheria hanno le loro difficoltà a regolare rispettivamente Romania(2-1) ed Egitto(4-2), mentre la Germania vince facilmente sul Belgio per 5 a 2.
Le prime sorprese sono rappresentate dalle precoci eliminazioni di Argentina,battuta per 3 a 2 dalla Svezia e Brasile sconfitto per 3-1 dalla Spagna. Va però detto che gli argentini si presentano con una formazione rimaneggiata per protestare contro l' utilizzo degli oriundi(Orsi,Monti e Guaita) da parte dell'Italia,mentre il Brasile è ancora lacerato dalle divisioni interne delle numerose leghe calcio presenti nel paese.
Infine l'Italia, a Roma, si sbarazza facilmente degli USA con un perentorio 7 a 1 grazie alla tripletta di Schiavio, alla doppietta di Orsi ed al goal al 90' di Meazza.
A partire dai quarti di finale si comincia a fare sul serio:nel derby danubiano l'Austria ha la meglio sull'Ungheria per 2-1, e con lo stesso punteggio i tedeschi superano la Svezia. La Cecoslovacchia sconfigge con difficoltà gli svizzeri(3 a 2) , ma è lo scontro tra Italia e Spagna il quarto di finale più drammatico.
La partita si gioca a Firenze: gli iberici, che schierano in porta il favoloso Zamora, passano in vantaggio al 31' con Reguero, tuttavia vengono raggiunti sul pareggio allo scadere del primo tempo a causa di un goal di Ferrari, con il sospetto di una carica di Meazza su Zamora. I supplementari non cambiano il punteggio, così si va alla ripetizione della gara il giorno seguente.
Pozzo cambia 4 uomini e dà più freschezza alla squadra, mentre la Spagna deve rinunciare a Zamora infortunato, ed è questo che fa la differenza: al 12' del primo tempo Meazza segna di testa il goal partita.
Con qualche aiuto, anche della buona sorte, gli azzurri sono giunti in semifinale contro l'Austria;la partita si gioca A Milano, ed anche in questo caso vinciamo per 1 a 0, grazie ad una rete molto contestata dagli austriaci: al 19' del primo tempo Schiavio tira un bolide verso il portiere austriaco, che respinge a mani aperte. Sulla respinta Meazza si getta sul pallone urtando il portiere; mentre la palla sta per varcare la linea, sopraggiunge Guaita che le dà il tocco definitivo.
L'Italia è brava a difendere il vantaggio e conquista la finale contro i cechi che nell'altra semifinale hanno superato in scioltezza la Germania per 3 a 1.La finalina per il terzo posto sarà vinta dalla Germania per 3-2 sull'Austria
La finale si disputa il 10 giugno, una settimana dopo le semifinali, a Roma. Lo stadio del Partito Nazionale Fascista (futuro Flaminio) è completamente esaurito: circa 55.000 spettatori, tra i quali il duce, assistono alla partita,con la speranza di vedere gli azzurri trionfare.
La gara è inizialmente tesa e con poche emozioni: i cechi, che possono contare su un grande portiere come Planicka e sul capocannoniere del torneo Nejedly autore di cinque reti, cercano di contrastare la vigoria atletica degli italiani con manovre avvolgenti, ma il primo tempo si chiude a reti inviolate.
Quando lo svedese Eklind fischia l'inizio del secondo tempo il copione sembra non cambiare,tuttavia al 71' arriva la doccia fredda per tutti: Puc , da posizione angolatissima, riesce a battere Orsi portando in vantaggio i cechi, che vanno vicinissimi al raddoppio con Sobotka, ma il palo gli nega il goal.
Gli azzurri hanno il merito di risalire la china macinando gioco, ed all' 81' Orsi con un formidabile tiro da oltre venti metri ristabilisce il pareggio; il risultato non cambia più e si va ai supplementari. e gli azzurri non vanno nemmeno negli spogliatoi a ritemprarsi, tanto sono carichi
Pozzo inverte i ruoli dell'ala Guaita e del centravanti Schiavio per scompaginare i piani degli avversari, e la mossa funziona: al 5' del primo tempo Meazza libera Guaita che attende l'arrivo di Schiavio per servirlo. L'azzurro scocca un tiro non potente ma angolata e Planicka non riesce ad arrivarci. E' il goal che ci dà il Mondiale, perchè nei restanti 25' l'Italia difende il prezioso vantaggio.
Al fischio finale è l'apoteosi per i tifosi presenti allo stadio e per quelli che hanno ascoltato la radiocronaca di un giovane Niccolò Carosio.; ma più di tutti esulta Mussolini perchè il fascismo ha avuto la vittoria che desiderava. Dalle sue mani il capitano Combi,alla sua ultima partita, riceve la coppa Rimet che premia il cuore degli azzurri, capaci di rispettare i pronostici e di battere le migliori compagini europee.
Gli azzurri si schieravano con il Metodo,lo schema più in voga in quegli anni; davanti a Combi agivano due terzini, Monzeglio ed Allemandi( che avevano sostituito i “veterani” Rosetta e Caligaris), con il compito di spaziare sul tutto il fronte difensivo. Il centromediano Monti(che aveva giocato nel precedente Mondiale con l'Argentina) era il giocatore chiave con la doppia funzione di bloccare la fonte di gioco avversaria e di far ripartire l'azione. Ai suoi lati Ferraris IV e Bertolini che completavano la mediana azzurra.
I due registi erano Meazza, capace di “letali” inserimenti in attacco,e Ferrari più propenso alla copertura,mentre in attacco le ali erano i due oriundi Guaita(che aveva tolto il posto al barese Costantino) ed Orsi, giocatore funambolico e di classe purissima, che si integrava con il centravanti di “sfondamento Schiavio.
Il giocatore simbolo di quella squadra era naturalmente Peppino Meazza, il miglior giocatore europeo degli anni 30', dotato di una tecnica perfetta,partito come centravanti e poi diventato sublime rifinitore sia nell'Inter che nella Nazionale. Il primo giocatore italiano che è entrato nella leggenda, anche per quello che avrebbe saputo fare nel successivo Mondiale. Ma questa è un'altra storia...
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