Quasi 42 anni dopo. Il ricordo di un match che diede il via alla grande carriera di Bruno Arcari.
Con il match di cui parliamo oggi, iniziamo una serie di articoli su match del passato, lontano o vicino.
Non è necessario che questi match che rivisiteremo siano stati fra due grandi campioni o avessero qualche titolo importante in palio, ma che in qualche modo o per qualche motivo abbiano avuto un interesse o lasciato per un certo tempo una traccia di sè, magari per essere poi dimenticati, sepolti nella memoria ma pronti a saltar fuori e a farsi ricordare.
Tutti match che chi scrive ha potuto o potrà rivedere integralmente nei filmati e di cui i lettori potranno magari dire "io c'ero" o più semplicemente ricordarsi di averli visto in televisione. Oppure ricorderanno di averne sentito parlare o magari nemmeno questo. In quest'ultimo caso non sapranno il risultato o magari chi diavolo fossero i protagonisti e li scopriranno in questa occasione.
Non aspettatevi quindi il Massacro di San Valentino (Robinson-La Motta) o Rumble in the Jungle (Alì-Foreman) ma gli eventi di altre notti di boxe.
Il primo match di cui ci occupiamo è comunque importante, rivisto oggi da chi scrive, quasi 42 anni dopo.
IL LUOGO E L'EVENTO
31 gennaio 1968, Palazzo dello Sport di Roma. Organizzatore Rino Tommasi. Campionato mondiale pesi superleggeri WBC fra Pedro Adigue (Filippine), campione in carica, e Bruno Arcari (Italia), sfidante.
(Foto - Bruno Arcari)
I PROTAGONISTI
Pedro Adigue era nato il 22 dicembre 1943 a Palanes, Filippine, e aveva quindi 24 anni. Aveva un record di 29 vittorie, 9 sconfitte e 5 pari , e 11 di quelle vittorie erano arrivate prima del limite. Il suo manager era Maberto Besa. Era professionista dall'inizio del 1962 quando aveva 18 anni e dopo un apprendistato nelle Filippine e in Giappone aveva collezionato tre sconfitte fra Portorico e Stati Uniti. A Portorico aveva perduto contro Frankie Narvaez, suo primo rivale importante. Tornato nelle Filippine aveva conquistato il titolo del Pacifico dei leggeri contro il modestro Charnchai Thairat ma l'aveva poi difeso due volte contro Rene Barrientos (1 vittoria e 1.pari) un suo connazionale di assoluto livello, che fu in seguito campione WBC dei superpiuma. Adigue aveva conquistato il titolo vacante dei superleggeri WBC battendo a Manila lo statunitense Adolph Pruitt ai punti. Era la prima volta nella storia che il titolo dei superleggeri si divideva in due visto che il WBC aveva deciso di detronizzare l'hawaiano Paul Fuji che aveva conquistato il titolo mondiale a spese di Sandro Lopopolo. Fuji rimase campione per la WBA e perse poi il titolo contro l'argentino Nicolino Loche. Adigue perdette la rivincita contro Pruitt prima del limite a Honolulu ma il titolo non era in palio. Quella di Roma era la prima difesa mondiale di Adigue che si presentava con una vittoria ottenuta tre mesi prima per K.O. al 1° round contro il giapponese Koichi Wajima che sarebbe stato a lungo campione del mondo fra i superwelter.
Bruno Arcari era nato il primo gennaio 1942 ad Atina, in provincia di Frosinone ed aveva quindi 26 anni. Genovese d'adozione era guidato dal manager Rocco Agostino e faceva parte della colonia chiamata Fernet Branca per via della generosa sponsorizzazione della ditta Branca. Mancino, due volte campione italiano fra i dilettanti nel 1962 e 1963 nei superleggeri era la punta di diamante della squadra azzurra alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 dove però fu subito eliminato a causa di una ferita . La fragilità delle arcate sopraccigliari fu sempre una spada di Damocle sulla sua testa. e gli costò la sconfitta al debutto professionistico contro Franco Colella e in seguito anche contro Massimo Consolati. Sarebbero rimaste queste le sue uniche sconfitte fra i professionisti. Aveva conquistato il titolo italiano dei superleggeri battendo per squalifica lo stesso Consolati e, dopo averlo difeso tre volte, aveva conquistato il titolo europeo battendo prima del limite nella sua Vienna il favorito Johann Orsolics. Dopo averlo difeso 4 volte ecco aprirglisi, e in Italia grazie a Rino Tommasi che ne curava l'organizzazione, la strada del titolo mondiale.
