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I resoconti delle finali dei campionati mondiali di Milano.

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I match visti da bordo ring.
CammarelleKapitonenkoAP

 


Pesi minimosca 48 kg

Serdamba Purevdorj (MGL) - David Ayrapetyan (RUS) 10-5

Il destino fa in modo che il guardia destra mongolo sconfigga l’uomo che ai mondiali di Chicago 2007 gli sbarrò le porte al primo turno, con uno score pesantissimo di 34-7.

Inoltre, almeno gli viene data la possibilità di giocarsi realmente la finale, non come alle Olimpiadi di Pechino 2008, quando fu un infortunio alla spalla a metterlo fuori combattimento in avvio.

Purevdorj non si lascia sfuggire l’opportunità e sfrutta le sue grandi doti di attendismo per venire a capo del rivale.

Dopo una prima ripresa sul 3 a 3, emerge proprio il colpo d’occhio del ventiquattrenne, primo a conquistare un oro iridato pugilistico per il suo paese.

Nel frattempo il russo si fa più prevedibile, partendo da lontano con colpi larghi e caricati, facendosi più volte sorprendere per un parziale di 7 a 4.

L’ultimo assalto vede Ayrapetyan che forza con le serie a due mani, ma fa il gioco del nuovo campione.

PurevdoryAyrapetyanSY

Pesi mosca 51 kg

McWilliams Arroyo (PUR) - Tugstsogt Nyambayar (MGL) 18-2

Il gemello portoricano si conferma anche nella finale uno degli elementi più spettacolari del torneo, facendo valere tanto la sua difesa impermeabile, quanto il suo pesante lavoro alternato.

Il ventiquattrenne dalla boxe professionistica si muove sul ring senza fretta, avanzando chiuso nella sua guardia, lasciando lavorare il rivale, che è convinto di scardinarne le difese con colpi di un certo impatto.

Infatti, il primo ad andare a segno è il mongolo, ma con piccoli passetti e fendenti velenosi, Arroyo chiude il 1° tempo sul 3 a 1.

Nyambayar accelera nei tre minuti successivi, ma non trova il varco e si espone alle letali repliche del rivale, che inizia a macinarlo tanto al corpo quanto al volto, arrivando all’ultima ripresa sul 10 a 2.

Non depone le armi il mongolo, che inizia deciso, ma poi sembra arrendersi all’evidenza dell’altrui superiorità.

Su un efficace gancio sinistro Arroyo fa anche contare l’avversario.

Al suono del gong, esulta colpendo con un montante entrambi i secondi, per poi abbracciarli.

Dopo l’oro ai Giochi Pan-Americani del 2007, ma nessuna medaglia a Chicago e Pechino, finalmente l’affermazione di Arroyo.

I 48 mila dollari investiti da Portorico finalmente hanno fruttato.
ArroyomcwilliamsNyambayarAP

Pesi gallo 54 kg

Detelin Dalakliev (BUL) - Eduard Abzalimov 5-3

Non è sicuramente un match molto bello da vedere, a causa delle caratteristiche dei contendenti, che si fronteggiano su un piano prettamente tattico.

Il bulgaro giunge finalmente ad un oro mondiale dopo il bronzo del 2003, quattro ori dell’Unione Europea, nonché due argenti ed un bronzo ai campionati continentali.

Dalakliev è ben più alto, ma limita il bersaglio chiudendosi a testuggine ed aspettando con attenzione le iniziative di chi gli sta di fronte.

Si porta in vantaggio per 1 a 0 grazie ad un diretto ficcante ed arriva al primo intervallo con tale distanza.

Il ventiseienne è molto intelligente ed usa il sinistro appena abbozzato per disturbare e nel 2° tempo sfodera un destro lungo che assesta il parziale sul 2 a 0.

Negli ultimi tre minuti il russo punta a rompere la guardia del bulgaro e riesce ad accorciare e poi a pareggiare con un arrembaggio confuso.

Il risultato rimane fermo molto poco e solo a 18 secondi dal termine Dalakliev allunga di due punti, conquistando il successo.

Al suono del gong si inginocchia e bacia il tappeto.

Molto bella la sua commozione durante l’inno, quando il labbro indica che sta per scoppiare a piangere, ma poi riesce a respingere le lacrime.
DalaklievAbzalimovSY

Pesi piuma 57 kg

Vasyl Lomachenko (UKR) - Sergey Vodopiyanov (RUS) 12-1

Scontro fra due mancini dal palmares impressionante, che si contendono l’ennesimo traguardo sotto la direzione del nostro Enrico Apa.

