Un racconto di Emilio Del Bel Belluz
Ho combattuto ora sono solo
di Emilio Del Bel Belluz
Aveva fatto il pugile tutta la vita, dopo aver lasciato il ring si era messo a fare mille mestieri. I soldi che aveva guadagnato sul quadrato erano finiti ma lui non si sentiva triste per questo. Gaetano ora capiva che c’era la crisi, la maledetta crisi del 1929. Poco importava alla gente sapere che lui da dilettante era riuscito a vincere per ben due volte il guanto d’oro. Due volte i colori dell’Italia e del Re erano saliti al cielo, sotto gli applausi di quelli che avevano visto i suoi incontri. Gaetano era stato un buon peso massimo da dilettante e di soddisfazioni ne aveva avute tante. Quando conquistò il suo primo riconoscimento ufficiale, il guanto d’oro, si trovava in America. Per la prima volta viveva in uno stato che non conosceva, aveva vinto e raggranellato qualche soldo, assieme ad un suo amico, un mediomassimo che era stato sconfitto in finale. Decisero quel giorno di far fronte alla bellezza della gloria del ring per tuffarsi in un locale in cerca di qualche avventura. A Gaetano ed al suo compagno avevano indicato un locale gestito da un loro connazionale, uno di quegli italiani che erano giunti in America con la speranza di far fortuna e avevano visto bene. Aveva aperto dei locali, dove ci si divertiva, ma dove non dimenticava mai le sue umili origini. Una volta entrati nel locale, si fecero avvolgere dai fumi dell’alcol e del fumo di sigari che si percepiva, l’aria era irrespirabile. Chiesero del padrone e dissero che li stava aspettando. Con difficoltà dissero i loro nomi, sapevano solo qualche parola d’inglese. L’atmosfera di quella sera era di sicuro come quella di due studenti che entravano per la prima volta in un qualcosa di avvolgente, e non gli capitava tutti i giorni di trovare un clima e un entusiasmo come quello. Tra i due pugili Gaetano era quello che sentiva maggiormente l’entusiasmo, e la gloria del successo e espresso da quelle braccia alzate al cielo con i guantoni dopo la vittoria sul quadrato e l’inno d’Italia. Nel locale individuarono subito delle ragazze che si accorsero immediatamente di questi due giganti muscolosi. Il modo in cui si muovevano era evidente che fossero degli atleti e che erano felici, quel sorriso che anima la vittoria, ma che non bisogna abbandonare nella sconfitta. Una delle ragazze sedute ai tavolini fece un sorriso accattivante a uno di loro e Gaetano, il ciclope dalle spalle larghe, ricambiò quel sorriso. Proprio in quel momento arrivò il padrone del locale che si fece incontro a loro con un cenno della mano. L’uomo era vestito come un principe, era basso di statura, il passo giovanile come le movenze. Strinse loro la mano e li abbracciò, con affetto. S0i percepiva che si sentiva onorato d’avere con se delle persone che gli volevano bene. Quando si sta all’estero, è davvero bello poter parlare con un compaesano, solo in questo modo si riesce a vincere la malinconia della lontananza che spesso pesa come un macigno sul corpo delle persone e in qualche modo le indebolisce. Tanti di quelli che andavano all’estero sentivano spesso la sirena che li richiamava a casa e quel suono di campane a festa. Erano i momenti più belli quelli che lasciano un fondamento di vita. Quanti sentono la nostalgia della loro terra, e nella tristezza s’addormentano nel dolore e si risveglino con lo stesso peso. Questo era successo pure a quest’ uomo che da anni non andava in Italia perché gli era impossibile lasciare il lavoro. L’uomo li fece accomodare in una saletta riservata ed ordinò che portassero una bottiglia di un buon vino, quello che aveva preparato con cura andando ad individuarlo in cantina. Tale vino portava la data di nascita di Gaetano. era un vino che veniva dall’Italia, dalla terra bella e salubre dell’Umbria. Quel vino appena versato ed assaggiato con il brindisi fece girare la testa ai pugili. Proprio in quel momento un uomo di una certa età elegantemente vestito si avvicinò a loro, perché voleva salutare i