IL DATO TECNICO
Arcari era leggermente favorito ma Adigue era guardato con molta attenzione e una certa preoccupazione, rivelatasi poi fondata sul ring. Era un pugile abituato a lottare su ring infuocati dove spesso le regole del pugilato erano più che altro un optional e aveva nel destro la sua arma migliore, non la migliore notizia per un mancino. Tecnicamente non era un asso ma era in grado di proporre una pressione difficile da sopportare. Arcari gli era senz'altro superiore come classe e tecnica pugilistica ma all'epoca, pur vantando già grandi vittorie, non aveva ancora affrontato un rivale così smaliziato, duro, pericoloso e anche scorretto la sua parte. C'era poi la solita incognita delle ferite contro un uomo che spesso usava la testa come un randello.
IL MATCH
L'intensità del match fra Adigue e Arcari dovrebbe essere indicata per sottolineare la durezza di un incontro professionistico mondiale, tanto più che all'epoca si combatteva sulla interminabile distanza delle 15 riprese. All'inizio vi fu una lunga fase di studio durata circa un round e mezzo. Arcari protendeva il suo jab destro e badava a difendersi dal destro dell'avversario, che spesso mirava al corpo, evitandolo con leggeri spostamenti o bloccaggi. L'inizio vero delle ostilità avvenne a metà secondo round quando Adigue andò a vuoto con un destro e il rientro di Arcari fu perfetto. Il match si alzò di intensità, i due pugili ben piantati sul ring. Arcari era più mobile sul tronco ma alla fine di un terzo round che era stato a lui favorevole fino a quel momento incappò in un gancio destro alla mascella, terrificante, che gli passò sopra il braccio sinistro. Fu il pugno probabilmente più pesante che Arcari incassò in tutta la sua carriera, traballò, riuscì a spostarsi e pur subendo chiuse la ripresa, a questo punto perduta, senza ulteriori grossi danni. Già dal quarto round Arcari si riprese e fu pronto ad approfittare di ogni volta che Adigue andò a vuoto. Fu un match difficile, fatto di pochi colpi puliti e ancor meno di serie. Adigue si concentrò nel lavorare soprattutto al corpo, Arcari fu abile a non farsi chiudere negli angoli ma ne soffri l'aggressività che diventò sempre più scomposta. Il filippino si rese conto che sul piano tecnico non c'era confronto e puntò tutto sulla battaglia corpo a corpo, Arcari avrebbe dovuto evitarla cercando di colpirlo d'incontro ma vi riuscì raramente anche perché il filippino, richiamato più volte dall'arbitro ma mai ufficialmente, usava sempre più spesso la testa. E' dell'ottavo round un bellissimo sinistro al volto da parte di Arcari, immediatamente doppiato dallo stesso colpo. Dalla fine del nono round Arcari sanguinava a entrambe le arcate sopraccigliari, frutto del lavoro di testa del filippino. Il match non era francamente bello tecnicamente ed ebbe dei guizzi solo le volte che Arcari riuscì ad evitare di farsi chiudere e portò colpi volanti d'incontro spesso doppiati. Nelle ultime riprese il match sembrava essere in mano al pugile italiano ma Adigue gli era sempre addosso, il suggello a una grande e difficile vittoria di Arcari venne da una ultima ripresa in cui il nostro pugile riuscì a muovere le mani velocemente e a punire l'avversario per la sua insistenza. Adigue barcollò, entrambi i pugili erano stanchissimi e il match finì. L'arbitro inglese Waltham, ex pugile, alzò il braccio di Arcari che conquistò il titolo dopo un match di allucinante durezza.
IL FUTURO DEI DUE PUGILI
Il match di Roma fu solo l'inizio della grande cavalcata mondiale di Bruno Arcari che avrebbe mantenuto il titolo per oltre 4 anni prima di abbandonarlo per passare fra i pesi welter a fine carriera. Saranno nove le difese vittoriose. Arcari concluderà la carriera e sarà ricordato come uno dei più grandi pugili italiani di sempre e non sono pochi coloro che ritengono sia stato il migliore in assoluto. Purtroppo ha combattuto solo una volta in America nel sottoclu della bella fra Nino Benvenuti ed Emile Griffith nel nuovo Madison Square Garden inaugurato proprio quel 4 marzo del 1968. Gli sono mancati gli scontri con i contraltari della WBA, soprattutto Loche e Cervantes più che Frazer, per essere riconosciuto anche oltreoceano per il campione che è stato.
Pedro Adigue non ha più combattuto per un titolo mondiale e sostanzialmente la sua carriera è entrata nella fase di declino. E' stato solo per un breve periodo nuovamente campione del Pacifico. Probabilmente lasciò sul ring di Roma gran parte delle sue migliori energie.
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