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Boxe e Cinema: quarta ripresa

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La Boxe e il Cinema - Il doppio spettacolo
A cura di Alessandro Leone, sceneggiatore e critico cinematografico

Quarta ripresa. Verso Hollywood

Hollywood non poteva sfuggire alle suggestioni del ring. Il cinema americano costruiva già mitologie negli anni ’10, quando gli studi californiani ancora non esistevano, creava eroi di celluloide e rendeva divini gli attori. L’industria cinematografica hollywoodiana ha amplificato questi meccanismi.

Il pugilato pure i suoi miti li aveva incoronati, e nuovi ne nascevano. Abbiamo già detto quanto “cinegenica” risultasse la boxe sin da quando i primi apparecchi di ripresa iniziarono a girare. La sua diffusione attraverso le registrazioni di incontri importanti, oltre ad affiancare i lanci su carta stampata, in certa misura ne dava una rappresentazione cinematografica, seppur priva di elementi finzionali. Miti del cinema e miti del pugilato si sarebbero incontrati inevitabilmente a Hollywood, percorrendo una strada prefigurata già all’inizio degli anni ’20, ancora prima di Hitchcock (e ancora prima che i grandi comici si appropriassero della tragicità propria del ring per farne commedia): nel 1920 John G. Adolfi firma The Wonder Man, dove il francese Georges Carpentier, detto pugile “orchidea” per la sua eleganza, interpreta il ruolo di un pugile (non sarà il suo unico film). L’anno dopo, il match che lo vedrà giocarsi il mondiale dei massimi contro Jack Dempsey, diviene un documentario dal titolo The Battle of Century (l’autore è tutt’oggi sconosciuto), che nella versione di circa 35’ segue la preparazione dei due campioni, la costruzione della Thirty Acres Arena di Jersey City, fino allo scontro per il titolo. Il film (visibile sul sito www.europafilmtreasures.it) documenta da una parte l’attesa per l’evento e il mondo che gira attorno ai pugili, dall’altra i corpi dei pugili stessi tra verità degli allenamenti e messa in scena, a favorire il voyeurismo dell’occhio/obiettivo della macchina da presa. In seguito la registrazione delle quattro drammatiche riprese: un montaggio, nel rispetto del tempo reale, che alterna totali del ring, inquadrature a figura intera e campi lunghi, con l’impressionante scorcio sullo stadio gremito, una folla che esulta passionale a ogni colpo. L’autore ha tagliato e montato le riprese delle macchine sistemate sulle pedane rialzate intorno al ring, alternando le inquadrature col fine di restituire la drammaticità degli scambi: la stazza di Dempsey sovrasta Carpentier (che ha 6 kg in meno) in tutto il primo round, scorre sangue sul suo volto. Poi nel secondo l’orgoglio permette al pugile orchidea di atterrare l’avversario, ma è il canto del cigno, perché nel terzo e all’inizio del quarto Dempsey scarica una serie di colpi che mandano al tappeto Carpentier. Come una bestia ferita ma indomita il pugile si rialza di scatto e a testa bassa, disperato, si lancia contro Dempsey, che gli sferra l’ultimo definitivo gancio. Il campione è acclamato dalla folla ma trova il tempo di aiutare l’avversario a rialzarsi (lealtà e rispetto verso l’uomo/verso il pugile). Un finale cinematografico che pare costruito ad arte, quasi fosse una trovata spettacolare, come sarà ad esempio nel cinema di Scorsese o di Avildsen.

Sono ingredienti che rendono fatale e inevitabile l’incontro tra settima arte e arte pugilistica: la macchina produttiva di Hollywood – industria che sforna in serie sogni in celluloide – “sintetizza” nel cinema lo spettacolo della boxe, intuendo che dietro ogni gancio si nasconde una storia: non solo così l’esibizione del match, quasi sempre sostanza di scene madri, ma spaccati di mondi controversi: il pugile si fa uomo perché deve combattere prima fuori dal ring e poi tra le corde, ma difficilmente riesce a impermeabilizzare la sua vita sportiva e professionale. Le biografie di campioni, di quasi campioni, di journeyman, di giovani promesse non mantenute, di vincenti baciati dal fato o di perdenti abbandonati da dio, parlano chiaro, anzi raccontano chiaro: in due parole il pugile è viva “materia drammaturgica”.  

© Alessandro Leone




 

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