Il calcio italiano visto da un inglese
“Non ho mai perdonato davvero al calcio italiano, e soprattutto alla Juventus, di aver comprato nel 1980 il mio calciatore preferito: Liam Brady era il mio eroe, un genio del pallone.”
Comincia così la prefazione di John Foot nel suo libro”CALCIO 1898-2007.Storia dello Sport che ha fatto l’Italia”(ed. Rizzoli ). Foot è un londinese che insegna storia contemporanea a Londra;la prima volta che è venuto in Italia,precisamente a Milano, è stata nell '88 per studiare le origini del fascismo. Così ha avuto il primo contatto con il calcio italiano visto che è stata “La Gazzetta dello Sport” il suo sussidiario per imparare la lingua di Dante;il suo vocabolario si è formato sul lessico calcistico .Pian piano la sua squadra del cuore(oltre all’ Arsenal per cui tifava fin da bambino) è diventata l’ Inter e sempre a Milano ha conosciuto la donna della sua vita.
Naturalmente in questi anni ha imparato bene i meccanismi e le storture che regolano quel circo che è il calcio italiano e lo dimostra in questa analisi critica divisa in 15 capitoli.L’autore inizia a narrare le origini del calcio in Italia, che veniva giocato già nel Rinascimento a Firenze con il nome di calcio fiorentino, un misto tra calcio e rugby,ancor oggi praticato in determinate occasioni.
Il calcio moderno ebbe vasta diffusione grazie ai marinai inglesi(gli inglesi si autodefiniscono gli inventori del soccer) soprattutto a Torino,dove Edoardo Bosisio nel 1891 fondò la prima squadra di calcio l’International Football Club,mentre nel 1893 alcuni consoli britannici fondarono il Genoa Cricket and Football Club. La squadra ligure si aggiudicò il primo campionato italiano che si disputò nel 1898 ,e durò un solo giorno,visto che parteciparono solo 4 club;il Genoa vinse 5 dei primi 6 campionati .Ad interrompere il dominio rossoblu ci pensarono il Milan(nato nel 1899 ) vincitore del campionato 1901 e la Juventus(nata nel 1897,la cui maglia curiosamente era rosa e non bianconera) vincitrice nel 1905,e l’Internazionale di Milano,nata nel 1908 da una scissione del Milan e vincitrice dello scudetto nel 1910.
Era però un calcio a dimensione provinciale,poiché tra il 1908 e il '23 la Pro Vercelli si aggiudicò ben 7 volte il titolo:i bianchi(stessa maglia del Real Madrid) avevano nelle loro fila giocatori del calibro di Giuseppe Milano,il difensore Virgilio Rosetta,ed in seguito il goleador Silvio Piola.
Il fascismo, giunto al potere nel 24,capì subito l’importanza del calcio come veicolo di propaganda: Mussolini fece di tutto per far ottenere all’Italia l’organizzazione dei mondiali del '34,che gli azzurri vinsero guidati da Vittorio Pozzo,potendo contare sul blocco della Juve, vincitrice di 5 scudetti consecutivi dal '31 al '35,impreziosito dalla presenza di Giovanni Ferrari come regista e soprattutto di Giuseppe Meazza,forse il più grande calciatore italiano. Pozzo, Ferrari e Meazza condussero la nazionale alla vittoria anche nel '38.
Anche dopo la caduta del fascismo il calcio rimase l’”oppio “del popolo;la squadra leader era il Torino vincitore di 5 campionati:nelle sue fila il leggendario capitano Valentino Mazzola emergeva in un complesso di gran classe,quasi imbattibile .Purtroppo il fato ebbe la meglio:quasi tutta la squadra,i tecnici ed alcuni dirigenti,perirono nel terribile incidente aereo avvenuto presso la collina di Superga. Era il 4 maggio 1949.
Dopo questa tragedia il calcio italiano entrò in crisi e lo scudetto fu un affare tra Juve, Inter e Milan,mentre si verificò un’ondata di stranieri per lo più mediocri(a parte Schiaffino,Ghiggia, Angelillo, Sormani e soprattutto Omar Sivori),tutti diventati oriundi e “arruolati” in una nazionale che colleziona figuracce ai mondiali(Corea su tutte).
