(L'atterramento di Schaaf)
Il 27 settembre del 1908 nasceva in Germania Ernie Schaaf. La terra che lo vide per la prima volta non fu la stessa terra che lo ricoprì di gloria e di ricordi. Non so’ se la nostalgia avesse mai aggredito questo pugile che visse fino alla sua tragica morte in America.
Fu pure lui uno dei tanti emigranti che dalla natia terra cercarono un orizzonte di gloria oltre mare.
Non so cosa abbia spinto la sua famiglia ad andare lontano.La terra tedesca per chi vi ha vissuto avvolge e si attacca al suolo. Scrivo di questo pugile perché la sua vicenda è legata al pugilato italiano. Mi è venuta tra le mani una foto di questo peso massimo, quasi per caso. Stavo archiviando alcuni vecchi appunti, e ho letto che il pugile, era nato cento anni prima. Il centenario del ricordo è dovuto ai grandi del ring, non so chi lo abbia ricordato, ma ho deciso di farlo. Carnera che lo incontrò in America in una semifinale al titolo mondiale dei pesi massimi. In quell’incontro disputatosi davanti ad un pubblico numeroso Ernie perse la vita. In un filmato d’epoca si vede come, alla fine del combattimento, quando Ernie è a terra che sta morendo, il pugile italiano gli si avvicina e cerca di sollevarlo. Negli occhi di Carnera si legge la disperazione e la paura d’aver fatto male.
Sono passati cento anni dalla sua nascita, mi sono chiesto se esista una tomba che lo raccolga e se qualche fiore è portato da mani e da cuori che non dimenticano. Mi sono chiesto se qualcuno ricorda quella notte del
Aveva solo 24 anni, sotto i riflettori del ring , tra le urla di tanti tifosi consumava il suo dramma. Forse da bimbo aveva sognato di diventare un campione, di salire in alto, ma era scesa la morte quella notte di tanti anni fa. Era l’America scossa dalla crisi più drammatica che stava cercando una via. Avrei voluto poter mettere un fiore sulla tomba di Ernie, lo avrei fatto anche per Carnera che di sicuro dal cielo mi avrebbe sorriso. La rivista “ The ring” gli dedicò un paio di copertine. Qualcosa è rimasto ….
(La tragedia s'é compiuta...)
Il 10 febbraio del 1933 è una di quelle date che il pugilato italiano e mondiale non dovrebbe mai dimenticare e di sicuro questa data non lo fu mai dal nostro Carnera. Si svolgeva al Madison Square Garden l’incontro per la semifinale del titolo mondiale dei pesi massimi tra il pugile Ernie Schaaf e il nostro campione friulano Primo Carnera. Un match voluto dal campione del mondo in carica Sharkey che sperava di incontrare Ernie, suo compagno di scuderia, convinto che questo suo avversario sarebbe stato liquidato facilmente.
Ernie Schaaf era stato sconfitto per KO da Max Baer e la commissione medica aveva, dopo quell’incontro, dato la liberatoria per un nuovo combattimento, sebbene il pugile d’origine tedesca Ernie Schaaf fosse uscito piuttosto malconcio. L’incontro, anzi quel tragico incontro si svolse davanti a migliaia di persone, tra di esse molti italiani che erano andati ad assistere e a sostenere il loro connazionale Primo Carnera. Il nostro pugile aveva sostenuto molti combattimenti da quando era salito per la prima volta sul ring nel 1928, almeno due volte al mese.
Quella sera la gente aveva incitato i pugili a combattere più tenacemente, magari pensando che i due si fossero messi d’accordo e che l’incontro fosse stato combinato: il giro di scommesse nel pugilato era molto diffuso. Carnera però diventò via via più incalzante fino ad arrivare al tragico epilogo. Stanley Weston scrisse: “ La testa di Ernie venne sbattuta all’indietro almeno duecento volte dai sinistri nei primi dieci round, ma nulla faceva presagire la fine imminente. Schaaf aveva provato in più occasioni a mettere a segno il suo sinistro ma Carnera era sempre e con facilità riuscito a deviare.
All’inizio del tredicesimo round Carnera guidava la contesa con largo margine di punti: Schaaf era pressoché inattivo dal nono. La folla cominciò a gridare chiedendo ai due una maggiore attività. Carnera partì all’attacco deciso; qualche istante dopo, il suo sinistro apparentemente innocuo colpiva Schaaf alla bocca. Schaaf cadde. Carnera descrisse quel momento in queste parole : “ Ho continuato a far uso di un solo colpo: il “ jab ” , che ho ripetuto all’infinito. Sempre Schaaf era rimasto in posizione . Anche l’ultimo pugno è stato un diretto : o forse era un “ hook ” : ho infatti l’impressione di aver girato di poco la mia mano. Guardavo i suoi occhi in quel momento. Non mostrò sofferenza alcuna, cadendo. Mi ricordo di un altro combattimento che ho disputato in Florida: atterrai sei volte il mio avversario con lo stesso tipo di colpo. Non riesco a capire perché Schaaf sia morto”. Dopo che il pugile andò al tappeto, la gente cominciò a inveire urlando parole durissime come: “ alzati buffone – andatevene tutti e due! ” . Ed intanto il pugile a terra non dava segni di vita, aveva la morte che si impossessava di lui ed il dramma si stava consumando. Carnera venne trascinato nello spogliatoio dal suo mananger Leon See. Credo si sia accorto della tragedia solo in questo momento. La gioia della vittoria sfumò molto presto e fu avvolto dalla disperazione. Eppure lo sconfitto nel 1931 aveva affrontato pugili di grande valore come : Tommy Loughran, Jonny Risko. Max Baer, Tony Galento.
