Bordo Ring

 Risultati immagini per andre ward  vs  Sergey Kovalev poster

Il vincitore potrebbe essere eletto miglior pugile al mondo

 


 di Matteo Biancareddu

Non capita spesso, nella boxe dei giorni nostri, che due pugili considerati tra i migliori al mondo, imbattuti e militanti nella stessa categoria non solo non si evitino a vicenda, ma facciano di tutto per affrontarsi al momento giusto, quando sono entrambi al meglio delle rispettive condizioni. I mediomassimi Andre Ward (30-0-0, 15 KO) e Sergey Kovalev (30-0-1, 26 KO) sono la proverbiale eccezione alla regola: si scontreranno sabato sera a Las Vegas per i titoli IBF, WBA e WBO, tutti in possesso del russo, e soprattutto per la gioia degli appassionati di tutto il mondo, che parlano di questa sfida da oltre un anno. In qualità di amanti di questo sport, dovremmo essere grati ai due pugili per essersi pubblicamente esposti a favore di questo match, in barba alle logiche commerciali e mediatiche ormai imperanti. Siamo grati a Kovalev e Ward per averci risparmiato anni di stucchevoli preamboli, come invece hanno fatto Mayweather e Pacquiao, oggi imitati da Alvarez e Golovkin. Il caso del match tra Kovalev e Ward è significativo perché dimostra che, quando due pugili (con i rispettivi management) vogliono fortemente un incontro, un modo per combinarlo si trova, a dispetto delle eventuali difficoltà economiche.

UN MATCH EPOCALE Entrambi imbattuti, Kovalev e Ward sono tra i pugili più dominanti nel panorama attuale. Anche per questo, oltre che per il valore eccezionale del match di sabato, il vincitore sarà salutato da molti come il miglior pugile al mondo “pound for pound”. Noi conserviamo dei dubbi sull’opportunità di tale incoronazione, perché è vero che chiunque vinca tra Kovalev e Ward meriterebbe appieno la qualifica di migliore al mondo, ma è altrettanto vero che l’attuale capolista di tutte le classifiche “pound for pound”, il nicaraguense Roman Gonzalez, non meriterebbe alcun declassamento, specie dopo essersi laureato campione in quattro categorie. In ogni caso, il confronto tra Kovalev e Ward è a tutti gli effetti una sfida epocale, una delle pochissime cui ci sia dato di assistere al giorno d’oggi. Il vincitore vedrà rafforzata la propria “legacy” al punto di poter essere paragonato, se non ai migliori mediomassimi di sempre, almeno a quelli dell’era post-Moore, vale a dire dagli anni Sessanta in poi. Se dovesse vincere Ward, saremmo certamente di fronte a uno dei migliori pugili non solo degli anni Duemila, ma degli ultimi venticinque anni almeno, e non sarebbe fuori luogo parlarne come del miglior supermedio di sempre. Il match di sabato è un evento epocale perché, comunque si sviluppi e si concluda, farà la storia della boxe contemporanea.

IL PICCHIATORE VENUTO DAL FREDDO Sergey Kovalev è uno dei pugili più pericolosi e temuti non solo nella categoria dei mediomassimi, ma in tutto lo scenario della boxe mondiale. Il russo è un ragazzone dal temperamento spigliato e dal sorriso accattivante, ma la sua simpatia adombra un che di inquietante. Come quando confessò, candidamente e con una risata divertita, di aver fatto durare Jean Pascal fino al settimo round solo per punirlo ulteriormente. Una frase dissonante in un pugile che, cinque anni prima, era stato suo malgrado responsabile della morte di un avversario, il suo connazionale Roman Simakov. Molti pugili, dopo aver causato la morte di un collega, hanno accusato traumi psicologici tali da impedire loro di continuare a combattere con lo stesso furore di prima; Kovalev, invece, non sembra avere problemi di questo genere. Il russo è un picchiatore letale e scientifico, capace di sganciare bombe mortifere con entrambe le mani. Non è affatto uno “scazzottatore”: anzi, boxa in linea con la dovuta compostezza, badando all’uscita dai colpi ed evitando rischi inutili. Le sue serie di colpi dritti a due mani, specialmente l’uno-due-uno con un jab di chiusura paragonabile al diretto destro di altri mediomassimi d’élite, sono le azioni più efficaci del suo repertorio, che include comunque anche ganci, montanti e colpi al corpo. D’altra parte, Kovalev non può essere definito veloce, sebbene la sua azione sia sciolta e fluida, né si può dire che abbia un gran ritmo: i suoi tempi sono cadenzati e compassati, tipici del picchiatore scientifico (alla Monzon, per intenderci) piuttosto che del picchiatore selvaggio.

