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Glen Johnson conquista il lasciapassare delle semifinali del SuperSix: Green KO al 8° round.IL VIDEO

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Miglior esordio possibile nel torneo per il quarantunenne.
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Glen “The Road Warrior” Johnson (51-14-2) aveva ancora in tasca un biglietto vincente della lotteria.

Ma non si tratta della fortuna consuetamente rappresentata come dea bendata.

La fortuna del jamaicano di stanza a Miami è di quella ormai sempre più rara qualità che passa attraverso il sacrificio costante, la passione totalizzante e il coraggio di intendere il pugilato come sfida assoluta e ad ogni costo.

Il suo soprannome se l’è guadagnato in tanti anni di onoratissima carriera, accettando di affrontare chiunque e in ogni contesto, incappando spesso in verdetti che gridano vendetta.

Per sua stessa ammissione in 18 anni di professionismo solo in un’occasione rifiutò un ingaggio e fu perché si trattava di una remunerazione improponibile.

Anche al presente, con quarantuno primavere sulle spalle e tante battaglie all’attivo, ha accettato una sfida che sembrava a dir poco azzardata e lui ha smentito i tanti detrattori, abbattendo il muro dei cinquanta successi in carriera, cogliendone uno prestigiosissimo e che vale molto ai fini del suo futuro.

Dopo oltre un decennio di militanza tra i mediomassimi, con ventidue contese a tale livello, si è reinventato supermedio per saltare in corsa sul treno del torneo Super Six indetto dall’emittente Showtime.

Partendo svantaggiato per non aver disputato i precedenti due incontri, ha afferrato il destino fra le sue due possenti mani, subentrando a Mikkel Kessler che in agosto si è ritirato dal torneo per un infortunio ad un occhio.

L’atteggiamento del ragazzo che vuole salire sulla cima del mondo non l’ha tradito, nonostante nella sua bacheca già ci sia un titolo IBF dei mediomassimi, tante affermazioni colte ovunque ed anche il riconoscimento quale pugile dell’anno 2004, quando si tolse lo sfizio di mettere KO il talento assoluto di Roy Jones Jr e di battere i migliori uomini in circolazione Antonio Tarver e Clinton Woods.

Questa notte al MGM Grand di Las Vegas, nel sottoclou della manifestazione della Top Rank imperniata sul campionato WBO dei piuma fra i detentore Juanma Lopez e Rafael Marquez, Johnson ha mandato in scena l’ennesimo atto di un’opera degna di lode.

Nello scontro fra “imbucati” al SuperSix, si è concesso il lusso di mettere KO a 36 secondi dall’inizio del 8° round Allan “Ghost” Dog (29-3), sostituto di Jermain Taylor, dopo che questi si è ritirato in gennaio a seguito della sconfitta prima del limite patita per mano di Arthur Abraham.

Per tornare al tema fortuna, sembra proprio che Green ne porti a Johnson, visto che l’altra volta che i destini dei due si incrociarono fu nel 2004, quando il trentunenne ricoprì il ruolo dello sparring partner nella preparazione della più bella vittoria nella carriera del jamaicano, quella giù citata al cospetto di Jones Jr.

“The Road Warrior” sa anche come economizzare gli sforzi, visto che con un solo combattimento all’attivo nella competizione si è guadagnato il lasciapassare al livello successivo, la semifinale, grazie ai tre punti che frutta la vittoria anzitempo.

Oltretutto la soluzione prima del limite l’ha forse anche salvato da un’altra beffa da aggiungere al suo carnet, visto che, al momento dell’interruzione, nonostante stesse chiaramente conducendo il confronto, ben due giudici avevano il suo rivale in avanti nel punteggio.

L’avvio ha visto Green estremamente fiducioso andare a vuoto con dei ganci sinistri larghi, mentre Johnson si è concentrato su meno appariscenti ma più produttivi colpi al bersaglio grosso.

Al jab che ha poi esibito il più giovane dei protagonisti, ha fatto da riscontro la caratteristica pressione fisica del veterano, che è riuscito anche a piazzare qualcuna delle sue velenose zampate di destro.

“Ghost Dog” ha dato il meglio alla seconda ripresa, boxando in scioltezza e con gran classe, danzando sulle gambe e non permettendo a chi gli stava di fronte di trovare il bersaglio.

