Vince anche Rossitto.
Forse una piccola luce si è accesa questa sera a Siracusa per il professionismo italiano in crisi nera di ricambi grazie a due ragazzi che Salvatore Cherchi ha dovuto andarsi a prendere all'estero ma che sono italianissimi.
Phil Lo Greco e Luca Giacon si sono infatti imposti prima del limite dimostrando quelle qualità che spesso mancano nei nostri giovani professionisti.
Non importa cosa abbia conquistato Phil Lo Greco (20-0, 11 K.O.), cioè il titolo internazionale WBC dei pesi welter, queste sono solo etichette, conta come lo si è fatto. Lo Greco, 25 anni, non combatteva da più di 8 mesi e ha poi detto di avere avvertito un po' di ruggine addosso.
Il suo avversario, il polacco Slawomir Ziemlewicz (20-7-2, 4 K.O.) non aveva mai perso prima del limite. Certo, non è nulla di straordinario, ma uno che sa stare sul ring sì. Lo Greco ha dimostrato subito di avere un altro passo e ha preso le redini del match dal primo colpo di gong. Ziemlewicz si muoveva molto e Lo Greco cercava di tagliargli la strada lavorando sotto e sopra con colpi saettanti, soprattutto ganci. L'italiano nato in Canada lasciava pochissimo spazio a qualche reazione del polacco con esclusione forse della quarta ripresa. Il match proseguiva sulla stessa falsariga fino all'8° round al termine del quale l'assurdo regolamento del WBC permetteva la seconda lettura dei cartellini che vedevano Lo Greco avanti 80 a 72.
All'inizio della nona, non sappiamo se per reazione al punteggio o stanchezza, Ziemlewicz si metteva a scambiare ed era la sua fine. Lo Greco prendeva un paio di colpi ma era subito addosso al polacco che si inginocchiava su un colpo al corpo. L'arbitro Cavalleri contava e faceva poi riprendere il match salvo poi interromperlo sotto l'incalzare di Lo Greco. A qualcuno il suo intervento sarà forse sembrato precipitoso ma riteniamo che il polacco non ne avesse proprio più.
In apertura di serata professionistica il leggero Luca Giacon (11-0, 11 K.O.) ha allungato la serie di vittorie prima del limite entusiasmando il pubblico. Giacon, che è nato in Spagna da padre italiano, sembra avere dei numeri fuori dal comune anche se il suo avversario, l'armeno di nazionalità céca Araik Sachbazjan (12-14, 5 K.O.) è solo un modesto collaudatore con però una sua dignità altrimenti si sarebbe tolto di mezzo prima del 5° round.
Giacon ha messo subito in mostra la sua abilità, i suoi colpi potenti portati da diverse posizioni, il suo modo di eludere quelli altrui o di pararli con le braccia. Nel secondo round Giacon ha messo giù il céco con uno splendido diretto destro al volto, poi non ha chiuso anche per il coraggio dell'avversario. Dalla terza ripresa in poi si è avuta la netta impressione che Giacon potesse chiudere quando voleva, invece ha lasciato fare anche un po' troppo Sachbazjan che qualche colpo l'ha messo, però alla quinta, "liberato" da Franco Cherchi, ha portato una scarica al volto con il cèco che andava giù e l'arbitro Van De Wiele ha chiuso lì. Davvero tutto molto promettente.
Bruttissimo invece il match fra il peso massimo-leggero siracusano Vincenzo Rossitto (39-6-2, 23 K.O.) e il pari peso céco Jiri Svacina (11-7, 1 K.O.) ma la responsabilità è da addossarsi in massima parte al pugile ospite. Svacina è uno strano tipo che porta colpi lenti ma da angolazioni non sempre prevedibilissime e si muove in modo stranissimo per il ring. Rossitto ha commesso l'errore di attaccarlo sempre frontalmente rimanendogli davanti a mezza distanza, soprattutto all'inizio. Svacina è uno che farebbe perdere la pazienza a un santo e l'arbitro Luigi Muratore sarebbe pronto per la canonizzazione.
Probabilmente per non scontentare i concittadini di Rossitto l'arbitro Muratore ha concesso a Svacina di finire il match senza squalificarlo, con due richiami ufficiali per combattimento a testa bassa ma ce ne stavano ben altri per colpi con l'interno del guantone e il continuo girarsi quando Rossitto riusciva ad avvicinarsi mettendo poi il gancio destro. Nel 7° round degli 8 previsti Svacina è finito fuori dal ring su una serie di Rossitto ed è stato contato. Verdetto netto per il nostro pugile ma concordiamo con la frase sfuggita all'arbitro dopo l'ultimo suono di gong: "Era ora!".
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