Lomachenko è campione olimpico ed argento ai mondiali di Chicago, derubato in finale.

Vodopiyanov è oro iridato del 2007, ma fra i gallo.

I due si conoscono per essersi trovati uno di fronte all’altro ai mondiali junior del 2006, quando vinse l’ucraino, poi trionfatore finale del torneo.

E’ normale che quando due elementi del genere si confrontano lo spettacolo ceda il posto al nervosismo ed al parassitario fare poco per concedere nulla agli errori.

Il ventunenne Lomachenko parte forte, incalzando forsennatamente con gran movimento dei piedi, ma senza muovere le braccia.

Con un corto gancio sinistro apre le danze dei punteggi che chiude per 5 a 1 al primo intervallo.

La sua classe è più che cristallina e si esprime per gesti tecnici da applausi, che gli escono con una naturalezza inusitata.

L’azione è limitatissima nell’assalto successivo, con i l russo che fa ostruzionismo e chiude sotto per 7 a 1.

I due proprio non si piacciono e si vede da alcune provocazioni e piccoli passaggi di tensione.

L’ucraino fa davvero il minimo indispensabile, ma comunque non c’è storia.
LomachenkoSY

Pesi leggeri 60 kg

Domenico Valentino (ITA) - Jose Pedraza (PUR) 9-4

Quando l’italiano cammina verso il ring con il suo accappatoio di raso nero con il cappuccio appoggiato sul capo, il Mediolanum Forum esplode in una bolgia.

Il colpo d’occhio è magnifico e si spera che sia davvero la svolta per il nostro movimento, come si augurava Andrea Locatelli dodici giorni or sono nel presentare l’arena.

Il volto di Valentino è concentrato e teso, ma non oltre il lecito.

Con il suono del gong prende vita un clima assurdo ed ovattato, come se l’intero palazzetto fosse in una bolla di sapone separata dal mondo reale.

Al silenzio della generalità dei presenti, tutti con le dita incrociate e partecipi alla prova dell’azzurro, fanno da contraltare i cori da stadio degli amici del campano.

Domenico abbozza poco e l’avversario ancora meno, ben chiuso nella guardia, avanzando a piccoli passi e con movimenti del tronco per ammortizzare i fendenti.

Il primo punto è per il portoricano, ma è bravo Valentino a replicare immediatamente, segnando un punto anche sotto il profilo psicologico.

Su questo parziale si chiude la prima tornata.

Ben più movimentata la seconda ripresa, con i due che si fronteggiano in velocità, rimanendo sempre appaiati per le score-machines.

L’italiano è bravo a toccare in reazione, scoprendo varchi impensati.

Quando si porta sul 4 a 3, Pedraza accelera, però si scopre e permette il 5 a 3 di fine 2° round.

Beneaugurante il volto sereno del nostro alfiere all’angolo, nonostante sia consapevole che subirà l’assalto del forte centroamericano.

Infatti il ventenne portoricano attacca, ma portando il diretto si scopre e viene infilzato.

Così accelera ancora, andando a caccia del nostro rappresentante e costringendolo anche a qualche scambio.

Trascura la difesa e così la forbice si allarga ulteriormente.

Aumenta il lavoro al bersaglio grosso e tenta i ganci al volto per chiudere anzitempo, ma è controproducente.

Ad un minuto dal termine, Damiani si alza dalla sua sedia e si volta per chiedere ai tifosi il supporto e questi non si fanno certo pregare.

Come suona il gong, Valentino si paralizza per un attimo, poi prende la rincorsa e salta addosso a Damiani e Bergamasco.

Per festeggiare lancia in aria un guantone e mentre scende dalle scalette si scioglie in un pianto liberatorio, che parla di tanti ori sfiorati.

Fuori dal ring, corre come un forsennato scavalcando tutte le transenne per raggiungere il nutrito manipolo dei suoi sostenitori più accesi. Questi lo sollevano sulle loro teste.

Un trionfo.
ValentinoPedrazaAP

Pesi superleggeri 64 kg

Roniel Iglesias Sotolongo (CUB) - Frankie Gomez (USA) 8-2

Dopo l’oro mondiale junior nel 2006 ed il bronzo alle Olimpiadi, il ventunenne cubano ottiene il primo gradino del podio iridato.

Il mancino ha un’esperienza che non è nemmeno paragonabile a quella dell’avversario ed alla resa dei conti si rivela decisiva.

