Nel mese di Dicembre del 1944, una delle figure più affascinanti del nostro boxing decise di non combatteren più. Ricordiamo un grande dell'epoca: Aldo Spoldi
Nel Dicembre del 1944 quando gli echi di guerra arrivavano ancora forti e drammatici dal suo paese, Aldo decise di smetterla con il pugilato attivo . Aveva 32 anni e probabilmente la sua carriera orgogliosa e gloriosa si sarebbe potuta allungare almeno di due anni nella sua nuova patria. Dopo essere stato Campione d’Europa nel 1938 era tornato in America e nel 1940 dopo il pareggio contro Sammy Angott allora campione NBA e futuro campione del mondo deiLeggeri ottenne un importante riconoscimento. La sua boxe faceva sensazione a New York. Nat Fleischer il grande giornalista e padre di The Ring inserì in quello stesso anno il nome dell’italiano di Castiglione d’Adda al numero nove del ranking mondiale. Era stato,dunque , uno dei primi dieci al mondo, ma in quelle vacanze di Natale del 1944 e dopo aver battuto Joey Burnus ai punti a Los Angeles. Aldo Spoldi decise di togliere per sempre i guantoni.Per illustrare la figura e le gesta di Aldo Spoldi non basterebbe un libro intero. Campione carismatico ,dotato di fisico, combattente generoso e tecnicamente valido possedeva la folgore nei pugni .Avere la “spoldite”in gergo significava avere il pugno fulminante ; in America lo soprannominarono “Kid Dinamite”. Fu dopo la carriera pugilistica giornalista, scrittore, match maker, procuratore, consulente e sempre con un successo simile e luccicante, di quello che aveva avuto sul ring Purtroppo aveva il difetto che colpisce tutti i pugili dal pugno al fulmicotone , dopo un po' la struttura ossea delle

mani non resisteva all’urto della battaglia e per buona parte della carriera dovette affrontare i migliori pugili del momento con questa menomazione. Il lodigiano, formatosi pugilistica mente alla “Tonoli “di Milano, a diciotto anni abbracciava la professione ed il suo carattere di giramondo avventuriero lo portarono subito all’estero, forte della sua incoscienza e fiducia nel suo pugno . Non misurava avversari e a Zurigo ,Londra, Parigi ,Algeri e Vienna impararono conoscerlo.
A Milano era un idolo per le forti emozioni che sapeva suscitare. A Johannesburg distrusse letteralmente il campione olimpionico Laurie Stevens: non inganni il risultato favorevole al sudafricano, costretto ad abbandonare l’attività dopo quel match durissimo.
Dal Sud Africa agli Stati Uniti d’America il passo fu obbligato. Negli States si trovò a suo agio e le vittorie importanti si susseguivano una dopo l‘altra. Freddie “Red” Cochrane , Eddier Zivic, Lou Camps, Norman Snow , Jake KidBerg già campione mondiale del welter leggeri, finivano fuori combattimento in due riprese, così come Pancho Villa, Al Roth , Eddie Brink e Richie Fontaine finirono sonoramente battuti ai punti .
Per fermarlo gli opposero nientemeno che Henry Armstrong, il fenomenale triplice campione del mondo. Fu una sconfitta ai punti ingigantita dal fatto di essere stato l’unico dei ventisette avversari diquell’anno a non finire K.O.
Qui occorre aprire una parentesi: Spoldi in carriera ha disputato 140 combattimenti, il suo amico Turiello che in America conduceva vita parallela, 180.Ebbene, una volta la prima cosa che un maestro faceva con un allievo era insegnargli la difesa. Senza di essa non avrebbero potuto uscire indenni dopo una durissima carriera sui ring ditutto il mondo. Oggi non è più così si insegna a colpire e basta.
La crisi del pugilato passa attraverso una penuria di veri maestri.
Tornava in Italia, Spoldi, passando ancora per il Sud Africa per incassare la solita sconfitta casalinga contro l’ex-campionedel mondo pesi piuma, Freddie Miller. Riprendeva a vincere e quando nell’ottobre del 1938 Gustave Humery abbandonava il titolo europeo, Aldo si recava a Copenaghen a sfidare Carl Anderson .
Abituato a battersi ovunque non gli dava fastidio combattere fuori casa e superando anche l’inconveniente di una nuovafrattura alla mano sinistra, con il solo destro valido batteva nettamente l’avversario che finiva molto provato, tacitando la folla danese accorsa copiosa al Forum della città. Il titolo europeo tornava ancora una volta in Italia . Ma il richiamo dell’America era troppo forte ,partiva di nuovo per tornare in tempo a difendere il suo titolo a Milano. Al Teatro del Popolo,tra le mura del Castello, trentamila milanesi si diedero convegno per ammirare il loro campione . Non rimasero delusi; il belga De Winter accettava una tattica suicida conducendo la battaglia a viso aperto. Al secondo round sembrava tutto finito; due terribili destri di Spoldi riducevano a mal partito il biondino belga, il quale facendo leva sulla giovinezza ed integrità fisica si riprendeva e contrattaccava. De Winter resistette fino alla nona ripresa, quando squassato dai potenti colpi del campione, veniva tolto di gara dal getto della spugna.
Aldo si fermava a Milano ancora per un anno, vincendo tutti i match disputati, quindi salutava gli amici e ripartiva per l’America.
In quest’ultimo scorcio di attività disputava una quarantina di combattimenti con buoni risultati, salvo nell’ultima fase.
Rimase in America, nonostante le sanzioni americane contro gli italiani che erano entrati in guerra a fianco dei tedeschi; gli furono sequestrati tutti gli averi e per vivere dovette così accettare qualsiasi avversario, spesso combattendo con entrambe le mani fuori uso.
Passato il brutto, momento seppe rifarsi una vita agiata. Ritornava in Italia per un certo periodo, quando negli anni cinquanta costituiva una sua scuderia pugilistica con l’intento di portare Duilio Loi in America per il titolo mondiale. Il progetto non gli riusciva e ritornava in California, dove possedeva un ristorante. Ma l’Italia era nel suo cuore e le ceneri del campione riposano ora nel paese natale, Castiglione d’Adda.
| < Prec. | Succ. > |
|---|


