World Series of Boxing

Confronto molto interessante tra due pesi medi che cercano la consacrazione, ma le condizioni di partenza non sembrano eque

  di Marco Bratusch

Sembra esserci tutto contro il franco-camerunense Hassan N’Dam N’Jikam o quasi, questo sabato in Canada, quando affronterà il peso medio di casa David Lemieux per il vacante titolo IBF dei pesi medi. Un confronto che presenta tanti risvolti, non solo tecnici ma anche ambientali, e proveremo a spiegarli in modo conciso.

Prima cosa, la borsa. La Golden Boy Promotions, che ha legato Lemieux a un accordo strappandolo alla canadese GYM, è stata l’unica presente all’asta e di conseguenza si è aggiudicata l’organizzazione del confronto offrendo la cifra minima di 102.000 dollari. Somma irrisoria che sarà divisa equamente, data la cintura vacante, ma Lemiuex guadagnarà un compenso di molto superiore “fuori busta” proprio grazie al nuovo contratto firmato. Parliamo di una riunione dove il biglietto più basso sarà venduto a 70 dollari, e già tutta esaurita, facile quindi immaginare gli introiti. La GYM, dal canto suo ancora forte di un contratto in essere, ha comunque già fatto causa per danni al pugile, al suo nuovo promoter e al manager Camille Estephan.

Secondo poi, i giudici. L’irlandese Gary Hyde, manager di N’Dam, ha protestato circa una settimana fa alla Commissione Atletica del Quebec – il match si fa al Bell Centre di Montreal – per la designazione di due ufficiali canadesi nel match. Con un canadese tra i pugili, la scelta non è parsa particolarmente “equa”, ma non vi sono stati cambiamenti: l’arbitro sarà Marlon Wright, nato in Giamaica ma appunto residente in Canada da una vita, dove ha sempre arbitrato. Uno degli giudici, Benoit Roussel.

Ultima questione: il titolo in palio, pesi medi versione IBF. Hassan N’Dam divenne sfidante ufficiale al titolo superando con un’ottima prova Curtis Stevens lo scorso ottobre. Il cintura era allora di Jermain Taylor, ma le numerose vicende legali del pugile dell’Arkansas lo hanno poi reso vacante. Lemieux è n°3 dell’ente, ma il rifiuto di Felix Sturm prima e dell’inglese Billy Joe Saunders hanno portato alla sua nomina come co-sfidante. Volendo si potrebbe poi soppesare quanto sia “mondiale” un titolo in una categoria dove da poco il campione “lineare” Miguel Angel Cotto ha difeso il titolo e dove imperversa un altro campione di sigla accuratamente evitato come Gennady Golovkin.

E finalmentesi può parlare di boxe, l’aspetto sempre più edificante.

Ci aspettiamo un incontro entusiasmante, sia per il livello simile dei protagonisti che per la loro boxe in netta antitesi. Due atleti freschi, giovani e validi.

Iniziamo dal 31enne Hassan N’Dam (31-1, 18 KO), professionista dal 2014, uno che, cresciuto in famiglia con 17 fratelli, ha iniziato presto a dover “combattere” per ogni cosa. Le sue migliori vittorie sono arrivate tra il 2011 e il 2012, contro Giovanni Lorenzo e Max Bursak. Un match assurdo contro Quillin, accettato con tre settimane di preavviso e in condizioni fisiche non perfette, lo ha costretto a cedere un titolo di sigla subendo sei (!) atterramenti ma terminando ai punti. Doveva esserci una rivincita, ma la Golden Boy che gestiva Quillin ha fatto finta di nulla, iniziando così le acredini che continuano ancora oggi. Dopo alcuni avversari minori, la bella vittoria su Stevens di cui si diceva. Con N’Dam parliamo di uno dei migliori interpreti di oggi nelle 160 libbre in fatto di Noble Art: pugile elegante, molto mobile e reattivo sulle gambe, ha ottimo jab e colpi dritti, un buon gancio d’incontro e un pugilato fatto di fluidità e senso del tempo dalla lunga (e a volte media) distanza. Ottimi riflessi, non ha grandissima potenza ma se ti prende bene sa farti male. Non sembra però indistruttibile, in carriera ha conosciuto spesso il tappeto dimostrando però buon “cuore” e doti di recupero.

D’altro lato il 26enne David Lemieux (33-2, 31 KO) è un classico fighter-picchiatore, lanciato forse troppo presto nel pugilato di alto livello. Nel 2011, a 22 anni, la sua sfida contro il messicano Marco Antonio Rubio lo costrinse alla battuta d’arresto dopo un match condotto ma nel quale venne colpito duramente mentre stava andando in riserva. Perse poi anche il rientro, in casa, contro l’esperto e abile Joachim Alcine. Si dovette partire quindi dalle fondamenta per ricostruire questo ragazzo dai modi educati e intelligente – parla cinque lingue – passando per 8 match vinti quasi tutti anzitempo, ma è stato solo il 2014 l’anno della vera rinascita sportiva. La scorsa stagione ha difatti fermato prima Fernando Guerrero e quindi un “duro” e navigato fighter come Gabriel Rosado per via di un occhio ormai chiuso dai suoi colpi. Fu un match intenso, con alcune riprese equilibrate ma in gran parte da lui condotto. Lemieux è un pugile serio, sempre ben allenato, a cui piace mettere pressione e che sa colpire assai duramente con entrambe le mani anche se è il gancio sinistro – portato anche al corpo – il suo miglior colpo. A volte è un po’ rigido nell’azione e “perforabile” in difesa, ma sono aspetti sui quali è migliorato. Soprattutto, il canadese appare cresciuto sia fisicamente che nella convinzione mentale dai tempi delle battute d’arresto, ed oggi un cliente ostico e pericoloso.

Chi dei due saprà imporre il proprio pugilato all’avversario? Il serbatoio di N’Dam sembra essere ancora oggi il più capiente per le eventuali 12 riprese. Dovrà tenere alta la concentrazione, usare il jab di sbarramento unito ai continui spostamenti laterali per togliere gli appoggi al potente avversario. Non ultimo, trovare lo spazio per il “pungente” destro dritto. Lemieux invece dovrà essere insistente ma paziente, consapevole che arrivare a segno duramente su un pugile elusivo come N’Dam lo costringerà a un lavoro frustrante e certosino nel tagliare il ring – cosa che sa fare – e nel muovere la cintura. Un duro lavoro al corpo già nei primi round gli darebbe una grossa mano nel rallentare l’avversario. Il “tempo” del match dovrebbe essere tenuto dal francese naturalizzato, più attivo e rapido, ma i pesanti attacchi di Lemieux possono ribaltare repentinamente il tavolo in suo favore, in particolare se, come probabile, dovesse riuscire ad atterrare N’Dam. Quanto “frequenti ed efficaci” sapranno essere questi suoi attacchi sarà il punto cruciale della contesa.

Non immaginiamo quindi un confronto “dominato” ma piuttosto un match avvincente con fasi alterne, in cui la misura del ring montato al Bell Centre potrebbe avere un certo peso nella disputa. Sperando che anche questo aspetto non vada troppo a favore del pugile di casa, riconosciamo al Lemieux di oggi delle buone opportunità di vittoria, sperando che eventualmente questa arrivi per soli suoi meriti. A N’Dam serve il match perfetto, senza sbavature, per non cadere in momenti di grande difficoltà sotto i colpi altrui né per lasciare equivoci su chi possa aggiudicarsi le riprese. E in ultimo sperare che il ring, vero “giudice” di questo sport, abbia simpatia per chi parte avendo tutto contro.