Il mondo del pugilato protesta contro il qualunquismo mediatico 
Riguardo al folle assassino ucraino che giorni fa ha massacrato una donna a Milano, ripetutamente e regolarmente definito “pugile”, nonostante non sia mai salito sul ring per un match, due voci autorevoli in merito alla questione sono quelle dei fratelli Massimilano e Alessandro Duran, entrambi ex-campioni italiani, europei e mondiali dei professionisti e attualmente allenatori di boxe nella loro palestra ferrarese “Pugilistica Padana”. La duplice veste di atleti e insegnanti consente loro di esprimere valutazioni autorevoli sull’ennesimo episodio che vede il pugilato e tutti coloro che a qualsiasi titolo ne fanno parte “massacrati” dai media e abbandonati, senza che nessuno muova un dito, alla mercé di qualsiasi strampalato giudizio di chi probabilmente non ha mai messo “naso” in una palestra…
“Ieri sera, finalmente, ho sentito in un telegiornale che quella “bestia” era da due anni sottoposto a controlli psichiatrici-Sottolinea Massmiliano-Allora, le vere responsabilità sono di chi lasciava in circolazione un pazzo scatenato oppure delle società pugilistiche che se lo sono trovate tra i piedi, non l’hanno mai fatto combattere e spesso l’hanno cacciato perché indegno di restare nell’ambiente?”.
Qualcosa da dire l’ha anche il fratello Alessandro: “Se basta avere una tessera inutilizzata della boxe per essere definiti pugili, scommetto che le galere italiane sono piene di calciatori, ciclisti, nuotatori e rappresentanti di qualsiasi disciplina sportiva! Ma stiamo scherzando? La metà dei giovani ha forse posseduto una tessera sportiva…Io, ad esempio, ho avuto anche quella di calciatore e nuotatore, ma potrei mai definirmi tale?”.
E’ davvero amareggiato Massimiliano e lo manifesta con grande fermezza:
“Noi, in palestra, pretendiamo un comportamento irreprensibile, ma vogliamo sapere come i ragazzi si comportano anche fuori…Gli altri insegnanti fanno esattamene la stessa cosa. E’ capitato talvolta che abbiamo allontanato chi non era disposto a cambiare il proprio stile di vita sbagliato, anche se nella maggior parte di casi abbiamo “raddrizzato” ragazzi con problemi. Sentire dire che un sanguinario che non ha mai scavalcato le corde del ring è un pugile e in quanto tale violento, consumatore di anabolizzanti e “suonato” per pugni che non ha mai preso, almeno sul ring, la ritengo un’offesa volgare, stupida e immotivata rivolta a tutti i “pugili “veri” e agli insegnanti che dedicano per puro volontariato gran parte della vita ad insegnare ai ragazzi a boxe, ma soprattutto a diventare persone per bene”.
Ha ancora qualcosa da aggiungere Alessandro, 19 anni di professionismo alle spalle e 35 test antidoping superati senza il benché minimo problema:
“Come tutti gli sportivi che arrivano a certi livelli, ho vissuto senza nessun rimpianto la mia giovinezza quasi come un fraticello…Non ho mai fatto lo spavaldo con nessuno, non ho mai litigato per strada, non ho mai infierito su chi era più debole di me e se facessi l’elenco dei colleghi che hanno vissuto allo stesso modo, staremmo qui sino a domani! Sono orgoglioso di essere stato pugile e sono orgoglioso oggi di insegnare il pugilato ai giovani. Su 100 che provano, solo 2 o 3 riescono a fare qualcosina, ma tutti rimangono poi legati al nostro mondo, perché hanno imparato a vivere meglio, a conoscere se stessi e a rispettare gli altri; questo vuol dire che la palestra forma più cittadini per bene che pugili…Facciano un esame di coscienza piuttosto coloro che lasciano in giro liberamente delle mine vaganti come quel pazzo criminale!”-
Massimiliano così conclude:
“Basterebbe che qualche giornalista della carta stampata o televisivo avesse fatto il numero di telefono di una di quelle palestre di Milano dove l’ucraino aveva infilato la testa e avrebbero avuto elementi concreti su cui ragionare e scrivere, poi magari avrebbero potuto subito dopo domandare a chi di dovere perché un tipo simile, segnalato da tempo come pericoloso, potesse muoversi liberamente e minacciare persino la madre, che infatti lo temeva, sotto gli occhi indifferenti di chi avrebbe la responsabilità di vegliare…Altro che boxe! Il processo mediatico andrebbe fatto ad altri e credo che tutti lo stiano comprendendo!”.
Un ultimo aneddoto di Alex Duran, che la dice lunga su come si vive nelle palestre:
“Qualche mese fa mi era stato segnalato che un ragazzetto faceva il “bulletto” e il provocatore negli spogliatoi con i compagni; un giorno l’ho chiamato sul ring con uno di loro, che l’ha sovrastato di brutto, sino a quando non sono intervenuto e mentre gli toglievo il casco, gli ho fatto notare quanto aveva rischiato facendo lo stupido con gli altri, che non l’avevano "menato" solo perché erano troppo intelligenti, forti ed educati per lui…Da quel momento, è diventato un “angioletto” perché ha capito la lezione…Una lezione di vita e non di boxe! Si vergognino quelli che tirano fango sul nostro mondo senza conoscerlo e senza soprattutto aver fatto nulla per conoscerlo!”.
Ecco!…
Probabilmente tutto il mondo della boxe italiana avrebbe voluto dire quello che hanno detto Massimiliano e Alessadro Duran…L’hanno fatto loro e speriamo serva a qualcosa…Anche se c’é da scommettere che al prossimo tragico evento che dovesse coinvolgere anche solo alla “lontana” un pseudo-pugile, tutto ricomincerà di nuovo.
Però, come si dice, “male non fare e paura non avere” e la boxe non ha affatto paura!
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