campioni. Li aveva riconosciuti perché aveva visto una foto sul giornale. In tale articolo che venne tradotto dal padrone del locale, si elogiava il successo degli italiani nella competizione del guanto d’oro. L’uomo si presentò come un professore della prestigiosa università la Columbia University, il quale volle complimentarsi e stringere la mano ai pugili che apparivano in imbarazzo, e leggermente confusi. La gioia d’essere entrati in un mondo da favola fu completata dall’allegria che sprigionava Gaetano che era piuttosto alticcio e saporoso. Tutto quello che stava accadendo fosse un sogno che sarebbe però durato molto poco. Nel frattempo alcune ragazze si sedettero con loro, una era italiana ma da anni risiedeva in America. Una bella giovane che si sentiva però più americana che italiana, ma pure lei come il padrone percepiva una certa nostalgia che ogni tanto la rabbuiava. Veniva dalla terra di Toscana, Siena. Tolse dalla borsetta una foto che raffigurava quella città. Gaetano nella sua vita non aveva mai letto molti libri se non quelli che la scuola gli aveva imposto allo stesso tempo però ricordava un libro di uno scrittore che forse era di Siena, Federico Tozzi. Di particolare aveva una storia di tre fratelli che avevano una libreria oberata dai debiti; aveva letto questo libro perché il destino glielo aveva fatto trovare in treno, appoggiato su di un sedile, dimenticato da un viaggiatore. Il libro gli era rimasto dentro e da quel momento aveva letto altri racconti di questo scrittore; in uno particolare si narrava la storia di un uomo che era stato costretto a vendere la sua casa e le persone che erano venute a vederla trattavano con lui in modo molto arrogante, perché sapevano che il povero uomo aveva bisogno di realizzare questa vendita perché aveva dei debiti. La poca lealtà era presente negli acquirenti, come spesso succede nella vita alle persone che nel momento del bisogno trovano sempre tanta gente disposta a peggiorare la loro situazione finanziaria, speculando e ricattandoci sopra.. Gaetanò pensò che suo padre gli aveva sempre detto che era da vigliacchi speculare sulla povera gente e questo lo aveva sempre stampato nel cuore. La mamma di Gaetano gli aveva sempre detto che il pane rubato non si digerisce tanto facilmente, prima o poi inesorabilmente si trova sempre qualcuno disposto a tornarci il male che si è fatto. La vita di Gaetano in questo momento era molto favorevole, ma trovava giusto dare una giusta dimensione alle gioie e ai dolori. La ragazza di Siena gli fece vedere di nuovo la cartolina e segno’ sulla stessa una chiesa dove disse che era stata battezzata. Ad un certo punto la giovane si avvicinò di più a Gaetano e lo baciò sulla guancia. Un abbraccio che aveva gradito e che gli aveva fatto sentire una strana sensazione di benessere. Gli sarebbe piaciuto parlargli di Federico Tozzi, ma non lo fece. Magari l’avrebbe imbarazzata con quel personaggio, se non lo avesse conosciuto. La giovane sorrideva sempre e proprio in quel momento arrivò del vino che il padrone subito disse che si trattava di un vino italiano, oltre a della carne e delle patate in qualche modo era la specialità del locale. Questa carne fu molto gradita dai pugili, che non fecero tanti complimenti e si misero a tavola con appetito. Il padrone, nel frattempo, si era avvicinato ai due campioni e aveva chiesto loro notizie sulla loro carriera, sul futuro, e su cosa li attendesse in Italia. Gaetano prese la parola, forse avvicinato dal vino che aveva bevuto in abbondanza, e con malinconia tracciò un quadro preoccupante per la nostra economia. Appena si parlò di questo anche le ragazze immediatamente si fecero silenziose e ascoltarono con dolcezza quello che le preoccupava anche loro. Specialmente la ragazza di Siena prese la mano a Gaetano che per nulla imbarazzato gli raccontò che temeva quello che stava succedendo in America, la disoccupazione era alta, la povertà colpiva ogni ceto sociale e tutto stava mettendosi al peggio. La depressione economica aveva