Lo statunitense è consapevole di essere inferiore in questo momento e parte subito con il martellamento al corpo, in particolare con il gancio sinistro, che Iglesias Sotolongo non sembra gradire molto.

Nei primi tre minuti l’equilibrio la fa da padrone, sebbene il cubano chiuda sul 2 a 1.

Gomez prosegue il lavoro al bersaglio grosso, ma doppia al capo ed ottiene il pareggio.

Poi, però, emerge la maggior scioltezza e varietà del caraibico, che con serie interminabili paralizza le altrui iniziative e termina il 2° round avanti per 4 a 2.

Eccessivamente penalizzati i fendenti dell’americano nell’ultima tornata, quando invece ogni movimento di Iglesias Sotolongo fa mobilitare i giudici per un eccessivo score finale, che premia comunque il vero vincitore.
IglesiassotolongoGomezSY

Pesi welter 69 kg

Jack Culcay-Keth (GER) - Andrey Zamkovoy (RUS) 7-4

Il tedesco è la vera sorpresa della quindicesima edizione dei campionati mondiali.

Il ventitreenne di origini turche, ma nato in Ecuador, è decisamente pugile completo e soprattutto bellissimo da vedere con la sua eleganza di movimenti, ma in molte occasioni premiato dai giudici in situazioni quantomeno discutibili.

In questo caso la sua vittoria viene grandemente fischiata, ma in realtà a perdere il match è il russo, reduce da alcuni turni massacranti, che l’hanno resso assai meno veloce e soprattutto troppo impreciso.

Culcay-Keth è bravo sin dall’inizio a disorientare il ben più alto mancino con i suoi movimenti, andando al riposo con un vantaggio di 1 a 0.

Nella seconda ripresa c’è molta confusione per l’avanzare farraginoso di Zamkovoy, che è per lui poco utile ed anzi lo porta a scoprirsi e farsi sorprendere dal lesto teutonico.

Nonostante tutto, il russo argina le sue pecche con un 3 a 3 parziale a fine 2° round.

Sbaglia ancora Zamkovoy a pressare senza il sostegno di un’adeguata difesa, facendosi trafiggere da colpi non vistosi, ma premiati dalle macchinette e gettando al vento quello che per molti alla vigilia era un oro annunciato.
CulcaykethZamkovoyAP

Pesi medi 75 kg

Abbos Atoev (UZB) - Andranik Hakobyan (ARM) 9-0

Questo ventitreenne dall’aspetto di un quarantenne fa felice senza dubbio Ruslan Chagev, presente a bordo ring e fotografatissimo.

Dopo l’oro a Chicago nel mediomassimi, Atoev compie l’impresa nella categoria inferiore, contro un rivale molto più alto.

Il mancino uzbeko è molto più compatto e di grande tempismo ed entra a suo piacimento nelle scarse difese altrui.

Addirittura durante la prima ripresa Hakobyan finisce anche al tappeto sugli effetti di un colpo e di uno scarso equilibrio, ma non si procede al conteggio.

Dopo un 4 a 0 iniziale, Atoev esprime la sua netta superiorità riuscendo a passare sempre sopra la mano del rivale con il suo gancio destro, colpo al quale l’armeno non sa porre rimedio.

Il 7 a 0 del 2° assalto diventa 9 a 0 finale sulla stessa falsariga.

Bello l’abbraccio che si scambiano i due secondi uzbeki al suono del gong, prima ancora di salire le scalette per riservare medesimo trattamento al vero protagonista del successo.
AtoeevHakobyanSY

Pesi mediomassimi 81 kg

Artur Beterbiev (RUS) - Elshod Rasulov (UZB) 13-10

Come detto in presentazione, il ventiquattrenne della regione del Dagestan, è un po’ elementare nella sua boxe, ma possiede la rara dote del singolo pugno del KO.

Sceso di categoria Atoev, non ha più rivali e dopo l’argento di Chicago, giunge l’oro.

Va detto che non è stato successo semplice, ma alla fine la potenza di Beterbiev, consuma la sua rivincita con l’Uzbekistan.

Alla prima ripresa il mancino Rasulov, campione mondiale junior nel 2006 e salito dai medi, danza bene sulle gambe, togliendo l’opportunità al rivale di piantare i piedi per terra per caricare i suoi terribili fendenti.

Nel frattempo piazza anche qualche colpo e chiude i primi tre minuti con il 3 a 0.