Gli anni 60 segnarono l’inversione di tendenza per il nostro calcio grazie ai rossoneri guidati da Nereo Rocco e capitanati dal “golden boy”Gianni Rivera,vincitori della coppa campioni del '63 e del '69,e dei neroazzurri allenati dal” mago “ Helenio Herrera che vinsero le edizioni del '64 e del '65,grazie a Sandro Mazzola,figlio di Valentino ed al compianto Giacinto Facchetti,il primo terzino moderno. Sono questi,insieme a “rombo di tuono”Gigi Riva, punta di diamante del Cagliari, vincitore dello scudetto del '70,a risollevare la nazionale ,campione europea nel '68 e finalista nel '70 dopo la splendida semi-finale con la Germania.
Roma,pur essendo capitale,si deve accontentare delle briciole:la Roma vinse lo scudetto nel '42,nell’ '83( allenata da Lieldhom con la regia di Falcao e trascinata dall’estro di Bruno Conti),e nel 2001 con Totti uomo faro,mentre la Lazio lo fece proprio nel '74 grazie ai gol di Giorgio Chinaglia e nel 2001 con Nesta capitano. Sporadici furono i successi della Fiorentina( nel '56 e nel '69), del Verona('85) che fu quasi una favola e della Sampdoria(nel '91 grazie ai goals di Luca Vialli ed agli assist di Roberto Mancini),mentre una crisi senza fine attanaglia il Torino(ultimo scudetto datato '76),il Bologna('64) e il Genoa(addirittura nel '24).
La Juve tra gli anni settanta ed ottanta vince praticamente tutto in Italia ed in Europa(è la prima squadra ad aggiudicarsi i tre trofei più importanti, la coppa Uefa,la coppa delle Coppe e la coppa dei Campioni),con Boniperti presidente(e gli Agnelli dietro le quinte),Trapattoni a guidarla magistralmente ed i grandi campioni a renderla quasi invincibile: Zoff,Gentile,Cabrini,Tardelli,il compianto Gaetano Scirea,tutti titolari nella Nazionale e come ciliegina il talentuoso Michel Platini,vincitore di tre titoli consecutivi come capocannoniere in serie A
Un discorso a parte merita il Napoli,le cui sorti sono state legate a quelle del “pibe de oro” Diego Maradona;su di lui si è detto e scritto di tutto,grazie alle sue “magie” i napoletani hanno vinto 2 scudetti .Il primo strappato nell' 87 alla grande Juve, il secondo nel '90 dopo un’aspra contesa(non senza polemiche) con il Milan guidato dall’innovatore Sacchi, con Baresi e Maldini in difesa,e gli olandesi Gullit e Van Basten in attacco,vincitore di due Coppe dei Campioni consecutive('89 e '90).
Sacchi lascia per allenare la Nazionale ma la musica non cambia,arriva Capello,praticamente al suo esordio, che vince 4 scudetti nei sue cinque anni di permanenza a Milanello ed una coppa dei Campioni;solo la Juve allenata dall'emergente Lippi è riuscita a contrastare lo strapotere dei milanisti,vincendo nei suoi due periodi da allenatore della Signora 5 scudetti ed una Champions League, arrivando per ben 4 volte in finale,l'ultima nel 2003 contro il Milan di Ancelotti che lo ha sconfitto ai rigori. Ed è stato proprio quel Milan guidato da uno dei “discepoli”,prima da giocatore e poi da tecnico, di Sacchi ad ottenere gli stessi successi di quello del maestro soprattutto in Europa(2 vittorie ed un'incredibile sconfitta con il Liverpool).
Ad abbattere l'asse Milan-Juve che praticamente dominava in Italia da 15 anni ci ha pensato Calciopoli o Moggiopoli:molto è stato scritto e vittime e colpevoli si sono spesso scambiati i ruoli in questa plumbea vicenda. Quello che è certo è che la Juve ha pagato per tutti ,mentre chi faceva parte del sistema se l'è cavata con poco ed alcuni impiegati alla federcalcio(la “zarina”Fazi ad esempio) conniventi sono rimasti al loro posto, ed una squadra, invischiata per colpa di un suo dirigente, ha partecipato alla Champions,vincendola.
Moggi dopo aver meditato propositi di suicidio(?!) ha cominciato a fare il “critico”calcistico,anzi di fustigatore contro chi avrebbe contribuito a farlo uscire dal mondo del calcio.Ma nulla è cambiato:personaggi invischiati in questa storia sono più o meno nei posti chiave,anche perchè i riflettori su di loro non erano puntati e quindi il calcio italiano è tutt'altro che “bonificato”;un'amnistia generale è seguita alla vittoria italiana del 2006.