Nel mondo della boxe Ernie Schaaf era considerato un pugile coraggioso dal pugno potente e il suo volto sembrava quello di un bambino, così lo giudicai quando mi capitò tra le mani una sua foto. Il valore considerevole del pugile era dato anche dalle sue quotazioni economiche, il campione del mondo Scharky possedeva una parte della procura del suo amico.
Il campione era sicuro che nel confronto tra Ernie e Carnera il vincitore sarebbe stato il suo compagno di scuderia. Jach Scharkey aveva incontrato Carnera nel 1931 e lo aveva battuto. La disperazione che affliggeva Primo Carnera era davvero travolgente e devastante, le lacrime gli solcarono il viso, chiamò anche sua madre per sentire una parola di conforto e per vincere il senso di colpa . La madre al telefono da Sequals lo incoraggiò e gli disse che lei era vicina alla madre di Ernie e al suo dolore. Primo in quei momenti tornava ad essere bambino, un bambino che cerca la mamma che lo consoli. In quella tragica circostanza, la sua forza fisica, il potere atletico erano svaniti, erano ritornati i sentimenti. Un uomo, quando la disgrazia gli cade addosso, riesce ad annullare le sue mille gioie.
I giornali non furono molto teneri con il campione; arrivarono a scrivere che fosse tutta una montatura il fatto che Ernie era stato ricoverato all’ospedale e che il tutto facesse parte di un copione da recitare. Invece davvero in quelle ore il dramma di Ernie si stava consumando in una stanza di ospedale. Come già sopra affermato, in quei tragici momenti Carnera di sicuro avrà maledetto il giorno in cui aveva indossato i guantoni per la prima volta. Certamente nei combattimenti non aveva mai usato la cattiveria e la voglia di distruggere qualcuno. Il pugilato era un mezzo che aveva utilizzato per emergere da una vita di insoddisfazioni dovute alla difficile condizione di emigrante in terra francese.
Carnera in quei momenti avrebbe voluto essere a Sequals nella sua terra friulana che gli avrebbe dato riparo circondato da gente che gli voleva bene e che lo amava in modo genuino. Molti emigranti per vincere la nostalgia amavano telefonare a casa e attraverso l’apparecchio udire il suono delle campane e la voce della terra natale, come un richiamo alla felicità che in America come in ogni altra parte del mondo pare annullata. Venne pure interrogato dal procuratore per farsi raccontare le fasi dell’incontro. Alfredo Pigna nel libro – I re del Ring -, uscito molti anni fa scrive: “ Ernie Schaaf stava morendo a pochi metri da lui e la gente pensava che fosse tutta una finzione. Ad un tratto la porta della sala si aprì e apparve il medico. Chiuse la porta dietro di sè, si avvicinò a Carnera e gli mise una mano sulla spalla. – E’ morto !- disse . Carnera fissò il medico con uno sguardo allucinato. – Sono un assassino ! – disse piano, mentre gli occhi si riempivano di lacrime. Il medico scosse la testa . – Non tu , - disse letteralmente. – Io spero che venga concessa l’autopsia . In questo caso tutto il mondo avrà la prova che non sei stato tu l’assassino di Ernie Schaaf ma coloro che hanno permesso che il combattimento si effettuasse ”.
Dopo la morte di Ernie dissero ogni tipo di nefandezza contro il genuino Carnera. Gli venne impedito di combattere, ipotizzando di creare una categoria di super massimi e questo gli avrebbe negato la possibilità di incontrare il campione del mondo Scharky. Ma per comprendere ancora a fondo il dramma di Carnera e per delinearne il suo nobile animo basta leggere la lettera che il campione scrisse alla madre di Ernie per esprimerle il profondo dolore che lo attanagliava. La signora Schaaf gli rispose con delle parole che conquistarono il pugile e che lo consolarono:- “ Al campione Primo Carnera, sono certa di parlare a chi soffre di eguale dolore. Per stima alla sua lealtà e alla sua anima sincera, le comunico che non esiste in me alcun rancore per lei, per la dura sorte che ha colpito mio figlio Ernie. Abbia la mia stima per sempre”. Ai funerali del pugile, Primo inviò una corona di fiori molto grande in sincero omaggio al suo avversario. I risultati dell’autopsia non lasciarono dubbi, non andava attribuita la colpa della morte a Carnera. I colpi del friulano hanno aggravato uno stato morboso preesistente. In una intervista concessa molti anni dopo il triste evento egli dichiarò : “ Ho continuato a far uso di un solo colpo: il “ jab ” , che ho ripetuto all’infinito. Sempre Schaaf era rimasto in posizione. Anche l’ultimo pugno è stato un diretto: o forse era un “ hook” : ho infatti l’impressione di aver girato di poco la mia mano. Guardavo i suoi occhi in quel momento. Non mostrò sofferenza alcuna, cadendo. Mi ricordo di un altro combattimento che ho disputato in Florida: atterrai sei volte il mio avversario con lo stesso tipo di colpo. Non riesco a capire perché Schaaf sia morto”. Sono certo che Carnera non abbia abbandonato la madre e assieme abbia onorato la tomba del pugile.
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