Chi é stato baciato dal dono della grandezza appartiene non solo a se stesso, ma anche alle gente. di Gualtiero Becchetti
Molto spesso, troppo spesso, negli ultimi tempi abbiamo dovuto preannunciare il rientro in attività di qualche pugile dall’illustre passato e non abbiamo mancato di rammaricarci di tali “nostalgie” fuori-tempo, perché un campione è “campione per sempre” agli occhi della gente e non appartiene più soltanto a se stesso, ma a quella dimensione sovraindividuale e sovratemporale che è propria dei grandi.
Chi ha raggiunto alti vette, in qualsiasi attivit
à umana, diventa un po’ come proprietà di coloro ai quali ha fatto respirare l’aria della leggenda ed è questo il pedaggio che deve pagare colui che diventa immortale: il conquistatore delle folle ne diventa a sua volta conquistato!
Nel cuore e nella fantasia di chi lo ama, un fuoriclasse di qualsiasi disciplina sportiva è come una statua di bronzo, eterna e incorruttibile, al pari di quanto accadeva agli eroi dell’antichità; non ci sarà mai ruga, né adipe, né movimenti incerti che possano offuscare ciò che egli è stato. Le offese del tempo, proprie dei comuni mortali, non lacerano la memoria collettiva di chi ha toccato il profondo del popolo.
Di ciò avevano ben capito tutto gli artisti del mondo classico, i filosofi greci, che con il principio del “kalòs kai agathòs” (bello e valoroso), scolpivano e descrivevano i migliori (aristòi) come perfettamente belli (a simboleggiarne la purezza interiore) e ricolmi di virtù.
Se riflettiamo un istante, forse ci rendiamo conto che la tradizione greco-romana dalla quale proveniamo e in cui ci siamo abbeverati per millenni e talvolta in maniera assolutamente inconsapevole, è ancora presente tra noi, grazie al Cielo, e un esempio ci arriva proprio dal mondo dello sport.
Non c’è mitico campione, non c’è indimenticabile impresa che non ci riporti immagini incontaminate del protagonista: forte, coraggioso, leale, indomabile…Così per sempre! Per questo non possiamo accettare che interessi terra-terra, disperate rincorse ad un passato che non ritorna, chimere inutilmente in bilico tra cielo e terra, mettano a repentaglio non solo l’integrità fisica, ma anche l’incontaminata immagine di chi nello sport e soprattutto nel pugilato, si è ritagliato uno spazio verso l’immortalità. Cosa mai, se non qualcosa di assolutamente straordinario, ha fatto sì che sa sempre l’agonismo abbia attirato l’interesse e sollevato le passioni di culture e popoli diversi e lontanissimi per spazio e tempo? Solo le antiche Olimpiadi hanno fermato le guerre, nella storia dell’umanità…Non dimentichiamolo! Quindi, coloro che hanno ricevuto il privilegio e l’onere di essere campioni, ricordino che non sono certo le demenziali manifestazioni di certi settori di stadi e arene a renderli tali; né l’entità dei guadagni percepiti, né l’interesse di segue i vincitori per abbandonarli, un volta perdenti. A trasformare in immortali “belli e valorosi” uomini e donne baciati da quel misterioso talento che plasma i loro corpi e rende i loro gesti “arte”, è ciò che è “dentro” di loro e “dentro” di chi li ammira e che rappresenta l’essenza stessa dello sport, un luogo dell’anima e della mente che rappresenta la vita in ogni suo aspetto. Per questo, voi grandi campioni del ring, voi che ci avete donato e rubato notti indimenticabili, che ci avete fatto battere il cuore, che ci avete fatto sognare e sognare di sognare…Voi, insieme a tutti i grandi delle altre discipline agonistiche, non ci fate perdere la speranza che quello che siete stati batterà il tempo e la nostra umile dimensione di comuni mortali…La vostra sconfitta è una nostra sconfitta. La vostra umiliazione è la nostra umiliazione.
Un esempio, una storia umana, una luce nella mediocrità di un mondo che sovente ci delude, un’opera d’arte fatta di carne e di sangue da raccontare ai nostri figli e ai figli dei nostri figli…
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