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Bundrage strappa di forza la cintura IBF dei superwelter a Spinks.

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Il campione finisce KOT al 5° round.
BundrageSpinksStltoday


Sono stati oltre 9000 gli spettatori che stanotte allo Scottrade Center di St Louis hanno assistito all’amara sconfitta dell’idolo locale Cory “The Next Generation” Spinks (37-6), costretto al KOT a un minuto e 28 secondi dall’inizio del 5° round ad opera di Cornelius “K9” Bundrage (30-4).

Ancora una volta la cittadina della Louisiana non ha portato bene al figlio e nipote d’arte, che già in due occasioni nell’ultimo lustro è andato incontro a cocenti debacle davanti ai propri tifosi.

L’ormai ex campione IBF dei superwelter non è così riuscito nella prima difesa della sua quinta corona iridata, conquistata nell’aprile dello scorso anno nella medesima arena, quando piegò il concittadino Deandre Latimore al termine di un’aspra battaglia.

A fare la differenza è stato senza dubbio l’approccio dello sfidante, che fedele alla mentalità del challenger, ha attaccato con decisione sin dal primo suono del gong, costringendo il padrone di casa a indietreggiare senza possibilità di costruire repliche di spessore.

Da sempre elemento lento a carburare e con necessità di alcune riprese per inquadrare chi gli sta di fronte, Spinks è stato letteralmente travolto dalla furia aggressiva del trentasettenne di Detroit.

L’ex protagonista del reality show pugilistico “The Contender” non ha mai dato tregua all’avversario, asfissiandolo con il suo grande impatto fisico e incalzandolo con una stupefacente capacità di tagliare il ring.

“The Next generation” non è riuscito ad entrare nel match, sballottolato da angolo ad angolo, senza possibilità di mettere in pratica il suo caratteristico stile da mancino che entra ed esce dalle azioni a suo piacimento.

Costantemente in movimento sulle gambe, è sembrato rischiare il tappeto già alla prima tornata, i cui due minuti iniziali l’hanno duramente messo alla frusta.

Il guardia destra di casa ha avuto maggior tranquillità per acclimatarsi al 2° assalto, ma un’improvvisa accelerazione di “K9” ha di nuovo saggiato la solidità della sua mascella.

Sostenuto da un caloroso tifo, ha boxato con maggior diligenza durante la terza frazione, ritrovando la linea e dicendo la sua in un match che sembrava aver ormai presso una pessima piega.

L’onda d’urto di Bundrage non ha mai ceduto un millimetro, facendosi sempre più insopportabile, tanto che è sembrato da subito improbabile che questi reggesse un ritmo simile per l’intera durata del combattimento.

Parziale cambiamento di canovaccio alla quarta ripresa, quando ad un rallentamento da parte dello sfidante ha coinciso una presa di fiducia da parte del campione, che forse iniziava a smaltire i sedici mesi di distanza dal quadrato e cominciava ad ascoltare i consigli del quotato trainer Buddy Mc Girt, per la prima volta al suo angolo.

Nei tre minuti Spinks si è fatto preferire sotto il profilo quantitativo, mentre l’efficacia è sempre stata maggiore nei colpi del pupillo di Emanuel Steward.

L’epilogo nel 5° round, iniziato subito male per il detentore IBF, che è scivolato sul tappeto cercando di sfuggire ad un attacco che lo vedeva con le spalle all’angolo.

Intenzionato ad archiviare la pratica, Bundrage ha premuto violentemente sull’acceleratore, caricando i fendenti ed andando a segno con una serie di uno-due che hanno aperto la strada al gancio destro che ha atterrato il rivale.

Spinks si è alzato quando il conteggio era giunto al “9”, ma l’arbitro Mark Nelson, constatando da sguardo e gambe che non era in grado di proseguire, ha decretato la fine dell’incontro.

Inutili le proteste del clan dello sconfitto, che con molta probabilità non avrebbe retto un altro minuto e mezzo sotto il fuoco di un avversario simile.

Al termine della tornata precedente tutti i giudici avevano ovviamente una preferenza per Bundrage, con Bill Lerch che aveva compilato cartellini di 40-36, meno magnanimi verso il campione in carica di quanto fossero quelli di Tom Miller e Jerry Griffin, entrambi assestatisi sul 39-37.

Anche CompuBox ha accordato la propria preferenza al trionfatore finale, arrivato a segno con 44 dei 222 pugni scagliati, contro il 17 su 73 dell’opponent.

“Sapevo che l’avrei battuto”, ha dichiarato estatico il vincitore, “Era solo questione di tempo. Ora voglio Manny Pacquiao”.

Al di là dell’entusiasmo e dei sogni irrealizzabili, l’analisi del match arriva dal suo allenatore Steward, che ha detto: “E’ stato un buon match. Sarebbe potuto essere migliore. E’ stato troppo ansioso. Ha sprecato molta energia. Non era mai stato impegnato in combattimenti di questa importanza. E’ in una categoria rovente e sono sicuro che riceverà molte offerte”.

Lo sconfitto è stato ancora polemico con la decisione dell’arbitro: “L’arbitro ha fermato l’incontro, ma non so perché. Sono in completo disaccordo. Non mi ha nemmeno colpito ed ho perso il mio titolo”.

Più lucida la spiegazione del referee: “Aveva uno sguardo scosso e confuso. Ha scosso la testa. Al conteggio dell’otto, ha fatto un passo indietro e ho deciso che non volevo che il suo avversario lo colpisse ancora in quelle condizionii”.

Naufraga così il progetto di opporre Spinks a Alfredo Angulo in gennaio nel sottoclou di un probabile Devon Alexander vs Tim Bradley.




 

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