Capitolo 1- Una locomotiva in regalo
Bisogna riconoscere che la ragazza aveva fantasia già di prima mattina, quando svegliava il piccolo Alfred perché aveva trovato un atlante e dovevano decidere insieme quale sarebbe stata la destinazione della prossima avventura.
Alfred non protestava mai, anche con gli occhi pieni di sonno, chiedeva semmai dove si andava, e di dargli il tempo per prepararsi, e prima di infilarsi sotto le coperte del lettone dei suoi genitori insieme alla sorella, si limitava a sciacquarsi la faccia, perché Alma Perth non gli dava neanche il tempo di stiracchiarsi!
Erano sbucati dalle lenzuola e si erano ritrovati presto a Tunisi. Alfredino non aveva più sette anni, ma era un capostazione che aspettava il treno, che un giorno sarebbe diventato di sua proprietà, come ringraziamento per aver sostenuto economicamente il governo inglese, anche se si trattava di pochi dinari il suo finanziamento per la costruzione di una linea ferroviaria che collegasse il Cairo con Città del Capo.
« Locomotive! Una firma, un’offerta e una locomotiva garantita! L’impero britannico dimostrerà la sua gratitudine regalando a tutti i beneficiari una locomotiva » urlava Alma fuori dalla stazione, finchè Alfred, che non era alla sua solita postazione perché aveva bisogna di rifocillarsi, si era fermato ad ascoltare le promesse della ragazza, che non ricevette molto credito dagli altri passanti.
« Qual è l’offerta minima? » aveva domandato il capostazione
« Pochi dinari, davvero! Pochi dinari! »
Gli rilasciò una ricevuta (probabilmente del barbiere) che Alma aveva trovato vicino al comodino di papà.
Alfred alzò la testa, accortosi del falso, e vide Alma scappare verso la stazione perché stavano arrivando degli uomini di polizia. La raggiunse correndo e la ritrovò nascosta nel suo gabbiotto.
« Potevi dirlo subito che ti servivano dei soldi senza ricorrere all’imbroglio » la rimproverò
« Se ne sono andati? » chiese non badando alle parole del ferroviere
« Non si sono accorti di te e dei tuoi biglietti. Sei stata fortunata, però la tua improvvisa fuga avrebbe potuto insospettirli »
Non l’ascoltava, ancora spaventata, chiedeva se la stazione era deserta come quando era entrata e si era nascosta nella sua cabina.
« A quest’ora è così » o almeno lo era nella loro fantasia!
« Mi dovrai nascondere tu in questi giorni! » sorrise disinvolta
« Non ne capisco il motivo. Sei soltanto una ladruncola, la polizia ha altro a cui pensare » replicò Alfred.
« Ma io non ho un posto per dormire, se almeno avessi recuperato dei soldi avrei preso un treno »
« E’ per questo che truffavi i passanti? »
Alma raccontò che era alla ricerca dei suoi genitori, scomparsi misteriosamente una notte. Era riuscita a scoprire che due persone che assomigliavano alla descrizione che dava di suo padre e di sua madre erano stati visti che lasciavano Tunisi in treno.
Alfred l’ascoltò senza fiatare. C’era qualcosa che non lo convinceva nelle vicende riportate dalla ragazza. I suoi dubbi possono essere sintetizzati in quanto segue:
1) Era davvero allarmata per la presenza della polizia che non si era nemmeno accorta della sua presenza o era da ben altro che scappava?
2) Dalle sue parole deduceva che Alma avrebbe preso un treno qualunque purché fosse un treno, ma non sembrava la strategia migliore per ritrovare i suoi parenti che potevano essere andati chissà dove (e non era sicura che si fossero effettivamente spostati da Tunisi). Una ragazza così intraprendente e furba, come l’immagine che dava di sé, avrebbe agito da sprovveduta?
Poteva sbagliarsi, in fondo di lei non sapeva neanche il nome, ma non tardò a capire quanto fosse pericoloso fidarsi di Alma Perth!
Alfred non sapeva se fosse il caso di mettere a conoscenza la sua ospite delle sue riflessioni. Decise di aspettare, perché non voleva tirare conclusioni affrettate, anche se, ne era certo e le sue non erano solo illazioni, la ragazza aveva bisogno di protezione e nascondeva un segreto.
Durante la cena non distolse un istante lo sguardo da lei, che cercava di non dare l’impressione di essere infastidita e imbarazzata.
« E’ triglia vero? » domandò Alma disinvolta
Alfred non rispose impegnato ancora nei suoi pensieri.
« Gusto con piacere il pesce e soprattutto la muggine, la suola, lo sgombro, l'epinefolo e il persico. Ma anche la triglia non è male »
Il suo interlocutore si alzò dalla sedia e mostrò con un cenno del capo la camera degli ospiti.
« Sono molto stanco e anche se è da poco tramontato il sole preferisco coricarmi, nella tua stanza troverai dei libri che potrai leggere per conciliare il sonno »
Alma si era sdraiata sul letto notando subito i libri sul ripiano. Alfred non si addormentò subito, ma incominciò a fantasticare ripetendosi in cuor suo: avere una locomotiva tutta per sé! Avere una locomotiva…
Conservava ancora quella ricevuta truccata, ma se il governo inglese non si fosse impegnato a recapitargli la locomotiva, e nei suoi sogni i bretoni erano in debito con lui, avrebbe scritto una lettera di proteste alla regina.
