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Marvin Hagler, l'ultimo grande re dei Medi

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Discutibile la sconfitta con Leonard che lo privò della corona - di Gianni Virgadaula

La città di Brockton, nel Massachussets, ha dato i natali a Rocky Marciano, il mitico campione dei pesi massimi, uno dei più grandi ed amati pugili di tutti i tempi, ma la sua nobile tradizione pugilistica è stata rinverdita da Marvin Hagler, che della cittadina può considerarsi figlio adottivo. In realtà Marvin è nato, primo di sei fratelli, a Newark, nel New Jersey, il 23 maggio 1952 (altre fonti dicono nel ’54) da Mae Hagler e  Robert Sims. Questi abbandonò i suoi figli, e Mae pensò allora di trasferirsi a Brockton, essendo Newark una città poco sicura, spesso teatro di violenti scontri razziali.

Hagler(Marvin "The Marvellous" Hagler)

A Brockton, Hagler cominciò presto a frequentare la palestra dei fratelli Pat e Guerino (detto Goody) Petronelli, divenendo un buon pugile dilettante, tanto da vincere nel ’73 le finali nazionali come peso medio. Il 18 maggio di quello stesso anno Marvin divenne professionista, e vinse il suo primo match  per KO al 2° round con Terry Ryan.
Alto 1.73, mancino, potente, con un peso forma di 72,5 kg che mantenne prodigiosamente inalterato dal primo all’ultimo match della carriera, Marvin si conquistò presto una buona fama, tanto da essere citato dalla rivista Ring, dopo appena 10 incontri disputati, come un’autentica promessa dei pesi medi.

Nell’agosto del ‘74 a Boston, Marvin sconfisse  il quotato Sugar Ray Seales ai punti in 10 riprese, ma nella rivincita combattuta a Seattle  i due fecero pari.  Nondimeno, Hagler aveva già acquisito quella sicurezza che avrebbe fatto di lui un grande, del ring . E’ in quel periodo che pensò di rasarsi i capelli a zero per assumere un aspetto più truce e decise di farsi chiamare The Marvelous (il meraviglioso).
Nel 1975 Marvin Hagler continuò a mietere vittime con la sua straordinaria potenza, ma nel gennaio ‘76, allo Spectrum Arena di Filadelfia, venne sconfitto da Bobby “Boogaloo” Watts.

Si trattò di un verdetto partigiano e scandaloso, contestato dal pubblico e dalla stampa. Ma Filadelfia doveva riservare altre amarezze al “meraviglioso”; così  6 mesi dopo sullo stesso ring venne sconfitto anche da Willie Monroe. A quel punto, se Hagler fosse stato un bluff si sarebbe presto sgonfiato, ma egli seppe reagire da par suo a quel periodo sfortunato. Tornò a vincere e nel settembre del 1976, sempre a Filadelfia, mise KO in 8 riprese il temibile picchiatore Eugene “Cyclone” Hart. Giunse quindi il momento della rivincita con Willie Monroe. I due si ritrovarono a Boston nel febbraio del ‘77. Il match era valido per il titolo nordamericano dei medi, e stavolta Hagler stese l’avversario al 10° round. Ancor peggio andò a Monroe nella “bella”, combattutasi allo Spectrum di Filadelfia nell’agosto dello stesso anno. The Marvelous si impose per KO al 1° round.
A quel punto Marvin Hagler era ormai pronto per battersi per il titolo mondiale, eppure dovette attendere ancora prima di avere la sua possibilità. Così, mentre al vertice della categoria si alternavano mediocri campioni, egli continuò a distruggere i suoi avversari con irrisoria facilità. Nel ‘78 battè per ben due volte il forte inglese Kevin Finnegan, e il 28 agosto riuscì a superare “il re senza corona” Benny Briscoe, ancora forte e pericoloso nonostante la sua non più verde età. Nel ‘79 Hagler chiuse definitivamente il conto con Sugar Ray Seales, mettendolo fuori combattimento al primo round, e successivamente sconfisse l’argentino Norberto Cabrera. Ora nessuno poteva più negare una chance mondiale a The Marvelous, e il 30 novembre del ‘79 egli potè incontrare a Las Vegas il campione italo-americano Vito Antuofermo. Un uomo piccolo, tozzo, ma con un cuore grande così. Un vero guerriero del ring. Fu una battaglia feroce. Una sfida senza esclusione di colpi. Antuofermo, pur ferito e sanguinante, affrontò il ciclone Hagler con coraggio leonino. Subì colpi devastanti, ma grazie ad un finale strepitoso riuscì a conservare il titolo con un discusso pareggio. Hagler avrebbe dovuto attendere ancora per salire sul tetto del mondo. Ma egli ben sapeva che quel  titolo  che  inseguiva  da  tempo… lo aspettava. Era suo. Riprese quindi a macinare avversari con maggiore cattiveria di prima, e nell’aprile dell’80 mise KO in due sole riprese Bobby Watts, vendicandosi dell’ingiusta sconfitta patita nel ‘74. A quel punto The Marvelous aveva saldato i conti con tutti, e sempre a modo suo.

