Racconto: Gli anni zero dell'amore

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Non ti ingannavi Dedalo

senza ali non si esce dal labirinto

Capitolo primo: La mattina alle ore ventitre

C’era sempre un letto che non era stato più disfatto dopo che Alma si era maritata e la sera, prima di addormentarsi, Alfredino allungava la mano per sfilare delicatamente il cuscino dal piumone e metterselo dietro la testa, insieme a un altro guanciale più sottile.

Leggeva fino a tarda notte, ormai certo che nessuno l’avrebbe potuto svegliare l’indomani sul presto. Da non frequentante, preparava gli esami a casa e si alzava tardi la mattina; non c’era sua sorella che appena apriva gli occhi doveva partire e subito lo cacciava in bagno a prepararsi per l’avventura: « Sciacquati la faccia con l’acqua fredda e sarai come nuovo! » ordinava la sua eroina. Forse sarebbero andati a Saskatchewan a combattere con le giubbe rosse, o arruolati nella legione straniera o a Francoforte sulle tracce di un criminale per conto dell’interpol.
La verità era che la vita incominciava quando Alma andava a prendere un grosso atlante cartonato.
Quella sera Alfredino l’avrebbe aspettata con la luce accesa, perchè Alma potesse inventarsi meglio una mattinata estiva, anche alle ore ventitre. E vederli arrivare insieme, lei e l’atlante.
Ma Alma non arrivava più. Si sa, quando non si dorme si passa una vita ad aspettare. Si aspettano treni, stagioni, film in uscita nelle sale, amori in ritardo, regali di compleanno, un appuntamento rimandato, il natale.
Non arrivava per davvero. E che rabbia non sapere affrontare un viaggio da soli!
Alfredo provò a giocare alle avventure con la figlia del portiere, ma non si divertiva. Lui non era Alma, non aveva la sua fantasia e la piccola Chiara non ne voleva sapere di andare troppo lontano dal cortile di casa. Non con lui.
Mi sono solo addormentato, Alma si preoccuperà se non mi sveglio subito, provò con i pizzicotti, ma non servirono a riportarlo da lei. Non c’erano varchi né uscite.
Le parole potevano tutto, lo diceva anche Alma, e l’avrebbero raccolto e lasciato sulla locomotiva che il governo inglese gli aveva promesso, in una giornata estiva a Tunisi. Ed iniziò l’incanto:
Alma, io vorrei con te viaggiare in un sogno, decidi tu se nel tuo o nel mio. Deve essere però la più improbabile verità, dove non potremmo mai stare, che se lo pensi fai fatica ad immaginarlo.
Seduto sopra quel treno che parte solo quando lo vogliamo noi, che macina chilometri con le nostre parole.
E arrivati al capolinea pur scendendo ad ogni fermata, incontrare il vecchio Santiago per aiutarlo a trasportare il pesce più grande da lui pescato, sperando di non poterlo trainare lasciandolo in acqua, o fare l’impossibile per non permettere agli altri pesci di spolparlo.
Vedremo ciò che diciamo o un nostro pensiero che magari non ricordiamo più. Crederemo di essere sempre stati lì, quando non è vero.

 Quell’incredibile sforzo che snaturava la ragione, il suo amore viscerale per le parole, era riuscito a toccare il cuore dell’ornitorinco che a volte giocava con Alma e Alfredino alle loro avventure, ma non era sopra il suo letto solo per un’emozione o per ricongiungersi a un vecchio amico.
Gli animali hanno per loro natura caratteri che permettono la sopravvivenza della specie, l’adattamento all’ambiente e tante altre qualità, tutte utili e ben adoperate dalle bestie.
Come la bava evita alle lumache di ferirsi e il veleno delle zampe posteriori degli ornitorinchi maschi serve per difendersi, l’intelletto non era solo lo strumento che aveva l’uomo per accorgersi della vanità di ogni cosa,perciò si ragionerà sull’amore, pensato istintivamente e scritto con ingegno e rispetto del sentimento amoroso, oltraggiato dalla precarietà della vita e dei rapporti, che invece di essere forti e saldi sono molli e flessibili. ll mezzo topo e mezzo papero aveva animato il cuore di Alfredino di una gioia che credeva appartenere al passato, ma aveva bisogno di quel tratto caratteristico della sua specie, la ragione, come quando in una loro vecchia avventura si servirono del pungiglione dell’ape Apetta,condannandola a morte.
Vi offro volentieri il mio pungiglione, non solo per salvare il popolo di Bivaspia, ma in segno dell’amicizia che mi lega a voi, e se più volte ho manifestato il desiderio di esservi riconoscente, quale migliore occasione di questa?

Era impossibile dimenticare quelle parole, l’allegria del ricambiare con tutta se stessa. E ora toccava ad Alfred donare il pungiglione che aveva per testa.
Non esiste sentimento senza ragione, e se qualche bugiardo ha disprezzato la razionalità, o non ha conosciuto Amore o si è burlato all’infinito degli altri.
Nessuno dei due parlò, si scrutarono a vicenda, nemmeno tanto stupiti. Sembrava che si fossero dati appuntamento per quell’ora, come due amici che la vita separa, ritrovatisi senza Alma, allo stesso posto di sempre.
« Ma sei proprio tu? E com’è che ti chiamavamo? Quack! Forse, per il becco da papero. E dimmi un po’, da dove te ne vieni? » esordì Alfred che i ricordi li aveva sempre rincorsi. Quanto fiato in quel corpo! E quando gli misuravano i battiti del cuore, erano quelli di uno sportivo.« Ora si fa chiamare Ognivero il mio paese. Da piccoli gli avevamo dato un nome, che sapevamo solo noi, ed era magico, come abitarci »
« E non è più così e ha bisogno di noi e si parte... fantastico! » non riusciva a controllare l’emozione. Erano passati almeno una decina d’anni.
« Già. Ed è la nostra ultima avventura, Alfred »

Seguì un momento di silenzio, i due amici avevano voglia di guardarsi in faccia per un po’, invece di parlare di un tempo che non era stato il loro, ottenebrato da anni interi senza ali. Alfredino era volato via dal labirinto e ora Quack lo salvava dal mare o si annegava insieme  a lui (continua)