Le finali Olimpiche consacrarono la qualità del pugilato azzurro. Benvenuti. De Piccoli e Musso protagonisti
Il 5 settembre del 1960 è il giorno che sottolinea un successo che rimane tra i più belli della storia del nostro pugilato, Roma olimpica consacra un tris d’assi inatteso ed entusiasmante, nel contesto di una manifestazione che ancora oggi si definisce la genitrice dell’era moderna dei Giochi a cinque cerchi. Tre ori, tre argenti e un bronzo confermarono la validità e la brillantezza della scuola pugilistica italiana.
Come sempre, non mancarono le critiche. A Roma 1960 non tutto fu perfetto anche se la stampa, soprattutto quella dei grandi quotidiani, non approfondì troppo sul malumore di diverse nazioni, che nel torneo di pugilato si videro mettere alla porta i loro elementi di maggior prestigio con giudizi discutibili.
Non mancò il biasimo, insomma, per l’operato di alcuni giudici. Il dito accusatore fu puntato, principalmente, sulla massima espressione del settore, ovvero il trio che guidava la Commissione Arbitrale.
Le decisioni prese dal polacco Lisowski dall’inglese Johnstone e dall’italiano Gilardi non furono spesso condivise da tutte le delegazioni, che rivendicarono il fatto che a giudicare alcuni match di alto valore fossero stati designati arbitri e giudici non all’altezza, invece di altri più bravi e sordi a qualsiasi tipo di sollecitazione.
I casi più contestati furono l’eliminazione di Gattellari nei mosca, di Parra nei gallo, di Laudonio e Kellner nei leggeri, di Aranda nei welter leggeri e di Drogosz e Corneo nei welter.
Per quanto riguardò il torneo nel suo insieme, venne considerato di grande levatura. Tre i campioni olimpici che raccolsero più lodi di altri De Piccoli, Clay e Mc Clure. L’organizzazione italiana fu all’altezza della situazione e il giorno dopo le Finali “mamma” Rai propose interviste e servizi, seppure brevi, su Musso Benvenuti e De Piccoli.
Il pugilato, non quello “parlato”, quello "vero", impregnò di momenti esaltanti l’animo dei fortunati che ebbero la fortuna di assistere alle Finali.
Si iniziò rigorosamente con i :
Pesi Mosca - L'ungherese Torok superò il favorito sovietico Sivko ai punti. Il giovane e imprendibile magiaro riuscì a prevalere sull’ancora più giovane Sivko, grazie alla velocità e ad alcuni colpi d’anticipo. Fu una gara molto bella.
Pesi Gallo- Grigoryev, portacolori dell’URSS, supera come era nei pronostici PRIMO ZAMPARINI. Il marchigiano propone una feroce battaglia, com'è nel suo costume, ma Grigoryev, tatticamente, è ineccepibile. Gli basta evitare la corta distanza e colpire con le sue lunghe leve uno Zamparini che non molla mai, ma perde ai punti
Pesi Piuma – FRANCO MUSSO (nella foto a sx) contro l’incontrista polacco Adamski partorì un capolavoro di intelligenza tattica. Mobile, preciso attento a non rimanere mai sui colpi, il 23enne azzurro raccoglie una montagna di applausi soprattutto nel secondo round, dove non sbaglia nulla. Adamski era un avversario di rango, onore e merito al pugile, nato per caso in Francia, a Port St.Louis, che conquista una prima entusiasmante ed indimenticabile medaglia d’oro.
Pesi Leggeri - Vince il polacco Pazdzior considerato all’inizio del torneo solo un outsider. Lo sconfitto è SANDRO LOPOPOLO che disputa un match rabbioso per orgoglio e coraggio, ma il magiaro non sbaglia nulla. Pazdzior inizia il match con un pressing estenuante e Lopopolo, che probabilmente non si aspettava attacchi incessanti, cerca tra il primo e il secondo round la combinazione vincente oppure il colpo della domenica, ma Pazdzior si rivela una macchina da pugni perfetta e vince meritatamente.
Pesi Welter leggeri – Nemecek, cecoslovacco lungo ed ossuto, impersona la scaltrezza fatta pugile. Sicuramente il ghanese Quartey ha un bagaglio tecnico superiore al suo, ma Nemecek gli impedisce letteralmente ogni positiva iniziativa. Il ceko spinge , lega, colpisce in uscita di clinch, insomma non fa fare niente all’avversario e vince in un duello poco applaudito
Pesi Welter- NINO BENVENUTI (nella foto, a dx) ottiene contro il russo Radonyak una vittoria importante quanto netta. Il triestino appare in questo match, decisamente più difficile di quello con Lloyd in semifinale, quanto mai attento e implacabile. Radonyak è un avversario rozzo ma potente e pericoloso in ogni momento. Benvenuti lo domina con una concentrazione sopra le righe, non sbaglia nulla con il jab sinistro, evita con grande maestria le dure repliche del sovietico. Una vittoria esaltante.
Pesi Welter Pesanti- McClure era il favorito e in questo ruolo rimane fino alla fine! CARMELO BOSSI non subisce, però, il carisma dell’avversario e al primo round parte sparando colpi all’impazzata. La tattica del milanese è in realtà l’unica che può sortire a qualche effetto, ma la bravura di McClure è proprio elevata. Nel primo round controlla l’intraprendenza di Carmelo, poi nel secondo tempo inizia una storia che lo vede sempre chiudere a suo favore gli scambi. Nell’ultimo round Bossi è stanco e nulla può più fare.
Pesi Medi - Ancora un pugile americano vincente. Il campione della categoria risulta Crook e l’immagine del suo sinistro perfetto e implacabile rimane nei ricordi degli addetti ai lavori. L’avversario, il polacco Walasek, non esce umiliato dal confronto. La scuola magiara è presente in lui e lo si nota per il vasto repertorio di colpi, ma per Crook, che va ad un passo dalla vittoria per ko al terzo round, ci vuole altro…
Pesi Mediomassimi- Qualche osservatore acuto predisse a Cassius Clay una luminosa carriera da professionista. Per descrivere l’emozione che lasciò ai romani la vittoria di Clay sul pur bravo polacco Pietrzykowski, favorito della vigilia, ci piace citare la descrizione che fece un grande giornalista di allora, Felice Zappulla, sul vincitore della categoria: ” Clay possiede la mobilità di Bondavalli, l’arte di Urbinati, l’estro di Quadrini, la velocità di Venturi, la plasticità fisica di Musina".
Non occorre altro per descrivere la vittoria di un pugile che gettò a Roma le fondamenta della sua leggenda.
Pesi Massimi – FRANCO DE PICCOLI(Nella foto a dx) incassa un colpo, digrigna i denti e picchia come si deve fare in una Finale olimpica. L’avversario è tra i più nobili e pericolosi, il sudafricano De Bekker. De Piccoli è carico fino al’inverosimile. Il rivale lo colpisce per primo con un forte destro, poi subisce un sinistro del mestrino che lo lascia allibito. Da quel momento De Piccoli picchia solamente. Una pioggia di colpi si abbatte su De Bekker, tanto che è difficile descriverli nella loro esecuzione singola. Il match dura solo 40 secondi, poi il gigante mestrino alza le sue "mazze" al cielo...E' meravigliosamente Oro olimpico.
Flavio Dell'Amore
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