raggiunto dei picchi molto alti che avevano soffocato ad ogni modo ogni illusione. Uno dei commensali disse che vi erano stati molti casi di suicidio, molti si erano gettati dai grattaceli, e questo succedeva ancora in America. Vi erano dei preti che distribuivano alla gente un pasto caldoù ma il cibo non bastava mai. Il padrone del locale era tra quelli che aiutavano una chiesa vicina tenuta dai francescani italiani ai quali donava il cibo che rimaneva. La giovane che stava vicino a Gaetano si riempì gli occhi di lacrime sentendo la situazione raccontata così in modo crudo, con una scusa sui avviò al bagno, dopo essersi un attimo scusata per questa sua malinconia. Gaetano avrebbe voluto poterla raggiungere per stringerla a se e in questo modo le sarebbe piaciuto rallegrarsi della vita. La giovane si era rifatta il trucco e sembrava ancora più bella, le erano rimasti gli occhi lucidi ma ancora più belli e il giovane la notò molto bene. La compagnia abbandonò ogni tristezza e si mise a scherzare con argomenti frivoli, aiutati dal vino e dalla gloria che i due pugili avevano in corpo. Si era fatto tardi, le ore erano diventate piccole ed il sonno incombeva. Era l’alba di un giorno nuovo. Quella notte i due pugili non avrebbero dormito in solitudine, lo avevano ben compreso. Il padrone del locale aveva raccomandato loro che gli avrebbero scritto per avere una foto con dedica da esporre, da mettere assieme a tante altre che l’uomo aveva nel locale. Il pugilato era sempre stata la sua passione. La gentilezza nei confronti di loro fu davvero grande, un abbraccio e andarono verso l’albergo che li aspettava. Gaetano ebbe come compagna di quella notte la ragazza di Siena, l’altro suo amico una donna diversa, che aveva conosciuto sempre quella sera. Giunto nella sua camera la giovane, in pochissimo tempo, si spoglio con una naturalezza davvero grande e Gaetano pensò che lo aveva fatto con altri e per un attimo si immalinconì. Osservandola notò che aveva due grandi seni e un fisico perfetto, belle gambe e gli piacque. Nella stanza fecero portare del vino e qualcosa da mangiare anche se la luce del nuovo giorno si intravvedeva. L’amore poi fece il resto. Passarono molte ore insieme nell’abbraccio che l’amore dona a chi si desidera. Gaetano non conosceva molto bene il mondo dell’amore, più che baci nella sua vita aveva tirato tanti pugni e questo gli rendeva difficile comprendere le vie dell’amore. La felicità appartiene spesso ai sogni che si vivono con molta passione e questo fu quello che pensò dopo aver aperto gli occhi. Le braccia della donna erano di lui come in una morsa. Gaetano si domandò cosa fosse il trionfo per un uomo e per uno sportivo alzare le braccia la cielo. Cosa poteva chiedere alla vita di più di quello che la vita gli stava donando. Tornò a quello che dicevano le persone una volta, specialmente pensò a suo padre che di sacrifici ne aveva fatti tanti; nella vittoria ci sono tanti ammiratori, nella sconfitta sedi solo. Come sei solo nel momento in cui un potente pugno ti butta a terra e senti che la testa ti gira e tutto pare svanire come la vittoria che sembrava vicina ad un passo. Ti accorgi che il momento è difficile ma bisogna andare avanti, il grido è di rialzarsi e continuare la lotta. Misurare ancora una volta le proprie forze, andare avanti nonostante tutto. Vinto è chi si ferma su se stesso, e pensa. La testa gli doleva, come se avesse combattuto ma la fusione amore e vino, intrecciata dalle emozioni era tanta. Mentre si era alzato e osservava la finestra si sentì raggiungere dalla donna che lo abbracciò quasi temendo d’essere abbandonata e lo convinse a tornare a letto; si amarono con tanta foga e volontà. La giovinezza era una sorgente che bagnava tutti e due questi corpi che avevano bisogno l’uno dell’altro. Chiesero che gli fosse portata la colazione e per questo rinnovarono le loro forze; ora era la fame che tornava come quella sorgente d’acqua freschissima. Il gigante le mostrò la cintura che aveva vinto la sera prima. Gliela fece