Un forte vento si alzò e sembrava modellare burrascosamente una capanna! In una fiaba, che conoscevano tutti i bambini dell’età di Alfredo e di Alma, c’era un certo lupo che soffiava talmente forte da distruggere le case dei porcellini. Il vento, si sa, soffia più forte del lupo, ma in quel mentre non distruggeva alcuna abitazione. Addirittura creava dal nulla!
Era davvero una sorpresa per i due vedersela là, per caso, troneggiare immobile in mezzo al Sahara. « Una capanna » esclamò basito Alfred
Anche per Alma era difficile credere a quello che vedeva, poteva ingannarsi, si trattava certamente di un’allucinazione.
Dalla capanna uscì un ometto pallido in viso che pareva non avere gli occhi, ma con delle unghie lunghissime.
« Ormai non vi aspettavo più » ghignò rivolgendosi ad Alma e ad Afred che avevano trovato il covo dell’organizzazione « non pensavo che sarebbe bastata una stupidissima cartina a mettervi in viaggio per trovarci. Non vi conveniva scappare come intendeva fare la cara ragazza dopo che gli abbiamo ucciso il capo di quel branco di ribelli? »
« Di che cosa sta parlando? » Afred non capiva
« Quello che non ti ho detto è che sono membra di un movimento indipendentista mascherato da circolo culturale per la conservazione del patrimonio letterario. E anche in realtà ci battiamo per questo oltre alla liberazione della Tunisia dai francesi. Quando mio marito è stato assassinato da quei criminale volevo andarmene, ma poi sei arrivato tu e ho capito che avevo una missione »
Ora Alfred sapeva tutta la verità.
« A proposito, mi hai portato il manoscritto che ti ha prestato il carovaniere? » domandò al capostazione
« Me l’ha regalato quel libro! »
« Illuso. Ma sarò generoso con voi. Voglio proporvi un gioco in cambio della libertà! » disse il perfido capo dell’organizzazione, e diede ad Alfred un libro.
« Apri a caso una pagina e leggila e continua fino alla fine. Se riesci a leggerlo tutto, ad alta voce, ai qui presenti, questa capanna sparirà e io con lei »
Ai due sembrava una proposta accettabile.
« D’accordo? Però nessuna parola deve sfuggire alle nostre orecchie! » puntualizzò
« E che libro dovrei leggere? » domandò Alfred
« Un inedito eccezionale! » sorrise malignamente « E’ un libro che si è scritto da solo, basandosi su una storia vera! » scoppiò in una risata a scatti.
Alfred aprì il libro e incominciò la lettura da una pagina centrale, saltando le prime parole che concludevano una frase iniziata nella facciata precedente:
Aveva senso solo l’infanzia, si diceva in quelle ore, ne era sicuro. Adorata, temuta, infelice, spensierata, non importava. Non mancava comunque di un suo significato. Lo avvertiva intimamente senza poterlo spiegare. E per gli altri com’era? Forse soltanto la sua esistenza, quella dei suoi familiari, diventati adulti non era vera o non era vivere. C’era sicuramente una possibilità di salvezza, una viuzza stretta come un carruggio da percorrere bendati. Percepiva nei conoscenti, nei colleghi di lavoro, negli amici che non erano riusciti a diventare magistrati come lui, strani ammiccamenti e sorrisi, come se loro conoscessero qualcosa. Il segreto, lo chiamava e non gli era stato rivelato da nessuno, neanche da me, sua figlia.
« Non le ho mai scritte queste cose! » si alterò Alma
« Lo so. Non c’è nessuno che sostiene il contrario. Sono dei pensieri che hai confidato a un’amica, prima che morisse quel vecchio pazzo di tuo padre che non era tagliato per vivere, o sbaglio? Ha capito troppo tardi che non c’era nessun segreto, ma che c’era chi viveva serenamente di piccole gioie quotidiane »
« Non era un pazzo! E tu come fai a sapere tutte queste cose? » gridava disperatamente Alma
« Che domande! Le ho lette. Ogni persona che ha alle spalle una storia da raccontare è un inconsapevole scrittore. Arriva un giorno che qualcuno si impadronisce di quel libro, lo sfoglia, lo legge ad alta voce e l’interessato entra subito in crisi »
L’ometto riprese il libro che aveva prestato ad Alfred e disse: « Continuo io, hai già la gola secca! E poi devo distruggerlo, come tutti i libri conservati nel deserto, come tutti i libri del mondo. Senza cultura siete destinati all’autodistruzione »
Quel mostro voleva continuare leggendo degli amori di Alma, dei suo sogni, delle sue paure, delle sue perversioni, e lei non poteva ascoltare, non ci sarebbe riuscita, preferendo di gran lunga la tortura.
« Basta! Te ne prego! » supplicava con le lacrime agli occhi
« Non vuoi che ti legga di tuo marito? Delle sue lettere d’amore? » se la rideva
Alma era inginocchiata per terra e si asciugò gli occhi con le mani sporche di sabbia. Ed ecco l’idea. Alfred estrasse dai pantaloni la boccetta che conteneva quella sabbia dorata che aveva preso come campione sull’isola e gettandola verso il capo dell’organizzazione Wanda non lo sfiorò, ma i granelli si separarono gli uni dagli altri e rimasero sospesi in aria.
Il deserto tremava e quei granelli luccicavano più che mai e si potevano distinguere i colori di ognuno: rosso, azzurro, bianco, giallo!
La conclusione immediata: l’uomo fu risucchiato dal Sahara e forse un giorno il Sahara lo restituirà all’umanità.
L’ora di pranzo era arrivata per Alfred ed Alma che si erano dispiaciuti per i libri che avevano riconsegnato alle biblioteche del deserto. Irrimediabilmente quel patrimonio si sarebbe consumato ugualmente, anche senza un bandito (o un demonio?) nemico della forma scritta e degli uomini.
Fine
| < Prec. | Succ. > |
|---|


