Bordo Ring

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Va al tappeto nel secondo round, poi vince ai punti

 

 

Di Matteo  Biancareddu

 

 

Il match tra i mediomassimi Andre Ward (31-0-0, 15 KO) e Sergey Kovalev (30-1-1, 26 KO), disputato questa notte a Las Vegas e valevole per i titoli IBF, WBA e WBO detenuti dal russo, ha avuto un verdetto di quelli destinati a far discutere anche a distanza di anni. I tre giudici, tutti connazionali di Ward, hanno eletto vincitore il pugile californiano con punteggi unanimi e identici: 114-113. Anche il commentatore di HBO, il pugile Paulie Malignaggi, ha dato la vittoria a Ward, e lo stesso ha fatto il sito Boxingscene.com, uno dei più autorevoli. Eppure, l’ampia maggioranza del pubblico presente all’incontro ha sonoramente contestato il verdetto, esprimendo un punto di vista che riteniamo affratelli molti di quanti abbiano visto la sfida in TV o via web. Il match è stato tattico, ostico e spigoloso, giocato così da Ward dopo lo spavento iniziale. Nel secondo round, infatti, Kovalev ha inflitto al rivale il secondo atterramento della sua carriera, facendogli saggiare una potenza che forse Ward stesso non si aspettava così proibitiva. Da quel momento, il californiano ha assunto una condotta timida e contratta, evidentemente dettata dalla consapevolezza di non potersi concedere il minimo errore. Si è sciolto solo a partire dal sesto round, quando l’urgenza di dare una svolta all’incontro gli ha imposto un atteggiamento più volitivo, ma è difficile argomentare che Ward abbia fatto abbastanza per vincere il match, seppur di un’inezia. L’impressione generale è che Kovalev abbia controllato la sfida per la sua intera durata, persino nei singoli round che possa aver perso, mentre Ward è stato in trincea per lunghi tratti e ha semplicemente cercato di sfangarla con i trucchi del mestiere. Alla fine ci è riuscito, ma l’esito di questo incontro reclama già ora una pronta rivincita.

Kovalev mette giù Ward

Il round iniziale è stato interlocutorio, anche se ha messo in evidenza il divario fisico tra Kovalev, mediomassimo naturale, e Ward, ex supermedio. Stando ai dati ufficiali, i due pugili sono alti allo stesso modo (183 centimetri), ma ciò non significa che abbiano la stessa struttura fisica: quella di Kovalev è decisamente più robusta di quella di Ward. Il californiano ha subito cercato di addormentare il match, ma un jab d’acchito del rivale, sul finire della frazione, ha fatto capire a lui come a noi che la potenza del russo non era gestibile. La conferma è puntualmente pervenuta nel secondo round, quando Ward ha cercato di doppiare con il destro un jab andato a vuoto, ma si è fatto incrociare da un destro d’incontro di Kovalev che l’ha spedito al tappeto.

Sergey Kovalev knocks down Andre Ward during their light heavyweight boxing match

Sergey Kovalev mette al tappeto Ward

Malgrado il sorriso sfoggiato una volta tornato in piedi, Ward aveva accusato il colpo e ha dovuto dare fondo al suo repertorio di trucchi difensivi per svicolare dal successivo assalto del russo. A quel punto, però, la situazione del pugile californiano sembrava difficile da riparare, non tanto per lo svantaggio presumibilmente già accumulato sui cartellini, quanto per gli effetti che i pugni di Kovalev stavano avendo su di lui. Quell’atterramento ha messo il russo ancor più a suo agio, permettendogli di boxare con padronanza e scioltezza, mentre ha insinuato nella mente di Ward il germe del dubbio e dell’insicurezza. Fino al sesto round, il californiano è stato la pallida imitazione del pugile ammirato in tante occasioni precedenti: l’autorevolezza e la personalità con cui era abituato a schiacciare gli avversari sembravano essersi infrante sul muro opposto dal russo, i cui pugni pesavano come macigni.

Anche sul piano tecnico, Kovalev si faceva preferire tanto per le soluzioni offensive quanto per le azioni difensive. Il suo jab si confermava a tutti gli effetti un “power punch”, un colpo di efficacia ben superiore a quella del diretto destro di Ward. Il russo lo usava sia come colpo d’approccio sia per doppiare il diretto destro dopo uno spostamento a sinistra, utile per cambiare l’angolazione e trovare una fessura nella guardia altrui. In difesa, invece, Kovalev si sottraeva agli attacchi isolati di Ward con repentini spostamenti all’indietro, cui facevano seguito tentativi di rientro con il diretto destro o con il gancio sinistro. Non è esagerato dire che la prima metà dell’incontro è stata dominata dal russo, anche se a Ward non sono mancati del tutto i momenti favorevoli, specie quando è riuscito a piazzare il velocissimo jab.

Lo sfidante ha iniziato a carburare a partire dal sesto round, dopo aver superato lo scotto dell’atterramento iniziale. Ma la rimonta di Ward non si è mai tradotta in un predominio effettivo. Il californiano ha semplicemente trovato un modo per evitare i colpi di Kovalev, almeno in buona parte, e per mettere i propri, sfruttando soprattutto le fasi a corta distanza. In quelle situazioni, Ward sopperiva con la scaltrezza al divario fisico, lavorando alacremente al corpo e colpendo in uscita dai clinch ogni volta che fosse possibile. I colpi più puliti erano ancora di Kovalev, ma i giudici hanno evidentemente premiato lo sforzo profuso da Ward. Il momento migliore del californiano si snodava dall’ottavo al decimo round, quando finalmente si rivedevano bagliori della sua classe. Non si può dire, però, che Kovalev sia mai stato in difficoltà, foss’anche solo per un istante. Anzi, non è da escludere che il russo abbia allentato di proposito le redini nella convinzione – poi rivelatasi erronea – di essere in largo vantaggio. Kovalev tornava in sella negli ultimi due round, quando recuperava un certo smalto nel dentro-fuori. Alla fine del match, il suo volto era sorridente e disteso come quello di chi non ha il minimo dubbio circa il verdetto dei giudici. Invece, la mano sollevata al cielo era quella di Ward, che si lanciava in celebrazioni liberatorie mentre il campione decaduto, con malcelato disappunto, si rifugiava nell’angolo amico. Noi non abbiamo remore nell’affermare la convinzione che Kovalev avesse vinto con uno scarto significativo, e siamo ancor più decisi nel ritenere che, in ogni caso, il russo non meritasse in alcun modo la sconfitta, perché è sempre stato padrone della situazione. La vittoria di Ward resta buona per gli almanacchi, ma un fatto è certo: un match come questo non può non avere una rivincita.

Amaro il commento di Kovalev dopo il match

E 'una decisione sbagliata. Ma io non voglio dire di più .Tutti sono qui. I testimoni  ci sono  e hanno visto quello che è successo. Ward ha avuto la meglio forse in un paio di riprese ma non su tutta la lotta. Ho mantenuto sempre  il controllo. Sono un ospite qui negli Stati Uniti e lui è un locale, e tutti i giudici sono dagli Stati Uniti. Sono d'accordo che supportino  loro pugile, ma onestamente, questo  non è giusto. La politica deve rimanere fuori .