indossare, chiedendole di stare ferma un attimo e gli fece una foto. La ragazza non apparve stupita ne imbarazzata, quella foto l’avrebbe messa nel suo album di fotografie e un domani, pensando al tempo che era passato, l’avrebbe ricordata. Gaetano parlava del passato come se passato fosse proprio quello che stava vivendo. Le accarezzò i capelli e le toccò dolcemente le guance con una carezza a cui non era abituato di fare. Tutto ciò che accade nella vita ha del bello. anche le situazioni più negative nascondono delle opportunità. Si vestirono perché ormai era quasi mezzogiorno. Il pugile volle donare un libro di poesie che aveva scritto un suo amico di nome Disma; era una raccolta di versi molto bell, che un professore aveva definito versi dannunziani. Erano poesie d’amore, il poeta che Gaetano conosceva da tanti anni era un suo amico, erano praticamente vissuti insieme, fin dall’infanzia. Il loro era un cameratismo molto forte e lo avevano sperimentato aiutandosi vicendevolmente nei tanti momenti di difficoltà. Disma aveva composto delle belle poesie anche su Erminio Spalla, un buon peso massimo che combatteva in Italia. La ragazza ne fu felice, si sedette nel letto e si mise ad ammirare il libro sulla cui copertina vi erano foto di due innamorati che si scambiavano delle parole dolcissime, questo pensò. Anche la ragazza stava pensando che ora si sarebbe allontanata da Gaetano e non lo avrebbe rivisto più. Ma così andavano gli amori, le conoscenze superficiali e questo le dispiaceva davvero. Il lavoro nel locale era l’unico lavoro che avesse e non poteva fare altro. Nel libro che teneva tra le mani si accorse che nella pagina nobile vi era una dedica affettuosa che il poeta aveva fatto al suo amico e ne fu felice. Chiese a Gaetano di scrivere pure lui un pensiero sul libro, magari una dedica. Gaetano non era molto esperto nell’arte dello scrivere e in questo modo si mise seduto e con poche parole scrisse “ a una bella ragazza che ho conosciuto e amato in una notte Americana”. Quelle parole furono tutto ciò che aveva dentro di se. Parole che il suo cuore sentiva, e se avesse avuto la mano del suo amico il poeta avrebbe scritto una poesia e gliela avrebbe dedicata, vergandola con affetto. Dopo una stretta di mano e un abbraccio se ne andarono ognuno per la sua strada. Era tempo di tornare a casa e questo Gaetano lo percepiva con tristezza. Lasciare la ragazza gli era dispiaciuto molto e sentiva un piccolo disagio; avrebbe voluto di nuovo essere con lei. Fuori per le strade, la gente camminava veloce, le facce erano tristi, o lui era triste, vivere una avventura simile lo aveva stremato ma sentiva la forza della gioventù che gli scorreva nelle vene. Rivide il suo amico che salutò con allegrezza, teneva un pacco di giornali sotto braccio. Li aveva recuperati dalla donna delle pulizie dell’albergo, erano giornali che aveva recuperato nelle stanze che aveva pulito. Sapeva che in quei giornali americani si parlava di lui e del suo amico. Era pure riuscito a trovare un giornale italiano che usciva a New Jork e che aveva messo in copertina la foto dei due italiani che con i loro pugni avevano scalato l’America.Magari dando un pugno alla depressione economica, un pugno talmente forte che l’avrebbero fatta finire. Quei due pugili, scriveva l’articolista, sarebbero diventati l’esempio. Per uscire dalla recessione bisognava avere fiducia, la stessa fiducia che ora era necessaria anche all’Italia per uscire dalla crisi . Gaetano sfogliò con piacere quei giornali e frugò nelle sue tasche per trovare qualche dollaro e con i soldi si comperò dei giornali all’edicola. Uno straccione lo riconobbe dalla foto che aveva trovato nel giornale dove aveva passato la notte, si avvicinò a questi due ragazzi e chiese loro se avevano qualcosa da dargli in un italiano difficile, Gaetano tirò fuori alcuni soldi e glieli pose. L’uomo che poteva avere una cinquantina d’anni era stato per molti anni un operaio, poi la crisi lo aveva reso quello che era diventato, non avendo più una