Uno sguardo alla stagione 2009 e le previsioni per il 2010, da parte del giornalista Riccardo Crivelli.
Riccardo Crivelli, inviato della Gazzetta dello Sport e uno dei giornalisti più competenti e apprezzati del boxing italiano, rivisita con noi questo periodo di bilanci di fine anno e lancia uno sguardo al futuro della nostra boxe professionistica.
BRW-Si chiude un 2009 non positivo per il nostro professionismo; cos'è mancato a renderlo più importante?
CRIVELLI- Sono mancate opportunità in Italia e risultati. L’anno era iniziato nel settore maschile, con un Campione del Mondo in carica, poi Fragomeni ha lasciato il suo titolo in Germania. E’ stato un anno difficile, cadenzato da mancanza di risultati ad alti livelli, che attualmente il nostro pugilato non è in grado di conseguire. Silvio Branco, Vidoz, Spada, Maludrottu, tanto per citare solo alcuni dei nostri rappresentanti migliori, si sono battuti all’estero e hanno perduto le varie chances.Forse, se avessero combattuto in Italia come Sarritzu, le cose sarebbero andate diversamente, ma nel nostro paese la crisi finanziaria nel settore è avvertibile in termini tangibili e non vedo nell’immediato futuro spiragli di luce. Nel nuovo anno Fragomeni affronterà nuovamente Krzysztof Wlodarczyk, ma avrà un anno in più e dovrà attraversare l’esperienza di un nuovo maestro. Credo che saranno rari gli exploit mondiali targati Italia, nella prossima stagione...
BRW-A livello organizzativo, il nascere della Lega Professionisti potrebbe portare linfa vitale alla categoria ?
CRIVELLI - Io credo di sì. E’ un'idea che gira da diversi anni e non è mai sbocciata, perché i nostri manager pensano solo a coltivare il loro orticello. Se finalmente riuscissero a lasciare perdere vecchie ruggini e imparassero a pensare collettivamente, potrebbe nascere un organismo più agile e proficuo per tutti. Hanno l'opportunità di avere un unico interlocutore e cioè la FPI e non capiscono questo vantaggio. Il professionismo andrebbe gestito dagli stessi addetti ai lavori, come in diverse parti del mondo. Secondo la mia opinione, la FPI, che viene da stagioni dilettantistiche eccezionali, dovrebbe essere l’organo di controllo, magari severo per quanto riguarda la prevenzione e l’attendibilità dei match, ma capace di lasciare liberi i professionisti di scegliere il loro cammino.
BRW – Alcuni italiani hanno lasciato il nostro boxing per emigrare altrove. Daniele Petrucci si è trasferito a Los Angeles e sarà promosso da Goossen, Michele Di Rocco andrà ad abitare a Manchester per entrare nel team di Ricky Hatton. Cosa ne pensi di queste fughe?
CRIVELLI-Parliamo di pugili ambiziosi e che possono far bene. A Petrucci non bastavano i tre match all’anno e voleva misurarsi ad alti livelli. L’America è anche nel pugilato il paese delle opportunità. Per Di Rocco, come ho scritto, hanno pesato le ottime strutture inglesi, il programma e le borse che Hatton gli ha prospettato. Lui avrebbe voluto diventare grande a casa sua...Ci proverà in Inghilterra. E’ legittimo, per elementi giovani e con talento, aspirare al massimo che il pugilato possa offrire. Non li biasimo. Per due che se ne vanno, c’è però anche chi torna come Phil Lo Greco. Anche lui è un elemento di valore e con una carica agonistica notevole. Cherchi, che indubbiamente è il numero uno del nostro pugilato come promoter, ha fatto bene a non lasciarselo sfuggire.
BRW- Cosa dobbiamo aspettarci dal 2010?
CRIVELLI- Credo che dipenderà ancora una volta dalla situazione finanziaria. Alcuni elementi che potrebbero fare bene a livello continentale ci sono, ma per vincere i titoli bisogna combattere in Italia, fuori nessuno ti regala niente. In Italia la situazione sponsor televisivi è povera. Occorre davvero inventare. A livello dei singoli mi soffermerò solo sui giovani. Mi è piaciuto, ad esempio, Della Rosa che ho visto dal vivo contro Zbik. Non era a posto fisicamente, ma è un lottatore irriducibile. Ora tornerà nei superwelter e sono certo che ne sentiremo parlare. Mi piaceva anche Boschiero, ma per ora è “out” per le note vicissitudini. Un personaggio straordinario che porterebbe linfa vitale alla nostra boxe, oltre a Clemente Russo (sempre indeciso se diventare prof o meno ), sarebbe Domenico Valentino. Secondo me, Mirko ha tutto per diventare un numero uno. Per ora il suo destino, però, è giustamente proiettato verso Londra 2012.
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