Valero potrà combattere a Las Vegas?

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Una norma molto rischiosa.


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Fatta la legge trovato l'inganno, si sa. A volte prima si trova l'inganno poi si fa la legge ma nel Nevada hanno deciso di cambiare la legge per permettere l'inganno o una sorta di...
Partiamo dall'inizio. La Commissione Atletica dello Stato del Nevada, dove ricordiamo trovasi Las Vegas, era uno dei fiori all'occhiello del pugilato statunitense. Presieduta da Marc Ratner, aveva Flip Homanski a capo della Commissione Medica, un ottimo staff di medici di bordo ring (ricordate la testa rossa della Dr.ssa Margaret Goodman?) grandi arbitri, fra cui Mills Lane,  e solo qualche problema con qualche giudice. Poi però è cambiato il Governatore e quello nuovo si è accorto dell'uso politico che poteva fare della Commissione. Non siamo ancora arrivati al livello dello scandalo che travolse la Commissione di New York qualche anno fa ma di questo passo ci si arriverà.  Dunque il Governatore mise a capo della Commissione un politico, Keith Kizer, il quale fece strage di tutte le persone che avevano così ben operato, sostituendo per esempio Homanski con il Dr Albert Capanna.  Molte sono state le cose fatte male dalla nuova Commissione e Kizer si distingue per non rispondere mai alle numerose contestazioni che gli vengono di volta in volta rivolte. Ma diamo conto di una trovata di qualche mese fa che ci era sfuggita ma che ha la sua importanza.
Nel 1972 la Commissione del Nevada approvò una regola che vietava ai pugili che avessero subito una emorragia cerebrale, con sanguinamento all'interno o sulla superficie del cervello, di gareggiare ancora e di chiedere che  venisse tolta loro la sospensione. Ebbene, l'attuale Commissione ha rimosso questa regola decidendo di valutare ogni singolo caso, richiedere test medici speciali e raccomandare eventualmente la restituzione della licenza sospesa.  La scusa con cui questo provvedimento è stato adottato è che i test medici dal 1972 ad oggi sono molto migliorati nell' individuazione dei problemi. Se uno ci pensa superficialmente potrebbe anche essere d'accordo, perché, per esempio, la risonanza magnetica nel 1972 non esisteva ancora.  Ma questo argomento è un semplice paravento che non esclude qualcosa d'altro. Come commenta nella sua rubrica su The Ring Magazine la sopracitata Dr.ssa Goodman, nessun progresso della scienza medica è tuttora in grado di negare la possibilità che un pugile che abbia sofferto una emorragia cerebrale sia più predisposto di un altro soggetto al ripetersi dello stesso problema.
Ma come mai improvvisamente la Commissione del Nevada ha preso questa posizione?  Inutile nascondersi che la risposta è Edwin Valero.
Abbiamo già spiegato diverse volte come il picchiatore venezuelano abbia riportato una emorragia cerebrale in seguito ad un incidente motociclistico e come il pezzo di cranio rimosso per permettere al neurochirurgo di intervenire non sia stato rimpiazzato, per esempio, da una placca di metallo. Valero è un pugile sulla cresta dell'onda, la sua popolarità dovuta alla spettacolarità dei suoi match sta crescendo ad ogni incontro, ma la licenza gli fu tolta negli Stati Uniti dopo quell'incidente.  Non è difficile capire a quali pressioni possa essere stata sottoposta la Commissione del Nevada per giungere a questa conclusione che probabilmente finirà col permettere a Valero di combattere nella Mecca del pugilato contemporaneo.  Che Valero, al di là della sua bravura, sia un pugile a rischio lo sa tutto il mondo della boxe, e già questo dovrebbe essere spunto di riflessione per qualunque uomo degno di tale definizione. Certo, negli Stati Uniti molte Commissioni rilasciano licenze senza esami approfonditi o chiudendo volentieri un occhio sotto la spinta, chiamiamola così, di importanti organizzatori, basandosi sul diritto per l'individuo di esercitare la propria attività.  Il discorso sarebbe molto lungo in ambito sportivo perché andrebbe considerato anche il diritto di un pugile a competere con un avversario non a rischio in modo da poterlo fare con tranquillità e senza le responsabilità anche morali che una ipotetica tragedia comporterebbe. Ma, come segnala la stessa Dr.ssa Goodman, il problema non è tanto e solo Valero, il cui valore pugilistico in un certo senso lo protegge maggiormente.(per il momento Valero, che viene da un paese le cui relazioni con gli USA sono difficili, non può ottenere un visto di lavoro) ma tutti gli altri pugili, molto più modesti se non scarsi, nelle stesse condizioni che, al pari suo, faranno domanda per riottenere la licenza. E non potranno darla a Valero e a loro no. Con quel che ne consegue.