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Carlos Monzon: imbattibile sul ring ma sconfitto dalla vita

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Detenne il titolo mondiale dei medi per quasi sette anni. Difese 14 volte la corona - di Gianni Virgadaula.

L’argentino di sangue indios Carlos Monzon nacque San Javier il 7 agosto del 1942. l’infanzia e l’adolescenza di quello che sarebbe divenuto il peso medio più forte degli ultimi quarant’anni, non furono facili. Nei bassi fondi di Santa Fé, dove si trasferì con la sua numerosa famiglia, Carlos dovette presto affrontare nelle strade le prime dure battaglie della vita. Litigioso ed irascibile, fu arrestato più volte dalla polizia, ma quando il suo futuro sembrava destinato ad essere quello di un comune criminale, ecco che il giovane Monzon trovò rifugio nella boxe. Debuttò fra i dilettanti a 16 anni come peso leggero, e da amateur vinse 73 degli 87 incontri disputati. Fu il manager Amilcar Brusa ad intuire per primo il suo talento e lo incoraggiò a debuttare nel professionismo. Il primo avversario di Carlos fu Ramon Montenegro, liquidato in due soli rounds. Era il 6 febbraio del 1963.

MonzonL’inizio dell’attività professionistica consentì a Monzon di guadagnare i primi soldi puliti, visto che sino a poco prima aveva arrotondato le sue entrate facendo il “protettore” di giovani prostitute. Alto 1,83, con un’eccellente struttura fisica che lo avvicinava più ad un mediomassimo, Monzon divenne in breve un pugile temibile grazie anche alla sua notevole potenza di pugno. Ma gli inizi non furono facili. Nell’anno del debutto il pugile di Santa Fé subì una sconfitta contro il veterano Antonio Aguilar, mentre nel ‘64 ebbe un duro stop per mano del brasiliano Felipe Cambeiro, che lo battè ai punti dopo averlo atterrato tre volte, e poi venne battuto anche da Alberto Massi. Tuttavia, il pugile di Santà Fè seppe fare tesoro da quelle sconfitte e affinò sempre più il suo stile pugilistico. Nel 1965 Monzon, fu costretto al pari per ben tre volte, ma egli in quell’anno si prese anche delle clamorose rivincite battendo il 10 agosto a San Pablo Felipe Cambeiro in otto rounds, e poi Antonio Aguilar ai punti in 10 riprese a Buenos Aires, l’8 dicembre. Il 3 settembre 1966, sempre a Buenos Aires, Monzon divenne campione argentino dei pesi medi battendo ai punti dopo 12 combattute riprese il quotato Jorge Fernandez, in precedenza sconfitto da Emile Griffith in un combattimento valido per il titolo mondiale dei welter. Dopo quella vittoria Monzon attrasse l’attenzione dell’organizzatore Tito Lectoure, e questo avrebbe determinato una svolta nella sua carriera. Nel 1967 il forte colpitore di Santa Fé ottenne 14 vittorie ed un pari a Buenos Aires con il fortissimo pari peso Benny Briscoe. L’ascesa di Monzon continuò inarrestabile negli anni successivi. Il 10 gennaio del ‘69 l’indio divenne campione sudamericano dei medi battendo per KO al 9° round Ruben Orrico, e in quello stesso anno battè ai punti in 10 riprese Tom Bethea e mise KO Carlos Salinas, che in precedenza gli aveva imposto un pari. Nel 1970 Monzon era ormai pronto per tentare la scalata al titolo mondiale, e la vittoria ottenuta il 18 luglio a Buenos Aires contro il quotato Eddie Pace, confermò il suo felice momento. 
Lectoure riuscì quindi ad organizzare la sfida al campione del mondo Nino Benvenuti. Il combattimento si svolse a Roma il 7 novembre, e fin dai primi round lo sfidante mise in difficoltà il pugile italiano che, logorato ormai da una lunga attività agonistica, non era più al meglio della condizione. Sarebbe però sbagliato dire che il match fu a senso unico, visto che sino al decimo tempo ci fu un sostanziale equilibrio. Ma dall’11 round in poi Monzon impose la sua potenza e la sua straordinaria freschezza atletica, così al 12° round concluse il match a suo favore dopo una inarrestabile azione, conclusa con un devastante destro al volto del campione. Fu quello l’unico vero KO subito da Benvenuti in tutta la carriera, che significò anche la fine del suo regno.

La rivincita fra Monzon e Benvenuti ebbe luogo a Montecarlo l’8 maggio del 1971, e in quella circostanza il campione argentino liquidò il triestino ormai in disarmo in soli tre rounds. Fu il manager Amaduzzi  ad interrompere il combattimento gettando la spugna sul ring. Il 25 settembre 1971 nella sua Buenos Aires Monzon incontrò il veterano Emile Griffith. Fu un incontro duro, con fasi alterne, ma al 14° round il  campione scardinò le difese di Griffith, che venne dichiarato KOT dall’arbitro. Il 4 marzo del 1972 Monzon tornò a Roma per difendere il titolo dall’assalto dell’americano Denny Moyer, che pur battendosi coraggiosamente, fu “matato” dall’argentino in 5 riprese. Monzon, che sino alla conquista del titolo, aveva combattuto sempre sui ring di casa, da campione divenne un assiduo frequentatore dei ring europei. Così, il 17 giugno 1972 incontrò a Parigi Jean Claude Bouttier. Fu quello un grande evento sportivo ma anche mondano. A bordo ring confluirono importanti personalità ed attori come Alain Delon, Jean Paul Belmondo, Laura Antonelli.  Fra le otto corde, prima che iniziasse il match, entrò il leggendario Georges Carpantier, ottuagenario ma ancora elegantissimo e in buona forma. L’incontro fra Monzon e Bouttier fu duro e scorretto, ma nonostante la resistenza opposta dal francese, il campione costrinse lo sfidante ad abbandonare all’inizio del 12° round.