Il russo alla seconda ripresa parte da lontano e viene spesso incrociato, ma l’uzbeko ha il difetto di fermarsi sui colpi e così incassa delle bordate pesantissime.

Rasulov inizia a pedalare all’indietro e sfrutta rapidità e colpo d’occhio.

Un diretto destro di Beterbiev spegne tutte le lampadine all’malloppo che non recupera e su una serie di certo meno decisiva scivola al tappeto e viene contato.

Solo qualche pesa di wrestling gli permettere di giungere ancora in piedi all’intervallo, ma intanto i destri del russo hanno spostato il punteggio in suo favore per 7 a 6.

Nell’ultima tornata Rasulov è malfermo sulle gambe e continua a scivolare, ma ha il pregio di fare bottino con i suoi diretti mentre indietreggia.

Poi, però, i destri del sovietico scuotono più volte la testa al rivale ed il verdetto lo incorona.
BeterbievRasulovSY

Pesi massimi 91 kg

Egor Mekhontev (RUS) - Osmai Acosta Duarte (CUB) 12-2

Il cubano, come sempre, potrebbe dare di più, ma a convincerlo a desistere ci sono un atteggiamento troppo sornione e la innegabile potenza di cui è dotato il rivale.

In uno scontro fra mancino, il russo fa subito valere la pesantezza delle sue mani, costringendo immediatamente il caraibico a legare e probabilmente lo convince ad accontentarsi dell’argento.

Il 3 a 0 del 1° round è l’esatta lettura dell’intero incontro.

Nella seconda ripresa Acosta Duarte tenta qualche zampata, ma è troppo poco per fermare il rabbioso Mekhontsev che si dimostra veloce e scattante e lo prende sul tempo.

Il 7 a 1 negli ultimi tre minuti si solidifica con il russo che si fa preferire negli scambi, scuotendo il capo del rivale, che aggiunge all’oro continentale anche quello iridato.
MekhontsevAcostaduarteAP

Pesi supermassimi + 91 kg

Roberto Cammarelle (ITA) - Roman Kapitonenko (UKR) 10-5

Niente da dire sulla classe assoluta di uno come Cammarelle che combatte, senza nemmeno troppo sudare, per tre minuti e trionfa con una facilità estrema.

Alla prima ripresa scherza ed alla terza risparmia il rivale.

Che dire?

Complimenti.

Si merita tutto il calore del pubblico, che quando entra gli tributa immediatamente una spontanea standing ovation molto rumorosa, nella quale chiunque cerca di farsi sentire come può con mani, voce, piedi o trombe.

La serenità concentrata del nostro atleta è assoluta e saluta il pubblico già nel tragitto verso il ring.

Invece l’avvio è per l’ucraino, che sorprende il milanese con un gancio sinistro corto.

Il pareggio arriva con il jab di Roberto che penetra nella guardia ermetica di chi gli sta di fronte.

Ancora il tricolore è sorpreso dal gancio ed ancora lo ripaga per l’1 a 1.

Cerca poi di far aprire Kapitonenko, ma si scopre ed è sotto.

Un istante dopo siamo di nuovo sul 3 a 3 con il quale si chiude il 1° round.

E veniamo ai soli tre minuti di vera sfida, preceduti da un intervallo nel quale Cammarelle ci sorprende rompendo la scaramanzia e bevendo all’angolo.

La differenza palpabile è che ora appare concentrato davvero ed anziché fermarsi sui colpi, inizia ad evitare le repliche e cambia la musica.

Schiva col tronco un destro e rientra con un mezzo gancio destro che arriva a segno al mento, palesemente accusato.

Il conteggio è d’obbligo.

Pochi istanti dopo ottiene un nuovo “standing eight count” quando ripete l’azione del match con Zuyev, piazzando un sinistro che fa male.

Suona subito il gong e si va all’intervallo con il punteggio di 8 a 4.

Kapitonenko si porta a centro ring arrembante, quasi a voler dimostrare di non temere il blasonato rivale.

In realtà prova poco o forse la superiorità ormai non più offensiva di Cammarelle fa sembrare il tutto qualcosa di inutile.

Finisce il match e l’italiano dimostra di preferire il modo di gioire più contenuto rispetto a quello del compagno di stanza Valentino, ma in fondo aveva molto meno da dimostrare e tonnellate di meno di spirito di rivalsa.

A lui va il premio quale miglior pugile dei campionati mondiali, scelto tramite voto dai media accreditati entro la mezzanotte del giorno antecedente le finali.




 

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