Come scrive Foot,facendo un efficace parallelismo tra calcio e politica:” In Italia le rivoluzioni brevi sono spesso state seguite da lunghi periodi di reazione. Dopo lo scandalo politico dei primi anni Novanta,la controrivoluzione fu veloce e brutale. Berlusconi prese il potere,i giudici furono sottomessi e molte inchieste si esaurirono” Giochino:chi è il presidente della squadra che nonostante fosse invischiata ha partecipato alla Champions,vincendola?
Per fortuna c' è spazio anche per il divertimento e per coloro che cercano di stemperare i toni accesi del nostro calcio; per molti anni i ragazzi della Gialappa's , cresciuta nella mitica trasmissione radiofonica “Bar Sport,”con “Mai dire gol “ci hanno fatto fare delle grasse risate sul mondo del pallone e sugli strafalcioni involontariamente comici di parecchi giornalisti sportivi,mentre “Quelli che il calcio” almeno inizialmente(fino a quando c'è stato Fazio) è stato godibile,per il tono scanzonato con il quale i tifosi(dei vip molto spesso) seguivano in diretta allo stadio o in studio la loro squadra del cuore.
Oggi i media seguono molto più massicciamente il calcio rispetto a quanto facessero in passato,con l'avvento della tv commerciale la Rai ha perso il monopolio ed oggi sono le pay-tv a trasmettere le gare in diretta e pagando(troppo) i diritti possono così decidere a suo piacimento orari e giorni,creando quello che i nostalgici chiamano calcio”spezzatino”,nel quale non si gioca più tutti nel medesimo momento.
Ma grandi giornalisti o narratori dell'epopea del calcio non nascono più:i Brera,forse il più grande di tutti,con i suoi neologismi(“abatino” per Rivera il più celebre),GinoPalumbo,Antonio Ghirelli (con la sua fondamentale “Storia del calcio”)per quanto riguarda i “puri”giornalisti,mentre due grandi scrittori come Giovanni Arpino e Pier Paolo Pasolini seppero dare il meglio anche scrivendo di calcio.
Ed anche in radio ed in tv sono scomparsi cronisti che sapevano descrivere le partite in modo efficace (i Carosio,i Martellini gli Ameri ed i Ciotti) senza trascendere ed eccedere in enfasi,diventando più ultrà che giornalisti.
La parte più interessante del libro di Foot sono i brevi ritratti che fa dei grandi calciatori del passato, il cui ricordo è stato “ingiallito”dal tempo insieme ad altri che,pur meritandolo, sono stati dimenticati. Su tre vorrei soffermarmi in particolare: Valentino Mazzola,Gigi Meroni ed Agostino Di Bartolomei.,tutti accomunati da un tragico destino.
Il primo era il capitano e giocatore di maggior classe del Grande Torino,calciatore completo e capace di risolvere da solo una partita;il suo destino si intrecciò con quello dei suoi compagni che perirono nel terribile incidente di Superga. Ma un'importante traccia di questo campione rimasenel calcio italiano e fu suo figlio Sandro che ereditò dal padre lo stesso talento regalando le medesime giocate del grande genitore.
Un altro talento sfortunato che regalò grandi emozioni ai tifosi granata è stato l'ala destra Meroni,il “George Best”italiano,genio e fantasia in campo e fuori:con le sue serpentine ubriacava gli avversari in campo mostrando la sua vena anticonformista nel vestire e nel portare i capelli lunghi e la barba incolta ;aveva molti hobby(era un ottimo pittore) e giocava a calcio più per divertimento che per l'ingaggio..L'opinione pubblica nostrana fu sempre divisa su questo giocatore così diverso dallo stereotipo del tipico calciatore italico integrato nel sistema e certamente non contribuì a farlo accettare il fatto che avesse una relazione con una donna sposata.Nel '67 rifiutò di passare alla Juve nonostante il club di Agnelli gli offrisse un contratto da capogiro,eppure non se la sentì di tradire i tanti tifosi granata che scesero in strada per convincerlo a non accettare e molti che lavoravano alla Fiat minacciarono una serie di scioperi.
Poi l'assurda morte nell'ottobre dello stesso anno: mentre stava attraversando la strada fu investito prima da una Fiat Coupè e poi,dopo essere sbalzato dall'altra parte della strada, fu colpito in pieno da un'Aprilia guidata da Attilio Romeo tifosissimo proprio di Meroni e futuro presidente del Torino.20.000 persone parteciparono al suo funerale e la sua morte colpì l'opinione pubblica non meno della tragedia di Superga : molti capirono quanto avesse perso il calcio italiano.
