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Dawson non lascia dubbi nella rivincita con Johnson.

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Una chiara decisione unanime consegna il WBC ad interim dei mediomassimi al mancino.

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Il ring del XL Center di Hartford ha confermato quello che molti addetti ai lavori pensavano sulla differenza intercorrente fra il campione IBO dei mediomassimi “Bad” Chad Dawson (29-0) e lo sfidante veterano di tante battaglie Glen “The Road Warrior” Johnson (49-13-2), con in palio anche la vacante corona WBC ad interim.

Nella prima sfida, datata aprile 2008, i due avevano dato vita ad uno scontro molto intenso ed equilibrato, nel quale l’aveva spuntata giustamente Dawson, destando le proteste del rivale.

In realtà in quell’occasione il più giovane e talentuoso imbattuto si lasciò irretire dall’aggressività dell’esperto rivale, peccando nella folle ingenuità di scendere sul terreno a lui più congeniale della bagarre.

In questo caso “Bad” Chad ha ristabilito l’ordine dei valori, surclassando chi gli stava di fronte e ottenendo una decisione unanime con cartellini troppo avari di 115-113 a firma di Duane Ford e Michael Pernick ed un più realistico 117-111 stilato da Glenn Feldman.

L’emittente statunitense HBO ha fortemente voluto la rivincita, convincendo persino Dawson a suon di dollaroni a lasciare vacante la sua cintura IBF, non rispettando gli impegni impostigli dall’ente, per mandare in scena il secondo capitolo.

Probabilmente il network non sarà molto contesto, visto che in questo caso lo spettacolo non c’è stato per la netta superiorità del mancino cresciuto a New Haven, appena 40 miglia a sud della sede del combattimento.

Le 5,200 persone accorse ad occupare i ben più numerosi 16,500 posti a disposizione si sono spesso prodotti in fastidiosi fischi in direzione di quello che doveva essere il loro beniamino, colpevole di accontentarsi di gestire l’altrui arrembanza con il jab dalla lunga distanza.

Quello che si è visto fra le sedici corde è un Dawson in linea, sempre concentrato e tatticamente attento.

Probabilmente non è il pugile più entusiasmante da vedere, ma è al di fuori di ogni dubbio uno dei pugili più difficili da battere attualmente in circolazione.

Il ventisettenne ha eseguito con diligenza il suo compitino, rifattogli presente durante ogni singolo intervallo dal bravo trainer Eddie Mustapha Muhammad, già iridato proprio dei mediomassimi.

Non deve ingannare la facilità con la quale il fuoriclasse del Connecticut ha portato a scuola un elemento tecnicamente limitato e non più fresco come Johnson, ma che ha sempre fatto pagare caro a chiunque l’adire di affrontarlo.

Invece ieri notte non è proprio esistito, domato e domato dalla boxe di classe e di tempismo dell’americano, giunto alla terza conquista planetaria nella medesima categoria.

La sua grinta offensiva è stata letteralmente annullata e resa sterile dalle lunghe leve, dal colpo d’occhio e dalla mobilità complessiva della sua nemesi, capace di frustrarlo in ogni istante.

E’ stata impressionante la magistrale tenuta del ring da parte di Dawson, che è sembrato padrone e in grado di sfruttare ogni singolo centimetro del quadrato per piegarlo ai suoi interessi.

“The Road Warrior” non è quasi mai riuscito ad accorciare le distanze per piazzare le sue zampate, nonostante l’avversario raramente si prodigasse in combinazioni, colpendo quasi sempre in maniera isolata o al massimo facendo seguire un buon sinistro al diretto destro abituale.

Ha sbagliato e sprecato veramente poco lo statunitense con ben il 56% dei fendenti portati che sono arrivati a segno.

“Bad” Chad ha esploso la bellezza di 42 jab di media a ripresa, martellando il giamaicano e non permettendogli di fare il passo in avanti, nonostante le redini dell’iniziativa siano state costantemente nelle sue mani.

Nel precedente match, erano stati gli ultimi quattro round a far sperare Johnson in un’illusoria vittoria, ma in quest’occasione nemmeno tali assalti hanno visto il suo incessante lavoro farsi più proficuo.

Solo alla decima ripresa Dawson ha accettato per un attimo di scambiare, ma nessuno dei due si è evidenziato per particolare precisione o efficacia.

Un applauso va quindi al vincitore, che si è proposto come uno degli elementi migliori dell’intero scenario mondiale, pur peccando sotto il versante del compiacimento del pubblico.

Stesso discorso va fatto anche per lo sconfitto, confermatosi coraggioso e mai domo, nonostante i soliti evidenti limiti tecnici, aggravati dalle quasi 41 primavere che ha sulle spalle.

“Ho provato ad avvantaggiarmi con i mezzi in mio possesso”, ha dichiarato Dawson nell’immediato dopo-match, “Ed è stata questa la differenza nel combattimento. Sento di aver messo i colpi quando dovevo. Ho fatto quello che avevo detto che avrei fatto. Il primo match è stato una rissa. Non volevo rifarlo. Volevo boxarlo e usare le gambe. Avevo la giovinezza dalla mia parte. Sta tutto nello sfruttare le proprie armi e impegnarsi in ogni match“.

A quanti l’hanno fischiato ha risposto in maniera chiara: “Non stavo pensando a mettere KO Glen Johnson. Volevo solo disputare un buon incontro. Non lascio che i fischi mi preoccupino. Non sono quelli dentro il ring. Non sono mai stati colpiti”.

Sconsolato “The Road Warrior”, ha detto ai microfoni: “E’ riuscito a fuggire dai miei pugni. Non ha combattuto come la prima volta. Praticamente è rimasto a distanza. Non so cos’altro c’è ora per me. Aspetterò e vedrò se qualcuno vuole farmi tornare al lavoro”.

Vago sui suoi progetti futuri il nuovo detentore WBC ad interim: “Questo capitolo è chiuso. I capitoli Glen Johnson e Antonio Tarver sono chiusi. Ora posso affrontare facce nuove e reclamare il mio spazio ai vertici”.

Probabilmente attenderà la data del 11 dicembre quando il campione WBC “regolare” Jean Pascal concederà la rivincita al suo predecessore Adrian Diaconu.

Il vincitore avrà dai 90 ai 120 giorni per vedersela con Dawson.

La scorsa settimana lo statunitense, che ancora non conosce sconfitta, aveva anche strizzato l’occhio alla possibilità di scendere fra i supermedi per subentrare a Jermain Taylor nel Super Six Tournament, battendo in volata Edison Miranda.




 

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