
Francesco Damiani: "Per la partecipazione, attendiamo gli sviluppi delle decisioni dell'Aiba, a Baku". di Michele Pizzo
Fra qualche giorno, esattamente nei primissimi di maggio, si dovrebbero conoscere tutti i "meccanismi" della World Series of Boxing (Wsb), dato che, con l'occasione dei Campionati Mondiali Youth in corso a Baku, l'Aiba terrà una riunione per chiarire i vari punti del regolamento.
"Siamo tutti in attesa di saperne di più– ci ha detto Francesco Damiani prima di partire per l'Azerbaijan con la nostra Nazionale giovanile – Finora abbiamo avuto soltanto un breve incontro con Andrea Locatelli e Paolo Taveggia, gli organizzatori italiani della manifestazione, rinviando ogni decisione al ritorno in Italia".
Ma qual è l'orientamento dei nostri maggiori pugili dilettanti e tuo personale, come tecnico, per la formazione della squadra di Milano (una delle 12 suddivise equamente in 3 continenti, America, Asia ed Europa), che parteciperà al campionato Wsb il cui inizio è programmato per novembre?
"Cammarelle – risponde Damiani – non è interessato. Dovrebbero essere disponibili Vincenzo Picardi (kg.54), Domenico Valentino (kg.61) e Clemente Russo (kg. oltre 91) e per coprire tutte le categorie bisognerebbe ingaggiare due stranieri di 73 e 85 chilogramm(Questo se ogni squadra sarà composta soltanto da 5 elementi e non da un minimo di 10 per come prevede l'attuale regolamento – n.d.a.). Per quanto mi riguarda, vedrò come si svilupperà la questione e poi deciderò. Fra l'altro ci sarà da pensare subito ai Campionati europei che vedranno la partecipazione di tutti i pugili migliori e che si svolgeranno nella prima metà di giugno a Mosca, cioè…nella tana del lupo".
- La World Series comporterà sicuramente una modifica dei programmi di preparazione alle Olimpiadi di Londra del 2012. Come potrebbe essere gestita la situazione?
"Non c'è dubbio – evidenzia il Direttore Tecnico delle Nazionali italiane – che le Olimpiadi rappresentano l'obiettivo primario. Quindi occorrerà conciliare le due esigenze formando due gruppi con preparazione finalizzata intanto ai diversi impegni più immediati. Vedremo di organizzarci adeguatamente".
- Se ai tuoi tempi di pugile ci fosse stata la World Series, avresti accettato di parteciparvi rinunciando a passare professionista?
"Con la situazione attuale del professionismo – evidenzia Francesco Damiani – sicuramente sì, anche perché col semiprofessionismo di tale manifestazione internazionale ci sono bei premi in denaro e la prospettiva di poter partecipare alle Olimpiadi. Ai miei tempi, invece, divenendo professionista si aveva la possibilità di buoni guadagni quasi da subito".
Va ricordato che Damiani fece l'esordio a torso nudo nel mese di gennaio del 1985, divenne campione europeo nell'ottobre 1987 (a 29 anni) e mondiale Wbo nel maggio 1989. Aveva vinto la medaglia d'argento dei supermassimi nel mese di agosto 1984 a Los Angeles, Olimpiade in cui, nei piuma, primeggiò Maurizio Stecca, anche lui ora tecnico federale, che proprio con Damiani è impegnato attualmente a seguire a Baku i cinque giovani azzurri Manuel Cappai, Bruno Licheni, Donato Cosenza, Dario Morello e Fabio Turchi.
Stecca fece il debutto professionistico nel dicembre del 1984 (a 20 anni e 9 mesi) e conquistò il mondiale Wbo nel gennaio 1989, il titolo europeo nel dicembre 1992 e quello italiano nel marzo 1995 in chiusura di carriera.
- Cosa rispondi alla stessa domanda rivolta a Damiani?
"La penso – replica Maurizio Stecca – esattamente come Francesco. Con la situazione attuale, la Wsb rappresenta una buona opportunità. Sulla scelta fatta allora, non posso affatto recriminare perché passai al professionismo con manager il grande Umberto Bianchini, del quale conservo un ottimo ricordo, e feci una bella carriera. Ovviamente il paragone dei due periodi a livello organizzativo, almeno per quanto riguarda l'Italia, non regge".
Quest'ultima considerazione merita un discorso a parte, che faremo presto magari incentrandolo sulla frequenza delle riunioni importanti in un certo arco di tempo.
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