Chi ci segue da almeno un anno ricorderà che subito dopo i Mondiali AIBA di Milano conducemmo una piccola inchiesta sulle World Series of Boxing fra i manager professionisti del nostro pugilato. L'esito fu un plebiscito quasi totale contro l'introduzione di questa novità. Le WSB però stanno per diventare una realtà ma chi scrive continua a dubitare che siano davvero la panacea di tutti i mali.
Che il pugilato professionistico sia da tempo in mano a gruppi chiamati in America "alphabet organizations" è verissimo (anche se poi vedremo che le cose cambiano...), così come è vero che sulla strada della tutela economica e sportiva dei pugili si devono fare grossi passi avanti. Che sia compito divino dell' AIBA rimettere le cose a posto è invece molto dubbio.
Il professionismo è infestato da sempre da agenti esterni che lo mortificano, un tempo le organizzazioni criminali tradizionali, ai tempi nostri queste organizzazioni che assegnano titoli e titolini. La soluzione proposta dall'AIBA, col pericolo di configurarsi a sua volta come un ennesimo ente, è quella di uno sport completamente diverso come se la FIFA per evitare le reti non viste o i rigori fasulli visti in Sudafrica decidesse di giocare a calcetto per risolvere il problema o come se nel tennis, sport individuale come la boxe (tanto è vero che il doppio è un cimitero degli elefanti) si giocasse solo la Coppa Davis, che infatti i campioni giocano, e nemmeno sempre, solo se gli altri,i mediocri, vanno in finale.
E se pensiamo che i pugili partcipanti alle WSB potranno competere alle Olimpiadi fianco a fianco, e soprattutto di fronte, a pugili che sono veri dilettanti ci sembra difficile si possa poi parlare di lealtà sportiva e di sicurezza.
Non dimentichiamo inoltre che lo scorso anno ai Mondiali di Milano quando il Presidente dell'AIBA Wu presentò la novità era presente il Presidente della federazione francese Furgoni, federazione che però ora lancia la nuova licenza NeoPro che abbiamo presentato in un articolo apposito.
Parliamoci chiaro. Agli appassionati di pugilato, in Italia e nel mondo, il dilettantismo interessa solo come serbatoio del professionismo, giusto o sbagliato che sia. Come potranno interessarsi alle WSB quando la grande boxe è da tutt'altra parte? I sostenitori di questa ibrida novità hanno presente quanti appassionati si siano affettatti a sottoscrivere, per esempio, un abbonamento con una televisione come Dahlia che permette di vedere i grandi incontri dall'America o dall'Europa, o si arrangino con la tecnologia in modo più o meno lecito per vedere gli incontri? Si ricordano il vuoto desolante di quasi tutte le giornate dei Campionati del mondo di Milano? L'utilizzo delle macchinette potrà essere perfezionato al massimo ma gli appassionati non vogliono il pugilato delle macchinette!
Se la malattia individuata è quella giusta, e su questo non ci piove, la medicina rischia di essere quella che da noi porta il malato alla fossa, tra l'altro con un sistema che interessa solo pochi pugili e una formula per niente accattivante. Esattamente come il campionato dei circoli di tennis dove non giocano certo la Schiavone o la Pennetta.
Ma sorgono alla mente altre domande: se il male individuato sono le malandrine alphabet organizations come accade che siano riconosciute 4 per statuto, ad averne ammessa un'altra in prova, a questionare con un'altra ancora? Come è possibile che, invece di autorizzare incontro per incontro a seconda della sua validità, si accettino i titolini del Mediterraneo e, perché no, fra un po', del Trasimeno? Forse varrebbe la pena di notare che nel mondo la guerra le sigle la stanno già perdendo perché ora sono loro a rincorrere i match che vogliono HBO e la ESPN appicicandogli una etichetta e non le grandi televisioni che corrono dietro a loro.
E se le WSB sono il rimedio definitivo che ne sarà del nostro professionismo proprio ora che con la benvenuta nascita della LegaPro sta cercando altre strade per modernizzarsi?