Era stata una notte calda, Alfred respirava affannosamente e spesso doveva alzarsi dal letto a riprendere il fiato che gli mancava. Si girò e rigirò provando tutte le posizioni possibili che lo aiutassero a riaddormentarsi, ma quelle più comode non lo aiutavano a respirare meglio, perciò fu costretto a riposare in posizione supina.
Si coprì un poco perché senza coperte (anche se la serata era torrida e aveva un suo odore simile al bruciato) non riusciva ad addormentarsi.
Le palpebre scivolarono lentamente coprendo gli occhi del capostazione asmatico, ma le urla di Alma lo svegliarono, anche se credette per un attimo di averle sognate.
« Wanda! » ripeteva più volte e: « no, non voglio! »
Alma, l’altra, la sorella di Alfredino suggerì sottovoce: « tu non vuoi svegliarmi perché vuoi scoprire se ti nascondo qualcosa. Perciò devi evitare che agitandomi possa svegliarmi »
E così, senza la minima possibilità di obiettare, Alfredino cercò di capire che cosa intendesse esattamente con le parole: « devi evitare che agitandomi possa svegliarmi ».
« Ah! Aiuto! » gridò nuovamente rotolando verso l’estremità opposta del letto. Sarebbe caduta (e dunque si sarebbe svegliata!) se il capostazione non l’avesse spinta un poco. Alfred faticò molto perché Alma parlava continuamente nel sonno sudando e rotolandosi alternativamente da una parte e l’altra del letto rischiando di continuo di cadere.
Alfredino era esausto a furia di correre tra le estremità del letto trattenendo la ragazza.
« Alma! Alfredo! Vi ho preparato la colazione » disse la madre dei due dalle scale
La ragazza scivolò e si ritrovò per terra tra le braccia del fratello. Aprì gli occhi e tirò uno schiaffo ad Alfred ridendo e corse per la casa per non farsi prendere dal fratello che aveva i lacrimoni.
Questo ultimo gioco ebbe delle ripercussioni sui sogni di Alma. Quella notte conosceva perfettamente le lingue semitiche ma non riuscì a capire un mercante che contrattava in arabo. Avrebbe voluto comprare la mappa dei venti minori ma non aveva dodici monete con sé. Il mercante le afferrò la mano lo stesso e le disegno sul palmo sinistro due soli e molte più lune. Poi uno strano simbolo che sembrava illuminare la mano per indicarle la strada.
Entrò nella grande casa ai piedi del fiume e vide un ragazzo affaticato seduto per terra a gambe incrociate che si passava una mano sulla fronte bevendone il sudore.
« L’arabo mi ha mandato qui, credo » gli disse.
« Non è arabo non è niente » la corresse
« E da qui dove si va? »
Il ragazzo si alzò all'improvviso e spinse l'uomo verso l'estremità opposta del lettino in cui dormiva evitando così una facile caduta.
« E' sempre così. Lo vedi questo grassone? Una volta era un dio (o un imperatore) e tutti lo veneravano come tale. A me dicono che ero suo figlio, altri che ero più semplicemente un servitore, il suo messaggero. Ci comparve in sogno quella figura misteriosa che si celava sotto i panni di un povero mercante arabo. Lo scacciammo duramente, lo bastonammo, lo percuotemmo, lo picchiammo. Non si era inchinato alla potenza di mio padre insinuando che non aveva dodici monete per pagare una carta dei venti minori. Ma era un sogno e dove li trovava quelle maledettissime monete?
Ora tutte le volte che sogniamo siamo costretti a spingerci a vicenda mentre dormiamo (questo è il sogno mio e sono io che resto sveglio) badando di non far cascare l'altro dal letto. Non so da quanto tempo sto sognando (bruttissima parola) e quindi da quanto tempo cerco disperatamente di uscire da questa stanza assicurandomi che non stia per cadere. So con certezza quante volte ho impedito che scomparisse (e io insieme a lui) se mi fossi distratto un attimo o meglio se mi fossi addormentato (in un sogno!). E' un numero di volte pari a 10¹³ utilizzando l'annotazione astronomica (più o meno il tempo trascorso, calcolato in secondi, dalla comparsa dei primi uomini sulla terra) »
Finì il suo racconto e Alma non ci capì niente. Il dio (o l'imperatore) si era svegliato (nel sogno del dio si era svegliato naturalmente il ragazzo).
Il ragazzo ad Alma: « La tua comparsa voleva annunciarmi qualcosa? Il mondo è giunto al termine? Mi sto per svegliare?O più semplicemente sto per svanire e insieme a me il mio dio? »
Alma non fece in tempo ad aprire la bocca che i due uscirono dalla stanza con le mappe dei venti minori sottobraccio, pronti a venderle ai prossimi sognatori.
Quando anche Alma si svegliò era felice che quello strano sogno, con tutte quelle persone che dormivano e si ridestavano uno nel sogno dell’altro, fosse finito. Era troppo difficile anche per lei che si sentiva grande, riuscire a raccapezzarsi in quello che le era successo.
(continua)
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