Come il Nino “Nazionale “ vinse il mondiale dei medi contro ogni pronostico - Di Gianni Virgadaula.
Quando, la notte del 17 aprile 1967, Nino Benvenuti entrò nella leggenda strappando ad Emile Griffith il titolo mondiale dei pesi medi, io avevo appena 10 anni e seguii alla radio la cronaca di Paolo Valenti insieme al mio papà. Per alcuni aspetti quindi, vista l’allora mia giovane età, altri potrebbero scrivere più e meglio di me intorno a quella memorabile sfida; soprattutto coloro che ebbero il privilegio di essere testimoni oculari di quell’avvenimento a bordo ring. Tuttavia, posso dire che l’emozione di ascoltare alla radio insieme ad altri 20 milioni di italiani le varie fasi del combattimento, furono così forti che, dopo quella notte, Nino divenne il mio idolo e il pugilato il mio sport; una passione grande che coltivo ormai da 40 anni, senza che ci siano stati mai tradimenti.
(Gancio sinistro di Nino, accusato da Griffith)
Pare che la prima frase detta da Nino Benvenuti, appena atterrato all’aeroporto J.F.Kennedy con il suo clan sia stata: “Io rinuncio al match e torno subito a casa”. Fu quella la reazione istintiva dello sfidante al titolo mondiale dei medi nell’accorgersi come nessun giornalista lo avesse atteso all’arrivo, tanta era l’indifferenza e la scarsa considerazione che i cronisti statunitensi avevano per il pugile italiano, destinato - secondo gli stessi - ad essere sbranato da Emile Grtiffith, il campione delle Isole Vergini che aveva mandato all’altro mondo Kid Paret, guadagnondosi l’appellativo di “killer”. Eppure, questi stessi giornalisti avrebbero dovuto ricredersi, sebbene già alla vigilia del match qualcuno aveva dichiarato che Benvenuti poteva battere Griffith “semplicemente perché sapeva fare la boxe meglio di Emile”, e questo qualcuno non era l’ultimo arrivato visto che il suo nome era Nat Fleischer, ovvero colui che era considerato a ragione il più esperto cronista di pugilato. Il fondatore di The Ring. L’uomo che aveva visto combattere tutti i più grandi campioni della storia della boxe.
Il giorno dell’incontro , al peso Nino Benvenuti fece registrare 72,121 kg contro i 69,515 di Emile Griffith. I bookmakers davano lo sfidante perdente 5/8. Il Madison Square Garden era un portentoso spettacolo con 14.251 spettatori paganti, che avevano fruttato agli organizzatori 211.000 dollari. Fra i tanti sportivi alcune migliaia erano italo-americani, ma erano stati soltanto 150 i tifosi provenienti dall’Italia che avevano avuto la possibilità di accedere al favoloso Garden.
Quando finalmente suonò il gong della prima ripresa e l’arbitrò Marc Conn gridò “boxe!”, si capì subito che lo spettacolo non avrebbe deluso nessuno, e che Benvenuti non era venuto dall’Europa per fare la vittima sacrificale. Nino vinse infatti in scioltezza il primo round, sorprendendo più volte il campione con veloci combinazioni. Ma il vero brivido si ebbe alla seconda ripresa, quando Benvenuti mandò Griffith al tappeto, dopo averlo colpito con un preciso destro al mento. Nino aveva anche tentato di doppiare subito il colpo con il suo magico sinistro, e se ci fosse riuscito per il campione sarebbe stata la fine.
Fece comunque sensazione vedere il “killer” con il sedere per terra. Certo, in quel momento qualcuno poté pensare che quel colpo fosse stato solo un pugno fortunoso; pochi in realtà potevano immaginare quanto lavoro, quanti sacrifici si celavano dietro quel gesto sportivo, dietro quella rapida e precisa azione. La preparazione svolta da Nino Benvenuti al Villaggio Italia, messo a disposizione da Aldo Di Belardino, era stata dura, difficile, a tratti crudele, come ci venne poi mirabilmente descritto da Franco Dominici, l’unico giornalista italiano (inviato del Corriere della Sera) che poté seguire a New-York tutta la preparazione del campione triestino, dal primo all’ultimo giorno. Il manager del pugile italiano, il bolognese Bruno Amaduzzi, il trainer Libero Golinelli, e gli sparring partners avevano veramente messo sotto pressione il pugile triestino, evitandogli ogni possibile distrazione. I timori della vigilia erano infatti legati al rischio di un allenamento inadeguato. Altra paura, la possibilità di vincere il match sul ring, ma di perderlo sui cartellini dei giudici. Questo era già accaduto a Seul nel match con il coreano Ki Soo Kim, che era costato all’italiano il mondiale dei medi junior. Dunque occorreva una preparazione atletica perfetta per condurre a pieno ritmo tutte e 15 le riprese e non avere mai cedimenti.
(La sequenza dell'atterramento di Griffith)
I risultati di questa straordinaria preparazione si videro tutti al 4° round quando Nino, colpito duramente da un largo destro di Griffith, sbarellò sulle corde per poi finire malamente al tappeto. Un drammatico atterramento che raggelò i tifosi italiani. Ma Benvenuti, prodigiosamente, sconcertando per primo Griffith che già pensava di avere vinto, si rialzò da terra, ascoltò lucidamente il conteggio dell’arbitro, e poi riprese la battaglia. Certo, un atleta non integro nel fisico e poco allenato, non avrebbe mai potuto rigettarsi nella lotta. Nino lo fece, perché conscio di esserci fisicamente e ancor più mentalmente. Solo così si spiega la battuta data agli uomini del suo angolo alla fine di quella difficile ripresa che lo aveva visto sull’orlo del kappaò: “Sto bene. State calmi. Adesso lo distruggo!” .
Superato il sofferto quarto round, Benvenuti riuscì a pareggiare il quinto, poi iniziò la sua marcia trionfale aggiudicandosi i rounds successivi. Perdeva ancora l’ottava e la nona ripresa, ma da quel momento non avrebbe più concesso nulla a Griffith, dominato in tutta la parte finale del combattimento, compresa la quindicesima ripresa stravinta da Nino Benvenuti. Papà Fernando era entusiasta. Aveva sempre creduto nelle possibilità del figlio, sin da quando ragazzino, Nino aveva imparato a tirare cazzotti con le mani protette da calzettoni imbottite di stracci. Ora però, dopo l’ultimo suono della campana, non rimaneva che attendere il verdetto. Quella l’ultima emozione, quella l’ultima paura. Tutti gli uomini che erano stati all’angolo di Benvenuti, da Amaduzzi a Golinelli, da Chic Ferrara al mitico Aldo Spoldi, attendevano con trepidazione il responso arbitrale. Ma stavolta non ci sarebbero state cattive sorprese come a Seul. Nino Benvenuti veniva proclamato campione del mondo dei pesi medi con verdetto unanime. Il suo nome entrava per sempre nella leggenda della boxe.
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