casa . Invitò i due pugili se volevano seguirlo alla casa dove mangiava. Si trattava di una mensa gestita da due sacerdoti , uno dei quali era pure lui italiano e nella vita civile prima di farsi prete aveva combattuto in America tra i pesi leggeri. Non era riuscito a conquistare il titolo americano della categoria. Si era poi ritirato nel momento della fede e dopo questo racconto del vecchio i due pugili li seguirono. Il sacerdote fu subito chiamato e rimase molto contento che lo fossero venuto a trovare, non si sarebbe mai aspettato una simile visita. Gaetano gli chiese come andavano le cose ed allungò al prete una piccola somma di denaro, non era molto ma con il poco si costruisce il molto. Il sacerdote fece portare un caffè, molto debole d’aroma, ma si presentava bene. Il caffè era molto leggero, davvero leggero che non avrebbe fatto del male a un bambino. Il sacerdote si scusò per la semplicità della bevanda che in effetti era molto cattiva ma andava bene lo stesso. Il sacerdote volle mostrare la mensa dei poveri, l’ambiente semplice era pulito. La sala dove distribuivano il pranzo era molto grande con delle enormi tavole e tante sedie. In ogni tavolo vi era una gigantesca caraffa per metterci dell’acqua. Rimasero felici nel vedere che c’era gente capace di aiutare gli altri con affetto e con devozione. La chiesa molto bella, aveva una statua di San Rocco e una di Santa Rita da Cascia. Tutte le mattine andavano a dire la messa. molta gente vi assisteva, e molti poveri dopo si fermavano a mangiare qualcosa assieme. Tutta gente che riponeva nelle spalle del sacerdote la loro vita. Erano persone che avevano avuto tanti disagi, molti se li erano cercati, ma davanti a Dio tutti avevano diritto d’avere udienza. Il sacerdote aveva fatto molti progressi in quegli anni, ma aveva bisogno del sostegno di tutti. Delle persone che lo aiutavano ve ne erano alcune che gli davano proprio tutto privandosi di ogni cosa. La parrocchia era una grande famiglia dove ognuno trovava sempre una porta aperta. Gaetano pensava alla sua famiglia ed al prete del paese molto gentile con tutti; il sacerdote che gli parlava in qualche modo gli assomigliava . A dimostrazione che Dio è uguale per tutti, tratta tutti alla stessa maniera. Il sacerdote non li volle trattenere di più e con affetto ringraziò il suo protetto che li aveva condotti in quel luogo che in qualche modo ora aveva capito che era riuscito a fare qualcosa di positivo. Gaetano e il suo amico tornarono in Italia con la stessa nave con cui erano venuti. Il viaggio fu lungo e stancante, vennero salutati anche dal comandante della nave e in poco tempo di navigazione tutti li conoscevano. Gaetano però appariva lontano dal clima di festività che c’era. Pensava spesso alla donna che aveva conosciuto e le sembrava impossibile pensare che non l’ avrebbe rivista. Quella notte gli era entrata nella testa inaspettata come il trionfo che era riuscito a fare in America. Pensò a lei e a come se la sarebbe cavata in quell’America che stava sempre più impoverendo con la grande depressione. A Gaetano sembrava che ogni problema si sarebbe risolto e con il tempo ogni cosa se vissuta al paese potesse essere in qualche modo risolta con maggior forza. La patria era il luogo dove gli antenati avevano piantato la sua generazione. Il suo amico invece godette a piene mani in quel viaggio di ritorno delle gioie che dona l’essere diventato celebre . Godette di tutto quello che la fortuna porta, quando arriva dopo un lungo inseguimento. Gaetano invece accettò tutto quello che gli accadeva con quel malinconico distacco, pensava a lei. Quando arrivarono in Italia la famiglia e gli amici assorbirono tutte le cose. Qualche tempo dopo, cominciò la carriera da pugile professionista, e fece i suoi primi incontri. Proprio lo stesso periodo in cui appariva al mondo il gigante buono Primo Carnera. La carriera di Primo fu fulminante, ma per lui le cose non andarono bene come per la conquista del guanto d’oro. La carriera di questo pugile subì delle