Finalmente, il 27 settembre del 1980, Hagler ebbe a Wembley la sua seconda chanche mondiale, divenendo challenger del britannico Alan Minter, il quale aveva da poco detronizzato Antuofermo. Il match non ebbe storia. Marvin distrusse l’inglese in tre sole riprese, dopo avergli aperto profondi tagli in entrambe le arcate sopraccigliari. E per quella vittoria così a lungo cercata il campione di Brockton pianse, gettando per un attimo la sua maschera impenetrabile di distruttore di uomini.

Conquistata finalmente la cintura mondiale delle 160 libbre,  Hagler fece presto capire che il suo regno sarebbe stato lungo e ben saldo nei suoi pugni esplosivi. Così, nel gennaio dell’81, a Boston, The Marvelous abbattè il venezuelano Fulgencio Obelmejas, suo primo sfidante, all’ottavo round. Poi si ritrovò di fronte Antuofermo, ma i ruoli si erano adesso capovolti.  Adesso il campione era lui. A New York, il 13 giugno 1981 Vito con il volto aperto e lacerato venne fermato dall’arbitro al 4° round. Sempre a New York, il 3 ottobre, Hagler mise KO in 11 riprese il siriano Mustafa Hamso. Billy Lee finì invece KO al 1 round, in un match svoltosi ad Atlantic City l’11 marzo dell’82. In Italia, a Sanremo, il 30 ottobre dello stesso anno,  Hagler battè nuovamente Fulgencio OIbelmejias, che stavolta non andò oltre l’ottava ripresa. L’11 febbraio dell’83, fu il campione europeo Tony Sibson a subire una cocente sconfitta. A Worcester, Hagler lo mise KO in 6 riprese, pur riconoscendo poi allo sfidante doti di grande colpitore. Successivamente fu Wilford Scvpion a finire KO in soli 4 round. E a quel punto “Il meraviglioso” si trovò di fronte lo sfidante più prestigioso fra quelli che sino ad allora avevano cercato di detronizzarlo; vale a dire il panamense Roberto Duran, detto “mano di pietra”, un’autentica leggenda del ring che andava a caccia del suo quarto titolo mondiale in quattro diverse categorie. Il combattimento si svolse a Las Vegas il 10 novembre dell’83 e andò al limite delle quindici riprese. Duran fece un ottimo combattimento, e andò col punteggio molto vicino al campione, che comunque conservò meritatamente il titolo mostrando in quell’occasione di non essere solo uno straordinario picchiatore ma anche un buon tecnico e un buon stratega. Nell’84 Hagler difese altre due volte il titolo; il 30 marzo a Las Vegas contro l’argentino Juan Domingo Roldan, sconfitto in 10 riprese, e nuovamente contro il siriano Hamsho, messo KO in tre round il 19 ottobre a New York.

Il 15 aprile 1985, al Caesars Palace di Las Vegas, Marvin Hagler, in un match a lungo atteso, incontrò il terribile Thomas Hearns, “The It Man”. Fu una lotta breve e intensa fra due autentici gladiatori. Una sfida che per certi versi riportò alla memoria le mitiche battaglie fra Zale e Graziano. Hagler fu presto ferito alla fronte dai duri colpi di Hearns, ma ebbe una rabbiosa reazione e con una serie di combinazioni terrificanti chiuse la partita al 3° round. “The It Man”, il più pericoloso dei suoi avversari, non ebbe miglior sorte degli altri che lo avevano preceduto. Per quel combattimento Hagler guadagnò 8 milioni di dollari, ma la sua fame di danaro e di vittorie non era finita. Il 10 marzo dell’86 a Las Vegas sconfisse l’ugandese John Mugabi in 11 riprese. Quella fu per lui la 12a vittoriosa difesa del titolo, ed egli cominciò ad accarezzare l’idea di potere eguagliare e magari superare il record di Carlos Monzon, che aveva difeso il titolo ben 14 volte. Ma fra Hagler e questo record si frappose un temibile ostacolo che rispondeva al nome di Sugar Ray Leonard, che era anche l’unico uomo che poteva a quel tempo contendere al campione dei medi la palma del migliore.

La sfida fra i due grandi campioni avvenne il 6 aprile del 1987 al Caesars Palace di Las Vegas. Fu davvero un combattimento duro e intenso dove due intelligenze, due stili, due modi diversi di concepire il pugilato, si confrontarono rendendo onore alla Noble art. La prima parte del match fu favorevole allo sfidante, mentre nella seconda parte Hagler sembrò potere riguadagnare il terreno perduto. Alla fine dei 12 round però il verdetto premiò Leonard. La sconfitta non fu mai accettata da Hagler che si ritenne scippato dalla corona, né potè confortarlo la borsa di 23 milioni di dollari divisa in egual misura con Leonard. Amareggiato, “The Marvelous” decise di non tornare mai più sul ring. Mantenne la promessa, ma nell’immaginario collettivo, come è capitato solo a pochi pugili, Marvin Hagler è rimasto il “campione”, il più forte, l’ultimo grande re dei pesi medi.

Record Book: ID 67, 62 vittorie (52 per KO), 3 sconfitte, 2 pari.