ward kovalev PP

IL PREDESTINATO Andre Ward è tutt’altro genere di pugile. Il californiano è un tecnico difensivo di altissimo livello, uno di quelli che sembrano smaterializzarsi davanti ai colpi degli avversari. Una sola volta l’abbiamo visto scosso e al tappeto: accadde la bellezza di undici anni fa per mano di Darnell Boone, uno che comunque ha messo KO Adonis Stevenson. Da allora, più nessuno ha fatto male a Ward; anzi, si può dire che nessuno sia più riuscito a colpirlo chiaramente. Ci hanno provato i migliori supermedi degli ultimi dieci anni, da Mikkel Kessler a Carl Froch: chi ha fatto meglio è riuscito a stento a sfiorarlo. Con la vittoria su Froch, nel 2011, Ward vinceva il torneo “Supersix”, riservato ai migliori supermedi al mondo, e si consacrava erede di Joe Calzaghe. Poi, affrontava al limite dei supermedi lo statunitense Chad Dawson, allora campione lineare dei mediomassimi, e gli infliggeva la seconda sconfitta in carriera, la prima per KO. Quindi, finiva risucchiato in un lungo periodo di scarsa attività, causato in parte da una diatriba legale con il promoter Dan Goossen e per il resto da vari intoppi fisici. Oggi persiste qualche dubbio sulla ritrovata forma fisica di Ward e, soprattutto, sulla sua competitività nei mediomassimi, una categoria che richiede pugno e mascella superiori a quelli necessari per eccellere nei supermedi. Ci si chiede se Ward sia capace di far male a Kovalev e di reggere i suoi colpi, ma noi suggeriamo la domanda inversa: riuscirà Kovalev a colpire Ward?

LA CHIAVE TATTICA Riteniamo che la chiave per capire questo match sia data dal confronto tra Kovalev e Bernard Hopkins, vinto ai punti dal russo due anni fa. In quell’occasione, Kovalev fece a meno di alzare il ritmo per mettere pressione a Hopkins, preferendo boxarlo da fuori con l’uno-due. Non ottenne il KO, ma vinse tutti i round esercitando un dominio schiacciante. Hopkins stesso gli fece i complimenti, dicendosi stupito per la sua intelligenza tattica. Il veterano di Filadelfia contava di tessere per Kovalev la stessa tela con cui aveva irretito Kelly Pavlik, che l’aveva rincorso invano per il ring fino ad andare fuori giri; ma il russo non abboccò, imponendo il ritmo e il tema tattico che preferiva. Noi riteniamo che proverà a farlo anche con Ward, ma resta da vedere se i risultati saranno gli stessi. E’ comunque lecito dubitarne, non solo perché Ward, diversamente da Hopkins, è ancora nel pieno dell’efficienza fisica, ma anche perché Ward è superiore persino alla migliore versione di Hopkins, almeno dal punto di vista tattico. Il californiano è un pugile multidimensionale, capace di adattarsi a qualunque avversario e situazione; Hopkins, invece, è sempre stato, da giovane come da vecchio, un domatore di leoni capace di ammansire le belve più feroci, ma ha sempre sofferto chi lo sapesse boxare con la dovuta padronanza: le sue sconfitte con Jones, Taylor (due volte), Calzaghe, Dawson e Kovalev dicono questo. Perciò, non è affatto detto che la strategia usata con Hopkins pagherebbe al russo gli stessi dividendi con Ward. Anzi, c’è ragione di dubitarne. D’altra parte, Kovalev non ha alternative a quella condotta: se dovesse combattere da picchiatore classico, rischierebbe di fare il gioco del rivale. La maggioranza degli addetti ai lavori vede favorito Kovalev: Freddie Roach, per esempio, ritiene che Ward non potrà evitare né tantomeno incassare i colpi del russo. Noi, invece, pensiamo che il californiano porterà Kovalev nell’acqua alta, dove non è mai stato. Dovendo scegliere il favorito nel match dell’anno, optiamo per Ward.

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