Uomo completamente diverso fu Di Bartolomei che fu centrocampista dai piedi buoni, quanto schivo e di poche parole fuori dal campo tanto leader in campo,capitano della Roma vincitrice dello scudetto fu reinventato dal “barone” Liedholm libero e seppe dare il suo decisivo contributo.Un uomo serio e dai sani principi come lui fu messo inopinatamente da parte da un mondo del calcio troppo assetato di soldi per apprezzare uomini come lui; tenuto ai margini dopo il ritiro si sentì solo,rifiutato dal suo “mondo”. Non trovò altra risposta che il suicidio.
I capitoli a mio parere più interessanti sono quelli dedicati ai vari scandali che hanno investito il calcio italiano in questi anni, soprattutto il fenomeno della violenza nei nostri stadi. Foot,da tifoso inglese abituato alla massima lealtà sportiva,si meraviglia di quello che accade nelle ultime partite dei nostri campionati che hanno spesso un risultato già scritto a seconda che entrambe le squadre puntino al pari oppure una non abbia più esigenze di classifica e quindi si “consegni” senza lottare all'avversaria. Alcune volte però non sono interessi di classifica a determinare un risultato concordato ma la possibilità da parte di alcuni figuri che girano come avvoltoi intorno al calcio di guadagnare cifre notevoli scommettendo a colpo sicuro su un determinato risultato:così nacque lo scandalo del calcio scommesse o totonero dell' '80,anticipatore di quello che sarebbe stato Moggiopoli.
Massimo Cruciani ,un commerciante ortofrutticolo all'ingrosso con il vizio delle scommesse clandestine(allora non era legale scommettere sul calcio,) si era fidato di un suo cliente, Alvaro Trinca un traffichino che conosceva alcuni calciatori della Lazio che indussero Cruciani a scommettere ingenti somme su alcune partite combinate per loro volere.;Cruciani perdette parecchi soldi in quanto molti risultati decisi a tavolino venivano alterati durante le partite e per rivalsa presentò un esposto alla Procura della Repubblica affermando di essere stato truffato dai calciatori che si facevano pagare in anticipo ma non rispettavano i patti..A questo punto quello che per anni era stato solo una voce esplose con tutta la sua virulenza e le telecamere ripresero in diretta l'arresto alla fine di alcune partite di una decina di calciatori,volti celebri come Albertosi,Wilson,Giordano,Manfredonia(gli ultimi tre tutti laziali) e del giocatore allora più celebre Paolo Rossi, forse il meno coinvolto, che infatti vide ridotta la sua pena da tre a due anni,giusto in tempo per partecipare ai Mondiali di Spagna e trascinare gli azzurri alla vittoria, permettendo ai colleghi che avevano subito pene più corpose un'amnistia generale(e questo come ho scritto sarebbe avvenuto anche nel 2006),più un colpo di spugna che altro, anche se qualche anno dopo ci sarebbe stato un secondo filone di indagine, ma questa volta senza grosse conseguenze per le squadre più titolate,al contrario dell'80 dove Milan e Lazio avevano pagato per tutte venendo retrocesse d'ufficio in B.
Ma il totonero non è morto soprattutto adesso che sono legalizzate le scommesse sul calcio:nel '04 diverse società e calciatori furono indagati per l'organizzazione di partite truccate per facilitare le scommesse clandestine dalla A ai dilettanti, ma non emersero prove concrete per far partire una vera inchiesta;nel '05 il presidente del Genoa Preziosi per garantirsi una vittoria sul Venezia e la promozione in A corruppe un dirigente veneto con la somma di 250.000 euro ma grazie alle intercettazioni permisero di scoprire la frode.Il Genoa fu retrocesso d'ufficio in C e Preziosi squalificato per 5 anni,tuttavia scontata la pena è tornato,ineffabilmente,a fare il presidente nonostante diverse condanne penali.
