Troppo facile per Donaire e Montiel, Penalosa derubato.

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Un'altra decisione sbagliata va contro l'immagine della boxe. E' avvenuto su ring dell'Hilton Hotel di Las Vegas dove il portoricano Eric Morel (42-2, 21 K.O.) si è visto regalare il verdetto e il titolo di sigla WBO ad interim dei pesi gallo da due puntggi, 115-113 e addirittura 116-112, che non stanno nè in cielo nè in terra. Il suo avversario Gerry Penalosa (54-8-2, 36 K.O.) ha avuto un giudice dalla sua parte con un 115-113 forse addirittura stretto. Non è solo l'opinione di chi scrive questa ma quella un po' di tutti quelli che hanno visto il match. Ci si domanda se i due giudici autori del misfatto (uno è Duane Ford, non nuovo a certi exploit...) non siano rimasti condizionati dal sangue che colava copioso da due ferite riportate da Penalosa a causa di due testate involontarie. Morel aveva iniziato sì bene cercando di utilizzare il jab ma soprattutto toccando e andando via, con una eccellente mobilità di gambe. Il primo compito del più piccolo Penalosa, 37 anni (secondo alcuni 38) contro 34, mancino, era quello di fermargli le gambe e il filippino eseguiva con un buon lavoro al corpo e tagliando bene il ring al rivale. Il match era comunque equilibrato ma i colpi più puliti e potenti erano del filippino che, soprattutto nei round centrali, si avvantaggiava della ormai ridotta mobilità dell'avversario. Al sesto round Penalosa subiva quei due tagli e il medico veniva chiamato due volte a controllarne lo stato ma anche in quel round era stato un suo gancio sinistro al volto il  colpo migliore. Certo, Morel è sempre stato nel match, ma non ha mai nè messo in difficoltà Penalosa nè prevalso nettamente in nessuna ripresa, neppure in nessun minuto combattuto e anche se alcuni round sono stati molto equilibrati il verdetto puzza di favoritismo verso un pugile che ha rappresentato gli Stati Uniti alle Olimpiadi di Atlanta del 1996.
Bello il match fra i pesi piuma Bernabè Concepcion (28-3-1, 15 K.O.), filippino di 22 anni, e Mario Santiago (21-2-1, 14 K.O.), portoricano mancino di 31, ma anche un esempio di come una tattica sbagliata possa incidere su un risultato. Santiago infatti ha iniziato a lavorare duramente al corpo l'avversario solo negli ultimi 2 round dei 10 previsti, lavoro che Concepcion ha patito con solare evidenza. In precedenza Santiago aveva cercato di applicare la stessa tattica che Steven Luevano aveva utilizzato contro il filippino prima di vincere per squalifica causata da un colpo da K.O. subito dopo il gong, cioè usare il jab e girare per il ring mandando a vuoto l'avversario. Solo che non ci riusciva. Concepcion è apparso migliorato e riusciva ad avvicinarsi senza pagare un prezzo troppo alto fin quando al 6° round con un diretto destro ha messo Santiago, già in precario equilibrio, al tappeto. Nulla di particolarmente compromettente per il portoricano, se non nel punteggio, ma la conferma di una superiorità fino a quel punto abbastanza netta. Poi l'inutile risalita finale di Santiago punito anche da punteggi esagerati. In premio, si fa perdire, c'era una sfida a Juanma Lopez per il titolo WBO.
Va bene che Manuel Vargas (26-5-1, 11 K.O.) era un sostituto dell'ultim'ora per Gerson Guerrero (problemi alla vista) ma non si può prendere un avversario così fisicamente sproporzionato rispetto alle dimensioni di Nonito Donaire, il campione filippino che è ora un supermosca ed è per giunta un notevole colpitore. Fin dalle prime battute si è capito che per il coraggioso messicano non c'era alcuna possibilità.  Nelle interviste prima del match Vargas aveva detto che sarebbe stata la velocità a fare la differenza a suo favore ma che altro poteva dire? Alla prova dei fatti, tra l'altro, non è che lui fosse velocissimo, sicuramente non più di Donaire, in più sbandava ogni volta che il filippino giungeva a segno. La soluzione definitiva avveniva al terzo round quando Vargas finiva lungo disteso per il conto totale a causa di un montante destro alla mascella. Una vittoria che non aggiunge nulla al valore di Donaire , che serve solo a rimpinguare il suo record e che conferma quanto danno le alphabet organizations possano fare al pugilato.
Meno di un round è durato il match che ha assegnato al messicano Fernando Montiel (40-2-2, 30 K.O.) il titolo WBO dei gallo. Il suo avversario, il 22enne filippino Ciso Morales (14-1, 8 K.O.), sembrava potergli porre qualche problema invece nulla di tutto ciò. Un gancio sinistro atterrato appena sopra la cintura, in zona fegato e con il classico effetto ritardato, spacciava le speranze del filippino che rimaneva a lungo a terra dolorante.
Il supermedio russo Matt Korobov (10-0, 8 K.O.) travolgeva come previsto in pochi secondi Lamar Harris (6-5-3, 4 K.O.) mentre il mancino filippino Mark Jason Melligen (17-2, 13 K.O.), peso welter, toglieva l'imbattibilità al texano Raymond Gatica (11-1, 6 K.O.) con un K.O.T al 6° round. Purtroppo ha perso anche Floriano Pagliara (10-4, 6 K.O.) ai punti contro Diego Magdaleno (14-0, 3 K.O.).
Ospite d'onore della serata Manny Pacquiao.