Addio alla boxe, più di 20 anni fa, per Hugo "Pastor" Corro

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Un ricordo dell'ex-campione mondiale dei Medi, che abbandonà l'attività nel Marzo del 1989. Una grande meteora, genio e sregolatezza.

A metà del mese di Febbraio del 1989  un ko per mano  di un ex-campione argentino di origini italiane, Hugo Antonio Corti, spense alla quarta ripresa la carriera di un pugile che sollevò in Argentina, pur per un breve attimo, grandi sensazioni.  
Ai primi di Marzo di quell’anno, l’annuncio che non sarebbe tornato più sul ring di Hugo "Pastor" Corro (50-7-2), il quale undici anni prima  aveva conquistato il titolo del mondo  dei pesi Medi  contro Rodrigo Valdes, sul ring del mitico Luna Park di Buenos Aires.

Rodolfo Sabbatini, alla fine di Giugno del 1979, era  piuttosto contrariato.
Hugo Pastor Corro già per due volte aveva mandato all’aria il match di difesa iridata contro Vito Antuofermo e il grande Roberto, solo grazie all’amicizia con “Tito” Lectoure, celebre  organizzatore e manager argentino che guidava, allora "Pastor", non aveva lasciato perdere l'allestimento del mondiale, richiesta da Montecarlo "affamata" di boxe.
Il successore di Carlos Monzon non era un tipo facile.
Mendozino di nascita, cresciuto  nei miti dei concittadini Pasqual Perez e soprattutto Nicolino Locche, Corro era indubbiamente un campione atipico. Più “veloz” che potente, più “despabilado” che tecnico, metteva in difficoltà chiunque con quella sua enorme capacità di sottrarsi alla lotta, di  vanificare piani tattici, di non farsi mai trovare come bersaglio.  
Era arrivato al mondiale nel 1978, dopo sei anni di professionismo, 46 combattimenti (43 vittorie), contro un ormai usurato Rodrigo Valdes, che battè sul ring  dell’Ariston di  San Remo nel mese di Aprile, dopo il Festival della Canzone Italiana, vinto dai Matia Bazar.

A quel match seguì la prima difesa con Ronnie Harris, per poi riproporsi in rivincita  con Valdes, al Luna Park di Buenos Aires, in un match senza storia...  Nel frattempo matura la sfida ufficiale dei Medi WBC e Wba di  Vito Antuofermo, barese di  Palo del Colle emigrato a Brooklyn,  ma ripescato nel 1974 ed entrato in forza  alla Fernet Branca di  Rocco Agostino.
Nel 1976  Vito era divenuto campione d’Europa contro Dagge, a Berlino, per poi perdere in Ottobre il  titolo in un drammatico match, a Roma, contro Maurice Hope.

Nel 1977 e 1978, però, la grinta di  Vito gli aveva fatto guadagnare  sei vittorie negli States, tutte piuttosto importanti, tra le quali quelle contro Hart, Briscoe e Classen e la qualifica di challenger dei Medi.
A Marzo, dopo un primo rinvio, a Sabbatini arriva la notizia: -Corro si è infortunato facendo il footing; braccio sinistro e piede destro ingessati…bisogna rinviare!".
Antuofermo mugugna…ma non può far altro che aspettare.
Quando  Corro arriva a Montecarlo, per il match del 30 Giugno all’arena Fontvieille, con Lectoure, a Sabbatini non sfugge un certo nervosismo nel clan  argentino.
Corro è lamentoso, avanza pretese un po’ banali, risulta altero e sfottente;  insomma, a Roberto l’atteggiamento non piace, ma deve fare buon viso a cattivo gioco.
Il ring, come sempre, poi svela la verità. 
Il sudamericano inizia alla sua maniera, più veloce sulle gambe, capace di  muoversi molto bene indietreggiando e di legare con altrettanta rapidità, mette subito a tacere il coraggio, la grinta e l’unica tattica che Antuofermo sa praticare: avanzare senza remore e scambiare colpi da vicino.

Il “parterre des rois” già alla terza ripresa mostra di non gradire lo spettacolo. Nino  Benvenuti, Emile Griffith, Jean Claude Bouttier, Marvin Hagler. che aveva dato spettacolo con Cabrera nella stessa serata, scuotono la testa.
Lo spettacolo non c’è, perché Corro è troppo abile ad evitare tutto: colpi, clinch, scambi e soprattutto l’agonismo di Vito. La sua boxe di rimessa di è atipica, ostica e domina Antuofermo fino all’ottava ripresa, dove i giudici lo accreditano in  vantaggio di tre punti. Poi accadde quello che Tito Lectoure  aveva paventato (lo dichiarerà tre mesi dopo in una'intervista)...
Al nono assalto Corro ha esaurito la  benzina.

Il suo rifiuto di alzarsi presto la mattina per il footing,  la scelta di ridurre le ore di allenamento per non andare in superallenamento (!)  si fanno sentire e senza l’ausilio delle velocità sulle gambe non si può contrastare il coraggio, la furia spavalda di Antuofermo. Iniziano così quattro riprese di passione per l’argentino. Vito ringhia, colpisce con ganci corti da ogni parte, con montanti maligni e il campione, piano-piano, cede le armi...
Nella quattordicesima ripresa incassa un destro pesante e cerca di reagire, ma ormai è tardi.
In un match brutto e sfiancante, un briciolo di punti consegna al “guerriero”  di Palo del Colle il titolo mondiale dei Medi di due sigle.
Roberto Sabbatini, da gran signore, non  infierì  con personali commenti  sulla sconfitta dell’argentino, ma ne fu ovviamente contento.
Dopo Benvenuti, l’Italia  poteva  gioire di un altro campione di categoria.
Corro, di cui si sono celebrati i funerali a Mendoza due giorni fa, dal momento della sconfitta non riuscì più a risollevarsi.
Sceso dal ring nell’81, dopo aver disputato in due anni un solo match, poi vi tornò nel 1988, ma non fu una bella idea, con 8 match e 3 sconfitte...
A Mendoza e in tutta l’Argentina potè però godere di una grande gratitudine, che durò per molti anni.