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La Boxe nella Storia

I pugili ferraresi entrati nella storia (M. Roveri)

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Il tricolore dei massimi leggeri di domani sera al Campo Scuola è un’opportunità per un viaggio fra i luoghi “sacri” della boxe estense e i personaggi più popolari. Alessandro Duran da record: 19 volte ha combattuto sul ring della sua città. Quei 9000 spettatori nel cuore di Ferrara la notte “europea” dell’1 luglio 2000!
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Il racconto della domenica: Re del song ma non del ring

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E’ un luogo comune che Frank Sinatra , l’immortale “The voice”sia stato un ottimo pugile dilettante . In realtà  Sinatra fu un  entusiasta cultore di boxe,frequentò la  famosa Stillman Gym  e assunse come guardia del corpo Al Silvani. Non combattè mai in un incontro ufficiale

 

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Il raccondo della domenica : I due secchi di Tony Galento

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Bionda come la vittoria. Nera come la sconfitta

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Il racconto della domenica. Quel ko di Graziano che non vidi mai

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Chicago, luglio 1947.

Avevo investito tutti i miei risparmi per arrivare laggiù dopo avere lasciato Sorrento.

Dodici giorni lontano dalla famiglia e dal lavoro per ritrovarmi ancora una volta con Rocco.

La serata era stata esaltante. Alla sesta ripresa era accaduto qualcosa di incredibile, un cambiamento improvviso tra memoria e violenza tra passato e vendetta.

Nell’Arena  di Chicago c’erano più di 70.000 persone, avevano versato ai botteghini 480.000 dollari per vedere la rivincita tra Tony Zale e il mio amico Rocco Barbella.

Nel settembre  del 1946  “Man of Steel”  Zale  aveva bastonato duramente il figlio di Nick e di Ida Scinto, ma subito dopo il mio amico mi aveva spedito un messaggio.

“Mi darà la rivincita. Vieni in America, sarà un'esperienza che ricorderai per tutta la vita.”.

Ero partito a fine maggio, sperando che la profezia si trasformasse in un prodigio. Avevo trovato tutto pronto a Chicago, compreso il soggiorno pagato al Saint Louis Hotel.

Appena arrivato all’Arena, avevo cercato un certo Joe DeCanio e mi ero presentato. 

“Sono Raffaele, vengo da Napoli!”

Quell'uomo mi aveva squadrato da capo a piedi con occhi torvi e indagatori, e mentre mi guardava la sua mascella quadrata si era irrigidita.

Per un attimo ero rimasto senza fiato, poi il suo viso si era aperto in un sorriso quando, in italiano perfetto, mi aveva detto:  “Rocky Bob mi ha dato questa busta. Il biglietto è di prima fila”.  Era stato così che ero entrato nella bolgia.

Ero circondato da un universo palpitante. Uomini eleganti e signore  favolose sedevano fianco a fianco in un caleidoscopio di personaggi da circo. Donne grasse vicine a ingombranti giganti o a piccoli ometti con il papillon. Tante camicie bianche. Uomini vestiti in doppiopetto erano accanto ad altri che indossavano gessati usati e troppo stretti. Si avvertiva un’aria di furia selvaggia che cresceva di minuto in minuto.

Poi erano cominciati i match e mi erano sembrati tutti spettacolari, drammatici, percorsi da un'indomabile esuberanza. Quando  avevano annunciato il  combattimento tra il campione del mondo dei medi Tony Zale e lo sfidante Rocky Graziano il mio cuore aveva preso ad andare a mille. Non avevo mai assitito a un match di pugilato così importante.

Poi, la sfida era cominciata.

Il polacco  si era subito rivelato ai miei occhi come un gigante ghignante e implacabile. Zale si accaniva sugli occhi e sul volto di  Rocco facendolo sanguinare da ogni parte. Alla terza ripresa avevo infilato la testa tra le mani, poi sulle ginocchia. Non riuscivo più a guardare. Ero inebetito, accecato dalla paura, frustrato dalla mia codardia. Dopo un tempo che mi era sembrato infinito, un boato mi aveva risvegliato da quella sorta di torpore.

La gente accanto a me si era alzata in piedi, sentivo chiaramente la folla che urlava il nome di Rocky.

Aveva vinto e io non sapevo nemmeno come.

Nella busta oltre al biglietto c’era un foglio scritto a mano e firmato dallo stesso Graziano che mi invitava nel suo camerino dopo il match. Avevo mostrato quel foglio al personale di servizio e tutte le porte si erano spalancate, mi ero così ritrovato quasi senza accorgermene nello spogliatoio di Rocco mentre lui parlava ai giornalisti.

“Credetemi amici, combattere contro Zale è come combattere a mani nude contro un leone. Sinceramente non ho mai affrontato un leone, ma non credo possa essere un nemico meno pericoloso di Tony. Io sono il re della zuffa. Non mi tiro indietro di fronte a niente, sono cattivo, scorretto. Con Zale ho faticato ad essere tutto questo. Forse è fatto della mia stessa pasta, anche se lui è del nord Europa e io sono un figlio del sud dell'Italia. Lo buttavo per terra e lui si rialzava più feroce  che mai. In un attimo  lo avevo di nuovo addosso. Mi ha pestato i piedi, colpito con il gomito destro e io non vedevo più nulla da un occhio. Tra la terza e la quarta ripresa urlavo, mi sembrava di essere diventato cieco. Ho chiesto   a Whitney di tagliarmi  sopra l’occhio  per fare uscire il sangue che mi impediva di vedere. L'ha fatto, riluttante, con una lametta da barba. Dopo avere recuperato in parte la vista, mi sono scatenato. Tutto mi pulsava nella testa, ero pazzo, inarrestabile, insensibile a ogni dolore e alla sesta ripresa lui finalmente ha ceduto. Zale aveva fatto la stessa cosa con me dieci mesi fa. Ora vi prego di lasciarmi. Il campione è stanco, sono molto stanco, vado a riposare. Buona notte a tutti."

La folla stava uscendo lentamente ma rumorosamente dallo spogliatio quando Rocco mi vide.

“Raffaele! Amico mio. Hai visto che match. Valeva la pena o no di venire a Chicago ?"

Avevo risposto di sì quasi vergognandomi.

Che avevo visto due sole riprese, glielo avrei confessato soltanto dieci anni dopo.

FD

 

Pietro Ziino un leggero di primo piano nella boxe italiana anni 60

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Un campione di giugno

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