La serata portoricana al Madison.
Combattere contro Ivan Calderon (34-0-1, 6 K.O.) deve essere frustrante e farebbe perdere le staffe anche a un santo. Per capirci Calderon è quel tipo di pugile che ti fa andare a vuoto in modo umiliante o colpire le corde perché un attimo è in un punto del quadrato e l'attimo dopo è metri lontano. Anche il messicano Josè Uribe (16-7-5, 10 K.O.) ha dovuto piegarsi alla sua legge pur realizzando un obbiettivo raro, cioè mettere brevemente Calderon al tappeto. E' avvenuto al secondo round quando Calderon non era ancora ben caldo ed è stato vittima, lui mancino, di un bel diretto destro di Uribe. Si è rialzato come un giocattolo a molla e ha ripreso ad andare a spasso per il ring. Eppure Uribe si è comportato meglio contro Calderon di tanti pugili più blasonati di lui, vuoi perché a 35 anni Calderon fa fatica a mettersi veramente in azione, vuoi per qualche buona azione nel tagliargli il ring. Ma anche quando ti va bene a Calderon porti un pugno solo, di doppiarli non se ne parla proprio. E la seconda metà del match è stata un monologo del piccolo campione del mondo dei minimosca che al cospetto di Uribe sembrava militare tre o quattro categorie più sotto. Il pubblico del Theatre all'interno del Madison Square Garden ha cominciato a gridare "olè" ogni volta che Calderon mandava a vuoto Uribe con il messicano che sembrava davvero un toro infuriato ma anche sfiduciato. Verdetto unanime per Calderon 118 a 109 due volte e 116-111.
Assolutamente straordinarie le 4 riprese fra Mc Williams Arroyo (3-1, 3 K.O.), portoricano 24enne già campione del mondo dilettanti a Milano nei pesi mosca e ora supermosca, e il giapponese Takashi Okada (2-0-1, 1 K.O.), 26 anni. Eravamo stati facili profeti nel prevedere un match difficilissimo per Arroyo ma non avremmo mai immaginato di assistere a una battaglia simile che, sia pure sulla distanza dei 4 round, eguagliava l'intensità dei più grandi scontri della storia nelle più piccole categorie. Se da noi la protezione delle giovani promesse rasenta il ridicolo e a volte lo centra in pieno, in questo caso l'errore è stato quello opposto perché non si è mai visto mettere di fronte così presto due pugili che meritano i più ampi palcoscenici della boxe mondiale dove speriamo presto di ritrovarli entrambi. Scambi continui furiosi con il giapponese determinato come i suoi connazionali che credevano ancora di combattere nelle isole del Pacifico anni dopo la Seconda guerra mondiale e il portoricano pronto a rispondere colpo su colpo, con il giapponese più a suo agio a contatto con l'avversario e Arroyo più efficace quando trovava un pochino più di spazio. Quattro riprese equilibratissime con il risultato certamente deciso da un gancio destro di Okada che metteva a terra Arroyo pochi secondi prima della fine della seconda ripresa. E chi scrive vi assicura che Arroyo è stato salvato dal gong. Concordiamo con il verdetto che ha premiato Okada con decisione unanime.
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