
Nel mondiale massimi Wbc l’ucraino domina l'anglo-africano, bravo solo nell’arte della provocazione...
Derek Chisora è una maschera di Carnevale. Ti strappa un mezzo sorriso quando tira uno schiaffo a Vitali Klitschko alla fine delle operazioni di peso (anche perché pensi faccia parte di una sceneggiatura scritta in precedenza), va molto meno bene quando sputa l’acqua sulla faccia di Wladimir (fratello del campione Wbc) pochi istanti prima che cominci l’incontro, diventa ridicolo e antipatico quando prova a mettere su una rissa a fine match. Sul ring però non si vince facendo il buffone, devi sapere combattere. Purtroppo per lui, la boxe a questi livelli è un palcoscenico che non può calcare.
Vitali Klitschko ha vinto il campionato del mondo dei pesi massimi (otto punti di vantaggio per tutti e tre i giudici). Ha dominato la sfida, ha messo a segno i colpi più puliti, ha combattuto come un pugile deve fare. In linea, facendo lavorare il jab sinistro, piazzando il destro sul faccione dell’inglese trasformatosi nell'occasione in un punching ball d'allenamento. Ha vinto nettamente, ma ha mostrato alcuni limiti. Anche contro un avversario di medio/basso cabotaggio come Chisora.
A 40 anni la tenuta fisica non è più quella dei tempi migliori. L’inglese dello Zimbabwe non lo ha mai messo in difficoltà, ma lo ha costretto a pedalare, a muovere sempre le mani, a respingere un (approssimativo) tentativo di pressione. Lo sfidante avanzava a testa bassa, braccia flesse, pugni all’altezza del mento. Sempre così, per dodici round. Il campione ha dovuto respingerlo, colpirlo, schivare i suoi approcci (anche se goffi e lenti) di attacco. Tutto questo ha richiesto un dispendio di energie che ha costretto Klitschko a fare ricorso alla riserva. E’ stato per questo, penso, che l’ucraino ha finito in leggero affanno. Contro Chisora è un lusso che si è potuto permettere, con rivali più seri non avrebbe questa possibilità.
Per creare davvero dei problemi, il giovanotto dello Zimbabwe avrebbe dovuto essere più veloce di braccia, sapere lavorare meglio sul tronco in fase di attacco, essere in grado di accorciare la distanza, avere una potenza che non gli appartiene. Invece si è fatto notare solo per uno schiaffo alla traditora, uno sputo da coatto e una scenata finale da patetico bullo di periferia.
Pensavo fosse stato tutto scritto nel copione. Invece mi sa che era tutto vero. Dereck Chisora non meritava questa occasione mondiale. Non la meritava per il record, per il valore, ma anche per la maleducazione (mi sono permesso un eufemismo per non scendere al livello del signor Dereck Chisora).
E’ stato un campionato del mondo che ha segnato un campanello d’allarme per Vitali Klitscho. E ha confermato che l’idea, manifestata dall’ucraino, di chiudere quest’anno con la boxe agonistica, è una buona idea. Meglio finire senza correre il pericolo di rovinare quanto di buono ha fatto in questi anni. Non è mai stato un campione che ha entusiasmato la platea, ma è sicuramente stato un pugile di ottimo valore. Degno del titolo mondiale che gli appartiene da otto anni.
Una parola infine sul più bravo tra i protagonisti sul ring. Guido Cavalleri, l’arbitro italiano. Sempre vicino ai pugili, puntuale negli interventi, attento che non si commettessero scorrettezze. Lui sì, totalmente degno di un campionato del mondo.
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