fermate, delle sconfitte che pesarono sul futuro. Dopo circa due anni di battaglie le sue aspettative erano vertiginosamente ridimensionate. La battaglia più importante la fece però per il titolo italiano dei massimi, un incontro che gli diede la possibilità di una visione importante della boxe. L’incontro più importante da professionista, che gli avrebbe forse dato speranze europee. Il vincitore del guanto d’oro però non riuscì nella bella impresa e se ne rammaricò molto. Una possibilità che non riuscì ad inanellare. Il suo allenatore però ricevette una proposta di combattere per tre incontri in America. Erano passati tre anni dalla vincita del guanto d’oro, tre anni. Gaetano nel frattempo si era maturato, aveva preso moglie come si dice aveva le sue responsabilità e dal matrimonio erano nati due figlioletti. L’America lo voleva, lo desiderava, sapeva che ogni cosa si sarebbe concretizzata al momento ed i soldi non guastavano. L’America sentiva forse non lo aveva dimenticato l’avventura del guanto d’oro, i giornali. Un grosso industriale lo spronava a raggiungere un accordo molto importante, lo avrebbe voluto sul ring contro il vincitore del guanto d’oro di due anni prima che era diventato campione. La sfida si sarebbe svolta all’aperto. Se Gaetano avesse vinto l’incontro avrebbe potuto combattere per altri due incontri in America. La decisone di partire fu presa con immediatezza, sei giorni dopo era già sulla nave in compagnia del suo allenatore. Il distacco con la famiglia fu doloroso ma con i tempi che correvano non c’era nulla da fare, bisognava andare avanti con tutto quello che si poteva e non bisognava fare delle difficoltà davanti al denaro ricavato con una certa facilità. Non era facile ottenere degli ingaggi tanto semplici. Non era facile lavorare, il lavoro era davvero diminuito e non c’erano prospettive di sorta. Arrivarono a new Jork, vennero accolti in un albergo non tanto lontano da quello in cui aveva alloggiato la prima volta. La concentrazione era totale, in nave aveva potuto allenarsi con molta discrezione, sotto gli occhi di tanti passeggeri e tra questi un pugile che stava andando in America in cerca di fortuna. Si allenarono per quindici giorni il tempo della navigazione. La gente gli parlava, lo volevano sentire che descrivesse il suo bell’incontro dove vinse il guanto d’oro. Nella nave era diventato famoso e di questo se ne compiaceva molto. Venne la sera dell’incontro, la gente era tanta, tanta la sua tensione, l’incontro si concluse positivamente. La borsa gli sarebbe servita per la famiglia. Gli altri due incontri li perse, inutile dire che ci fu un arbitraggio casalingo e si volle privilegiare il campione di casa. Scendendo dal ring con il morale piuttosto basso ritornò verso il camerino. Si stava facendo una doccia quando il suo allenatore lo informò che c’era una donna che lo cercava. Si mise l’accappatoio e, entrato nella stanza, vide che la donna era quella che gli aveva donato una notte d’amore. Con se aveva un bambino che lo fece sorridere al pensiero che si fosse sposata. Subito la abbracciò e accarezzò il volto del bambino. Erano passati tre anni, aveva saputo dell’incontro dai giornali e aveva pensato di venire a salutarlo. La donna era ancora molto bella e curata, e nelle confidenze che si fecero per ricordare quella notte d’amore, ve ne fu una che sorprese Gaetano..Non si era sposata, era felice e quel bambino si chiamava Gaetano perché era suo figlio. Gaetano le sorrise pensando che stesse scherzando ma lei gli rispose che non aveva nessuna intenzione di chiedergli nulla, ma quel figlio era suo. Quella notte aveva fatto a posta per rimanere incinta, desiderava un figlio e Gaetano gli era piaciuto tanto. Voleva un figlio da un italiano come lei, aveva ottenuto il suo scopo. Dopo un momento di smarrimento si abbracciarono. Qualche giorno dopo dal porto Gaetano ripartì verso casa, al porto vide la donna con suo figlio, e venne a salutarlo forse per l’ultima volta.
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