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Pavlik ha vinto la battaglia per la vita e torna contro Espino

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 Pavlik grande favorito contro Espino .Martirosyan nel sottoclou.Pavli_ed_Espino_copy

Kelly Pavlik (35-1, 31 K.O.), campione del mondo dei pesi medi, 27 anni, ha rischiato di morire nei mesi scorsi in seguito a uno choc anafilattico susseguente all'assunzione di un medicinale per curare una infezione. Ricoverato d'urgenza in ospedale con il corpo ricoperto di macchie, la febbre altissima e la tachicardia, per fortuna Pavlik ha superato l'emergenza abbastanza in fretta. Naturalmente però il suo attesissimo scontro contro Paul Williams è stato cancellato, Williams ha incontrato invece Sergio Gabriel Martinez e ne è nato il match forse più bello dell'anno. Pavlik è stato riprogrammato per sabato notte a Youngstown, la sua citta, stato dell'Ohio, contro il 29enne californiano Miguel Angel Espino (20-2-1, 9 K.O.) in difesa del suo titolo mondiale e il fatto ha subito scatenato i dietrologi che lo hanno accusato di aver voluto evitare Williams e di essersi ripreso troppo in fretta dopo la cancellazione di quell'incontro. Sarà meglio sgombrare il campo dagli equivoci creati dagli azzeccagarbugli di professione.  Chi sostiene questo non conosce Kelly Pavlik e neppure la sua storia pugilistica.
Pavlik, che vanta origini anche italiane e mastica un po' la nostra lingua, è un ragazzo d'oro, serio e dedito all'aiuto del prossimo, soprattutto dei bambini malati. Idolo di una zona resa depressa dalla crisi dell'industria dell'acciaio, vanta un folto seguito di sostenitori che non navigano nell'oro ma sono disposti a fare lunghe trasferte per lui guidando di notte e magari dormendo in macchina. Non ha mai evitato un solo avversario. Ha affrontato di fila Edison Miranda quando era uno spauracchio per tutti, due volte Jermain Taylor quando era al suo meglio, e, dopo la parentesi contro il debole Gary Lockett, si è battuto contro una leggenda come Bernard Hopkins in un match che ha nettamente perduto ma che non aveva nessuna necessità di fare.  E con questi fatti, non parole, il discorso è chiuso.
Pavlik è un picchiatore puro, il suo destro è micidiale e può risolvere un incontro in qualsiasi momento. Paragonato impropriamente a Rocky Graziano, Pavlik lo ricorda solo appunto per il destro e per l'approccio d'altri tempi alla professione ma, mentre Graziano del sinistro non sapeva quasi che farsene, Pavlik ha un buon jab e una tecnica generale superiore a quanto la maggioranza degli osservatori fosse disposta ad attribuirgli. La dimostrazione fu il secondo match con Taylor vinto ai punti. Certamente il ragazzo bianco dell'Ohio ha subito anche psicologicamente l'unica sconfitta della sua carriera contro Hopkins che, per tradurre una espressione gergale inglese, lo ha portato a scuola. Ma ha anche mostrato su quel ring una grande saldezza morale evitando di cedere in un finale difficilissimo e meritandosi i complimenti di un rivale che ne è tradizionalmente avaro. Vale la pena di ricordare che quel match si disputò a un peso superiore al limite dei medi così come la rivincita con Taylor al quale Pavlik aveva strappato il titolo con un drammatico K.O.T. Il ritorno alle gare contro Rubio nella sua Youngstown ripropose lo scorso febbraio un pugile integro che ha malmenato lo sfidante con scientifica metodicità finendo con il demolirlo. Dopo 10 mesi ecco questo Espino che sulla carta non ha i numeri per impensierire il campione del mondo. Non ha infatti affrontato e battuto nessun nome importante della categoria, ha una potenza limitata, e fanno riflettere le due sconfitte subite, soprattutto quella contro Peter Manfredo Jr durante la prima e più fortunata edizione del reality The Contender. Risultato già scritto quindi? Probabilmente sì ma da un uomo reduce da una esperienza così drammatica come rischiare la propria vita non si può pretendere al momento di più.II pronostici dei migliori bookmaker mondiali segnalano vincente il campione con un  nettissimo 1 a 16 !!
Nel sottoclou spicca la presenza del 23enne Vanes Martirosyan (25-0, 16 K.O.), peso superwelter nato in Armenia ma ora statunitense a tutti gli effetti. Chi scrive ha visto diverse volte all'opera questo talento dal pugilato molto consistente, molto efficace nel volume dei colpi portati più che sul singolo pugno,  che aveva bisogno di colmare qualche pausa e di fare esperienza soprattutto in difesa. Martirosyan, che rappresentò gli Stati Uniti alle Olimpiadi ateniesi del 2004, affronta per il titolo nordamericano il 29enne mancino Willie Lee che ha conquistato il titolo battendo per split decision Alex Bunema. Per Martirosyan, new entry della top 10 di The Ring Magazine nella sua categoria, è un match che potrebbe aprirgli le porte ai veri scontri importanti.
Nel cartellone curato da Bob Arum ricompare il peso massimo Sam Peter (32-3, 25 K.O.), ex campione di sigla WBC che si è sciolto di fronte a Vitali Klitschko prima di cedere anche a Eddie Chambers. Da allora Peter sta affrontando solo rivali di comodo, esattamente come sabato tale sarà, sulle 8 riprese, il 37enne Gabe Brown (18-12-4, 12 K.O.) che non vince dal 2005.
Più interessante sarà osservare all'opera il 22enne peso piuma californiano Miguel Angel Garcia (17-0, 14 K.O.), fratello dell'ex campione di sigla Roberto Garcia che fu a suo tempo spodestato da Diego Corrales. Garcia, uomo dal pugno considerevole, affronta Yogli Herrera (22-10, 15 K.O.), un altro che la strada della vittoria sembra essersela dimenticata. E soprattutto sarà interessante seguire i progressi del 26enne peso medio russo mancino Matt Korobov (8-0, 6 K.O.), ora residente in Florida, che da dilettante è stato campione del mondo nel 2005 e 2007 e campione europeo nel 2006. Korobov affronta il 34enne dell'Ohio Cecil Yost (4-3-2, 1 K.O.) che non ha, ovviamente, molte speranze. 




 

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