Bordo Ring

 

Stephen Smith in action with Jason Sosa

 

Ottimo match tra i due superpiuma


di Matteo Biancareddu

L’incontro migliore tra quelli disputati ieri sera alla Salle des Etoiles di Montecarlo è stato la sfida tra i superpiuma Jason Sosa (20-1-4, 15 KO-Foto Reuters), statunitense d’origine portoricana, e Stephen Smith (24-3-0, 14 KO), inglese di Liverpool, per il titolo WBA detenuto dal primo. I due contendenti hanno regalato al pubblico una battaglia memorabile, resa ancor più emozionante dalla calorosa partecipazione con cui i tifosi al seguito di Smith, numerosi come sempre, l’hanno vissuta. Ogni colpo dell’inglese strappava ai suoi sostenitori un boato di liberatoria approvazione, nella speranza che potesse servire a cambiare il corso del match. Ma, in realtà, la vittoria di Sosa non è mai stata in serio pericolo, malgrado l’intensità del confronto. L’americano è risultato semplicemente più forte: più solido nel fisico e più consistente nei colpi. Smith ha confermato ieri sera di essere un ottimo elemento, degno di simili palcoscenici; ma forse non è al livello dei migliori in una categoria, quella dei superpiuma, che oggi pullula di autentici squali.

L’avvio dell’incontro è stato interamente favorevole a Sosa, il cui pugilato poco ortodosso ha riservato all’avversario parecchi problemi di lettura. Lo statunitense è un pugile iperaggressivo e talora scomposto, ma tutt’altro che sprovveduto sul piano tecnico: sa variare l’asse e l’angolazione degli attacchi, fa ampio uso delle finte e porta i colpi in avanzamento dalla media, guadagnando così la corta distanza per lavorare al corpo. Di questa boxe, Smith ha capito ben poco: ha cercato inizialmente di arginarla con una condotta ordinata, usando il jab e gli spostamenti, ma invano; allora è sceso sul terreno dello scontro frontale, quello in cui l’avversario eccelle, dimostrando sì un coraggio da autentico inglese, ma senza ottenere i risultati che un simile atteggiamento non poteva garantirgli. Già nel secondo round, Smith era giù sugli effetti di un gancio sinistro: l’inglese usciva indenne dalla successiva tempesta e si conservava fino al gong. Dopo tre round a favore di Sosa, Smith si aggiudicava il quarto grazie a un destro d’incontro che sorprendeva l’avversario, frastornandolo al punto di suggerirgli una maggiore cautela in attesa del pieno recupero. Ma era giusto un episodio, non un punto di svolta: dalla ripresa seguente, Sosa tornava padrone delle operazioni, mentre il taglio di lato al sopracciglio destro dell’inglese, apertosi nel terzo round, diventava preoccupante. Il sangue ne usciva copioso, tanto da rendere probabile la prematura interruzione del match, poi scongiurata dai “rattoppi” operati all’angolo.

A quel punto, Smith aveva abbandonato definitivamente la boxe di rimessa prevista dal suo piano iniziale. Sosa si poteva battere solo in quel modo, e l’ottimo Joe Gallagher, trainer dell’inglese, certamente lo sapeva; ma era evidente che Smith non capiva lo stile dell’americano, né tantomeno riusciva a contrastarlo: la scelta di accettare la battaglia era, più che una scelta, un dovere cui il pugile di Liverpool non si sottraeva. I suoi successi, dalla sesta tornata in avanti, erano molto parziali, concentrati soprattutto nel nono round. Per il resto, Sosa è sempre risultato superiore. L’inglese ha evitato il KO anche grazie alla malizia con cui ha fatto uso delle tenute, che spesso gli hanno permesso di spezzare l’azione a corta distanza e di riprendere fiato. Anche andando ai punti, però, il match non aveva alcun margine d’incertezza: i tre giudici premiavano unanimemente Sosa, che conserva quindi il titolo WBA dei superpiuma. Smith, invece, potrebbe fare in futuro un terzo tentativo iridato, dopo quelli sfumati per mano di José Pedraza e di Sosa stesso: ne avrebbe la possibilità per la potenza del suo promoter, il giovane Eddie Hearn, e per lo spettacolo gradevole cui ieri ha contribuito. Tuttavia, resta il concreto e fondato sospetto che Smith, a prescindere da chi possa affrontare, non valga i quartieri nobili della categoria.I punteggi per il campione 117 a 110 - 116 a 112 - 116 a 111