Anche la maggior parte del 3° round sembrava incanalarsi in quella direzione, quando sul finire una pesante combinazione nei pressi delle corte ha visibilmente scosso il ragazzo dell’Oklahoma.

A partire da questo punto in avanti, nel pugilato di Green è mancata quella convinzione e quella consistenza necessarie a costruire la vittoria, ma anche solo a tenere a distanza e sull’attenti il rivale.

Johnson è stato abile nel cercare la corta distanza e nel mettere a segno i suoi demolenti fendenti, prima che l’ex sparring si rifugiasse in clinch ripetuti e troppo insistenti.

Meglio è andata per lui nel 5° tempo, pur sanguinante dal naso, quando ha ritrovato parzialmente le gambe ed ha abbozzato qualche estemporanea folata offensiva, ma è stato di nuovo negli ultimi istanti che un colpaccio lo ha messo in difficoltà.

Il canovaccio si è ripetuto nei tre minuti a seguire, con il bombardamento al bersaglio grosso da parte di Johnson che ha cominciato a dare i suoi frutti, rallentando l’altrui azione.

Dall’angolo cercavano di convincere Green, contro l’evidenza, che il suo rivale stesse rallentando, ma il pugile in calo si è rivelato essere lui.

Prima del gong d’inizio del 8° round i giudici Dick Houck e Jerry Roth avevano Green insensatamente avanti nei cartellini 67-66, mentre un più equilibrato Bert Clements optava per un 68-65 di segno opposto.

Johnson non ha atteso altre cinque tornate ed in pochi secondi ha archiviato la prativa con un destro dietro l’orecchio seguito da un altro destro mentre l’avversario stava già finendo al tappeto.

Nonostante stesse provando a tornare in posizione eretta, uno scosso Green ha udito l’out da parte dell’arbitro Robert Byrd, che nel post match ha dimostrato di non aver gradito.

Per continuare con le similitudini, la soluzione ha ricordato parecchio il colpo che ha posto fine al match con Jones Jr nel 2004.

“Si è piegato sempre su quel lato”, ha dichiarato il vincitore, “Aspettavo di avvicinarmi abbastanza per piazzare le combinazioni. Ma lui scivolava sempre via, ma quando riuscivo ad arrivare abbastanza vicino, mi tratteneva. Così, sono stato paziente e mi sono detto: <<Non mi butterò dentro>>. Attenderò e troverò la distanza per mettere i miei colpi ed è successo in quel round”.

Ha avuto anche parole di stima per l’uomo ed il pugile Green, dicendo: “Voglio solo dire che Allan è un ragazzo a cui voglio bene, come a un fratello. Sin da quando l’ho conosciuto, mi ha aiutato. E sin da quando l’ho conosciuto, è una delle migliori persone che ho incontrato nella boxe. Ha un gran cuore, è una bella persona e gli vogliono bene come a un fratello. Se non fosse stato per questa situazione, non avrei mai affrontato Allan. Il mio unico rimpianto è che non possiamo proseguire entrambi nel torneo. Ma Allan sa che sono affari e io devo nutrire la mai famiglia proprio come lui cerca di nutrire la sua. E’ tutto lì. Combattiamo e quello rimane nel ring, fuori riprendiamo i nostri rapporti”.

Polemico nei confronti dell’arbitro lo sconfitto: “Sto bene. Stavo bene e potevo proseguire. Mi ha preso con un buon colpo alla nuca, non appositamente, ma mi ha preso. Mi sono alzato ma l’arbitro ha detto che era finita. Mi ero alzato. So come funziona”.

Prossimo appuntamento per il SuperSix sarà 27 novembre a Helsinki fra Carl Froch e Arthur Abraham, dopo il rinvio dalla data originaria del 2 ottobre.

Vista la situazione della classifica, il vincente fra i due si troverà al cospetto proprio di Johnson.

Il jamaicano ha già espresso la sua preferenza: “Sceglierei Abraham, ma credo che andrebbe bene con entrambi”.

Nel frattempo Andre Ward, in testa alla classifica, non combatterà come previsto contro Andre Dirrel, che ha problemi neurologici, ma affronterà Sakio Bika il 27 novembre, che stranamente non ha accettato di prendere parte al torneo, lasciando così la strada aperta a Johnson.

Questa la situazione al momento:

3-0 Andre Ward 6
1-1 Arthur Abraham 3
1-0 Glen Johnson 3
1-1 Carl Froch 2
_____________________________________________________________________0-2 Allan Green 0




 

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