Se poi le WSB dovessero essere un'eccezionale successo di pubblico in Italia saremmo i primi a ricrederci. Pubblico pagante però...
Che il pugilato professionistico sia da tempo in mano a gruppi chiamati in America "alphabet organizations" è verissimo (anche se poi vedremo che le cose cambiano...), così come è vero che sulla strada della tutela economica e sportiva dei pugili si devono fare grossi passi avanti. Che sia compito divino dell' AIBA rimettere le cose a posto è invece molto dubbio.
Il professionismo è infestato da sempre da agenti esterni che lo mortificano, un tempo le organizzazioni criminali tradizionali, ai tempi nostri queste organizzazioni che assegnano titoli e titolini. La soluzione proposta dall'AIBA, col pericolo di configurarsi a sua volta come un ennesimo ente, è quella di uno sport completamente diverso come se la FIFA per evitare le reti non viste o i rigori fasulli visti in Sudafrica decidesse di giocare a calcetto per risolvere il problema o come se nel tennis, sport individuale come la boxe (tanto è vero che il doppio è un cimitero degli elefanti) si giocasse solo la Coppa Davis, che infatti i campioni giocano, e nemmeno sempre, solo se gli altri,i mediocri, vanno in finale.
E se pensiamo che i pugili partcipanti alle WSB potranno competere alle Olimpiadi fianco a fianco, e soprattutto di fronte, a pugili che sono veri dilettanti ci sembra difficile si possa poi parlare di lealtà sportiva e di sicurezza.
Non dimentichiamo inoltre che lo scorso anno ai Mondiali di Milano quando il Presidente dell'AIBA Wu presentò la novità era presente il Presidente della federazione francese Furgoni, federazione che però ora lancia la nuova licenza NeoPro che abbiamo presentato in un articolo apposito.
Parliamoci chiaro. Agli appassionati di pugilato, in Italia e nel mondo, il dilettantismo interessa solo come serbatoio del professionismo, giusto o sbagliato che sia. Come potranno interessarsi alle WSB quando la grande boxe è da tutt'altra parte? I sostenitori di questa ibrida novità hanno presente quanti appassionati si siano affettatti a sottoscrivere, per esempio, un abbonamento con una televisione come Dahlia che permette di vedere i grandi incontri dall'America o dall'Europa, o si arrangino con la tecnologia in modo più o meno lecito per vedere gli incontri? Si ricordano il vuoto desolante di quasi tutte le giornate dei Campionati del mondo di Milano? L'utilizzo delle macchinette potrà essere perfezionato al massimo ma gli appassionati non vogliono il pugilato delle macchinette!
Se la malattia individuata è quella giusta, e su questo non ci piove, la medicina rischia di essere quella che da noi porta il malato alla fossa, tra l'altro con un sistema che interessa solo pochi pugili e una formula per niente accattivante. Esattamente come il campionato dei circoli di tennis dove non giocano certo la Schiavone o la Pennetta.
Ma sorgono alla mente altre domande: se il male individuato sono le malandrine alphabet organizations come accade che siano riconosciute 4 per statuto, ad averne ammessa un'altra in prova, a questionare con un'altra ancora? Come è possibile che, invece di autorizzare incontro per incontro a seconda della sua validità, si accettino i titolini del Mediterraneo e, perché no, fra un po', del Trasimeno? Forse varrebbe la pena di notare che nel mondo la guerra le sigle la stanno già perdendo perché ora sono loro a rincorrere i match che vogliono HBO e la ESPN appicicandogli una etichetta e non le grandi televisioni che corrono dietro a loro.
E se le WSB sono il rimedio definitivo che ne sarà del nostro professionismo proprio ora che con la benvenuta nascita della LegaPro sta cercando altre strade per modernizzarsi?
Se poi le WSB dovessero essere un'eccezionale successo di pubblico in Italia saremmo i primi a ricrederci. Pubblico pagante però...
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