La violenza,fuori e dentro gli stadi, è sempre stata una delle componenti del calcio nel momento in cui ha smesso di essere solo un gioco per diventare valvola di sfogo delle frustrazioni di una società allo sbando,è purtroppo lungo è l'elenco dei tifosi morti per una partita di calcio:Vincenzo Paparelli tifoso laziale morto nel '79 in un derby perchè colpito da un razzo navale(gettato da Giovanni Fiorillo allora 18enne) in un occhio, Antonio De Falchi tifoso della Roma ucciso fuori da San Siro nell' 89, mentre nel '99 alcuni tifosi salernitani che tornavano nella loro città in treno decisero di appiccare un fuoco per creare un diversivo onde evitare l'arresto per i precedenti atti violenti,ma la situazione sfuggì loro di mano e l'incendio divampò e purtroppo 4 tifosi non riuscirono a lanciarsi dai finestrini e morirono carbonizzati.Ma l'episodio che colpì maggiormente l'opinione pubblica fu l'omicidio di Vincenzo Spagnolo tifoso genoano morto durante dei tafferugli con i milanisti,accoltellato da Simone Brasaglia che fu ripreso dalle telecamere mentre mostrava il coltello ad un amico.Dopo la fine del primo tempo di Genoa-Milan la notizia si sparse in tutto lo stadio e le due società decisero di non far scendere i loro giocatori in campo per la ripresa :la gara fu sospesa e la domenica successiva non si giocò.
Foot ha scritto il suo libro prima che avvenisse un altro omicidio a causa di una partita di calcio,Catania-Palermo,questa volta di un ispettore di polizia Filippo Raciti per mano di Antonio Speziale ai tempi minorenne. Anche in questo caso il calcio in segno dilutto si fermò per una giornata e furono istituiti i tornelli negli stadi e successivamente si sarebbe giocato spesso a porte chiuse.
Lo stesso buon senso non ebbero i dirigenti dell'Uefa nella tristemente celebre partita Juventus-Liverpool finale di Coppa Campioni dell' 85 disputatasi all'Heysel di Bruxelles, poiché nonostante l'elevato numero dei tifosi a causa degli scontri nel pregara(facilitati da fragili barriere che dividessero i tifosi delle due squadre e dall'inefficienza ed impreparazione della polizia belga) si ebbero come bilancio finale 39 vittime compresi un bambino di soli undici anni ed una donna.Insensibili alla morte i dirigenti dell'Uefa fecero disputare lo stesso la partita con la scusa di non creare altri disordini,ma i 90' si svolseroin clima irreale:per la cronaca vinse la Juve(che conquistò per la prima volta il trofeo) grazie ad un rigore(inesistente) di Platini;l'esultanza del francese parve irriguardosa nei confronti di tutti i tifosi morti e feriti, ma più tardi il francese affermò”il calcio è un circo ..non si ferma mai neppure dopo una tragedia”. Oggi è lui il presidente dell'Uefa.
Ma non è solo la violenza uno dei mali che affliggono il calcio visto che il doping dei calciatori non è un problema di poco conto considerando che in passato molti calciatori si sono ammalati a causa di strane pillole e iniezioni che gli venivano somministrate da sedicenti “medici” sportivi. La lista è lunga: Signorini,Taccola,Curi,Beatrice sono solo alcune vittime di questi anni per fermarci solo ai calciatori italiani,mentre Stefano Borgonovo lotta con coraggio per sconfiggere la Sla e la sua storia deve servire da monito per tutto il mondo del calcio.Alcuni campionissimi come Maradona,Caniggia,Peruzzi ed altri furono trovati positivi ai controlli e quindi squalificati, quindi almeno da questo punto di vista il calcio si è ben attrezzato, anche se in passato molti test furono manipolati.Anni fa le parole di Zeman che affermò “ il calcio deve uscire dalle farmacie “furono accolte male da tutto il mondo del pallone,”terrorista” fu l'epiteto usato contro il boemo che accusò soprattutto i medici ed i dirigenti della Juve,; fu aperto un processo per frode sportiva,ma i calciatori interrogati( tra cui Del Piero e Vialli quelli tirati in ballo da Zeman come prova di quello che sosteneva) si trincerarono dietro a molti “non so”,ed alla fine la Corte d'appello decise che la legge dell'epoca non considerava reato quello che era stato commesso e che l'Epo non era sta utilizzata: un verdetto che lasciava molti dubbi,soprattutto a molte domande non si era saputa dare una risposta.
Eppure ,nostante tutto,il calcio resta uno sport affascinante di cui Foot,come tutti noi, è ancora innamorato come lo era suo padre,mentre suo figlio lo odia: non sempre si hanno le stesse vedute in famiglia
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