Sempre in quell’anno, dopo una facile difesa del titolo a Copenaghen contro Tom Bogs, sconfitto per KO al 5 round, Monzon si ritrovò faccia a faccia con Benny Briscoe. L’attesa rivincita fra i due si svolse a Buenos Aires l’11 novembre, e per la prima volta da quando era divenuto campione, l’argentino rischio seriamente di perdere il titolo. Ciò accadde nel corso del 9° round, quando Briscoe lo colpì con un destro formidabile. Carlos rimase in balia dell’avversario per tutta la ripresa e venne salvato dal gong. Lo scontro feroce andò avanti sino al 15° round. Monzon vinse comunque con verdetto unanime, e lo stesso avvenne nella rivincita con Griffith, anch’esso sconfitto ai punti il 2 giugno del ‘73 sul ring di Montecarlo. Ma prima di quell’incontro l’argentino aveva rischiato di fare la fine di Stanley Ketchel, ucciso a revolverate da un marito geloso. A lui invece gli sparò la moglie Beatriz Mercedes Garcia, che pure gli aveva dato tre figli, ma che non tollerava le infedeltà del campione. L’argentino si salvò per miracolo, ma la pallottola esplosa dalla donna gli rimase per sempre conficcata nella schiena.  Il 29 settembre del ‘73 a Parigi, Monzon diede una seconda opportunità a Bouttier che, dopo avere toccato per tre volte il tappeto, venne battuto nettamente ai punti in 15 riprese. E sempre a Parigi, il 9 febbraio del ‘74 il campione argentino respinse l’assalto di Josè Napoles, il campione cubano dei welter, grande fuoriclasse del ring, ma troppo anziano e troppo leggero per impensierire Monzon. Lo sfidante venne sconfitto al 6° round, quando il suo manager Angelo Dundee gettò la spugna sul ring.

Nel ‘74 la WBC privò Monzon della corona, perché l’argentino si era rifiutato di battersi con il colombiano Rodrigo Valdes. Egli comunque rimase campione per la WBA e continuò a mietere vittime. Mise KO Tony Mundine in sette riprese, Tony Licata in dieci e il picchiatore francese Gratien Tonna in soli 5 round. Intanto Valdes, sconfiggendo sorprendentemente Briscoe, era divenuto il campione mondiale per la WBC. Tutto il mondo della boxe si aspettava quindi un incontro Monzon–Valdes per la riunificazione del titolo. Il match fu organizzato a Montecarlo il 26 giugno del 1976 e non deluse le attese. Fu un incontro duro ed equilibrato, ma nel 14° round Monzon riuscì ad atterrare Valdes, e quell’episodio fece la differenza. Il verdetto andò all’argentino, che così tornò ad essere l’unico re dei medi. La rivincita con Valdes era però d’obbligo. Si svolse il 30 luglio 1977 sempre a Montecarlo. Anche stavolta fu un incontro a fasi alterne. Clamoroso il KD che Monzon dovette subire al 2° round. Ma l’argentino superò il momento critico e al 10° tempo fu Valdes a passare dei momenti difficili. Il finale del match fu però del colombiano, che tuttavia non riuscì a recuperare lo svantaggio accumulato nelle precedenti riprese. Monzon vinse con verdetto unanime, confermando in quell’ultima sfida di essere il migliore del suo tempo e non solo per la straripante potenza. Infatti egli nel tempo aveva affinato anche la sua tecnica, e la sua difesa, grazie al notevole jab sinistro e la capacità di colpire indietreggiando, si rivelò per gli avversari quasi sempre impenetrabile. Prima dell’ultimo match con Valdes,  l’argentino aveva giurato che qualunque sarebbe stato l’esito dell’incontro si sarebbe ritirato dal ring. Fu di parola. Appese i guantoni al chiodo da campione  per entrare per sempre nella leggenda.

Il 14 giugno 1988, Monzon litigò aspramente con la sua compagna Alicia Muniz. I due precipitarono dalla terrazza della loro casa. La Muniz morì, ma non per la caduta. L’autopsia rivelò che la donna era stata strangolata. Accusato di omicidio Monzon venne condannato a 11 anni di carcere. Ma scontò solo cinque anni della pena, avendo ottenuto la libertà condizionata. Morì in un incidente stradale l’8 dicembre 1995, proprio mentre tornava dal carcere di Las Flores.  Finiva così l’esistenza tragica e violenta di un uomo che nella vita non si era mai saputo dare delle regole, ma che sul ring aveva dimostrato di essere un grande, capace di dominare incontrastato la sua categoria per quasi sette anni,  e difendendo il titolo per ben 14 volte. Un record nei medi che ben difficilmente potrà essere uguagliato.

Incontri disputati: 102  con  89 vittorie (69 per KO), 9 pareggi, 3 sconfitte, 1 no contest